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Il boom del fracking sta finendo dopo aver reso gli Stati Uniti il primo produttore di petrolio della storia
Geof Wilson, 2013, Flickr, CC BY-NC-ND 2.0
Ambiente ed Energia 5 min di lettura

Il boom del fracking sta finendo dopo aver reso gli Stati Uniti il primo produttore di petrolio della storia

La produzione rallenta e l'automazione sostituisce gli operai dei pozzi. La crisi di Hormuz mostra l'eredità di vent'anni di trivellazioni: non l'indipendenza energetica, ma molta più sicurezza

Il fracking, la tecnica di estrazione che in vent'anni ha trasformato gli Stati Uniti nel più grande produttore di petrolio della storia, sta perdendo slancio: il petrolio facile da estrarre scarseggia, la produzione cresce a ritmi sempre più lenti e l'automazione sta sostituendo gli operai dei pozzi come in passato aveva fatto con i minatori del carbone. Secondo un'analisi pubblicata su Politico da Mike Soraghan, giornalista che segue il settore energetico da oltre un decennio, il boom ha reso il paese più ricco e più sicuro, ma ha distribuito benefici e danni in modo molto disuguale. La sua eredità principale non è l'indipendenza energetica promessa da molti, ma una sicurezza negli approvvigionamenti molto maggiore di prima.

Il termine corretto è "fratturazione idraulica" e non indica un nuovo tipo di trivellazione, ma una fase della costruzione di un pozzo: dopo la perforazione, un fluido carico di sostanze chimiche viene pompato sottoterra a pressioni così alte da fratturare la roccia, che libera petrolio o gas. La tecnica esiste da più di un secolo. Già nell'Ottocento le squadre facevano esplodere dinamite nei pozzi, la prima fratturazione commerciale risale al 1949 e nel 1969 il governo federale provò perfino a far esplodere una bomba nucleare sottoterra per aumentare la produzione (funzionò, ma il gas era troppo radioattivo per essere usato).

La svolta arrivò alla fine degli anni Novanta, quando il petroliere texano George Mitchell riuscì a sfruttare le formazioni di scisto, rocce profonde che l'industria aveva sempre considerato troppo costose in rapporto ai profitti, orientando le trivelle in orizzontale per moltiplicare i punti da fratturare. "Continuavano a dirmi che stavo perdendo tempo", disse a Politico nel 2010 Mitchell, morto nel 2013. "Be', ha funzionato". Le aziende produssero prima un eccesso di gas naturale e poi applicarono lo stesso metodo al petrolio, rendendo più economici la benzina, l'elettricità e quasi tutto ciò che è fatto di plastica.

La produzione americana di petrolio toccò il suo minimo sotto un presidente petroliere, il repubblicano George W. Bush, e iniziò la scalata sotto il democratico Barack Obama. Bush contribuì però a rimuovere un ostacolo normativo: la legge sull'energia del 2005 impedì all'EPA, l'agenzia federale per la protezione dell'ambiente, di regolamentare il fracking, con una norma nota come "Halliburton Loophole". La produzione di gas iniziò a salire nel 2006 e quella di petrolio pochi anni dopo. Gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore mondiale alla fine del primo mandato di Trump e hanno continuato a battere record sotto Joe Biden, fino a estrarre ogni giorno più petrolio dell'Arabia Saudita e più di qualsiasi paese nella storia.

A livello nazionale l'industria petrolifera è saldamente repubblicana e i suoi critici sono per lo più democratici, ma la politica energetica si decide negli Stati e la maggior parte dei governatori democratici ha promosso le trivellazioni. L'eccezione è Andrew Cuomo, che nel 2014 vietò il fracking nello Stato di New York con un ordine esecutivo. In Colorado John Hickenlooper, ex geologo, vinse un seggio al Senato dopo aver raccontato di aver bevuto un sorso di fluido da fracking a una riunione con gli amministratori delegati del settore. A livello federale l'idea di un divieto non ha mai avuto seguito: Obama incluse l'aumento della produzione di gas nelle sue politiche sul clima e nel 2024 Kamala Harris dovette difendersi in Pennsylvania dagli attacchi di Trump per le sue vecchie richieste di vietare la tecnica, una cosa che un presidente comunque non può fare.

Tra il 2003 e il 2017 sono morti sul lavoro 1.566 operai petroliferi, a un tasso sei volte superiore alla media nazionale secondo i Centers for Disease Control, l'agenzia federale per la salute pubblica. Le trivellazioni hanno inoltre provocato terremoti, rovinato terreni agricoli e contaminato l'acqua potabile di alcune abitazioni al punto da renderla infiammabile. Tre casi di inquinamento delle falde, in Texas, a Dimock in Pennsylvania e a Pavillion in Wyoming, tutti raccontati nel documentario Gasland candidato all'Oscar, definirono i fronti della battaglia ambientale. Nel caso texano l'EPA aprì nel 2010 una rara azione d'emergenza contro la società Range Resources, che aveva trivellato un pozzo a circa 600 metri da quello d'acqua di un'abitazione, ma la abbandonò due anni dopo senza spiegazioni.

"Il fracking è un esempio perfetto di qualcosa in cui ci sono beneficiari netti e perdenti netti. E purtroppo la società spesso non si prende cura dei perdenti", ha detto a Politico Christopher Knittel, economista del Massachusetts Institute of Technology. Uno studio che Knittel ha condotto con altri tre studiosi, pubblicato nel 2019, ha calcolato che in media i benefici superano i costi, con un guadagno di circa 2.500 dollari l'anno per famiglia. I proprietari di casa hanno però avuto una probabilità di trarne vantaggio da cinque a sette volte superiore rispetto agli affittuari: i nuovi posti di lavoro portati da un boom estrattivo aumentano gli stipendi di chi ha un mutuo a tasso fisso, ma fanno salire gli affitti dei pensionati a reddito fisso.

La guerra con l'Iran, che ha chiuso lo Stretto di Hormuz bloccando i flussi di petrolio dal Golfo Persico, ha mostrato quanto vale questa produzione interna. Alcuni paesi, come l'India e il Pakistan, hanno affrontato carenze di carburante; negli Stati Uniti i prezzi alla pompa sono saliti, ma non ci sono stati razionamenti né code chilometriche ai distributori. Secondo un recente rapporto della Federal Reserve, la banca centrale americana, uno shock petrolifero come quello di quest'anno avrebbe tagliato l'occupazione di quasi il 2% se fosse avvenuto negli anni Settanta, mentre oggi l'effetto "è essenzialmente nullo". Un altro studio della Fed stima che tra il 2010 e il 2015 il settore abbia aggiunto più dell'1% al prodotto interno lordo.

Il presidente vede nella crisi un'occasione commerciale. "Comprate petrolio dagli Stati Uniti d'America. Ne abbiamo in abbondanza", ha detto ad aprile, scrivendo poi su Truth Social, il suo social network, che "gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono guadagniamo molto". Allo stesso tempo ha minacciato i fornitori di benzina con un'indagine federale sui prezzi gonfiati.

Per Knittel la sostituzione del carbone con il gas nelle centrali elettriche, resa possibile dal fracking, è stata il principale motore del calo delle emissioni americane di gas serra, più del solare, dell'eolico e delle auto elettriche. Daniel Raimi, del centro studi Resources for the Future, ha ricordato però a Politico che il boom ha alimentato anche la petrolchimica e le esportazioni di gas naturale liquefatto e ha tenuto bassi i prezzi del petrolio, tutte cose che aumentano le emissioni: nel complesso, ha detto, il bilancio climatico "non è affatto chiaro".

Andy Walz, uno dei principali dirigenti della compagnia petrolifera Chevron, ha detto a Politico che d'ora in poi "tutti vorranno privilegiare la sicurezza energetica" e che questo potrebbe portare più rinnovabili, anche se nessun paese abbandonerà del tutto i combustibili fossili: piuttosto diversificherà le forniture per non dipendere da un solo fornitore. L'Agenzia internazionale dell'energia prevede paesi sempre meno disposti a dipendere dagli altri per qualsiasi cosa. Alcuni si stanno già muovendo: in Uruguay quasi il 99% dell'elettricità viene da fonti rinnovabili. Se il mondo accelererà sui veicoli elettrici mentre gli Stati Uniti resteranno ancorati ai combustibili fossili, l'industria americana rischia di ritrovarsi isolata. "Mi chiedo se non siamo come Cuba", ha detto Raimi: "avremo le nostre vecchie auto a benzina in giro per le strade mentre il resto del mondo sfreccia sulle elettriche".

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Lorenzo Ruffino
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Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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