La maggioranza degli americani dà al presidente la colpa del prezzo della benzina, tornato sopra i 4 dollari al gallone (circa 3,8 litri) dopo che i combattimenti con l'Iran sono ripresi nelle ultime settimane. Secondo un sondaggio condotto da Verasight per Strength In Numbers, la newsletter del sondaggista G. Elliott Morris, il 51% degli adulti indica Trump e la sua amministrazione come i principali responsabili del caro carburante, mentre il 12% incolpa le compagnie petrolifere e un altro 12% i produttori stranieri come l'OPEC. Anche tra gli elettori repubblicani la risposta più diffusa è che la responsabilità sia del presidente, un risultato sorprendente visto il livello di polarizzazione politica del paese.
Il rincaro pesa sui bilanci familiari: il 59% degli intervistati dice di aver dovuto tagliare o rinviare altre spese a causa della benzina più cara e il 74% riferisce che i prezzi nella propria zona sono più alti rispetto a sei mesi fa. Il 47% prevede che il costo del carburante avrà almeno "una certa" influenza sul proprio voto alle elezioni di metà mandato di novembre, quando si rinnovano la Camera e un terzo del Senato, mentre il 23% esclude qualsiasi effetto.
La risposta dell'amministrazione non è stata un cambio di politica in Medio Oriente ma la caccia agli speculatori: il 24 giugno il Dipartimento di Giustizia ha aperto un'indagine sulle compagnie petrolifere per possibili manipolazioni dei prezzi e il 3 luglio ha invitato i procuratori generali degli stati a fare lo stesso. I dati del sondaggio, raccolto dal 14 al 17 luglio su 1.514 adulti, indicano che la strategia non ha convinto gli elettori. Durante la campagna del 2024 Trump aveva sostenuto che con Biden la benzina era arrivata a "5, 6, 7 e perfino 8 dollari al gallone" e aveva chiesto per anni agli elettori di punire il presidente in carica per i rincari.
L'approvazione complessiva di Trump è al 38%, con il 59% che disapprova, un saldo di -21 punti in linea con il -23 di giugno. Altri sondaggi di luglio danno numeri simili: Washington Post/Ipsos lo misura al 37% di approvazione contro il 61%, CNBC al 40% contro il 59%. Sui prezzi e l'inflazione il saldo è -42, in lieve miglioramento dal -46 di giugno ma ancora il suo peggior tema, 13 punti sotto il secondo peggiore, la sanità (-29). Il presidente è in negativo su 11 dei 12 temi testati e va in pari solo sulla sicurezza del confine, con il 49% che approva e il 48% che disapprova.
Il 36% degli americani indica i prezzi e l'inflazione come il problema più importante del paese, una quota invariata rispetto a giugno e più che doppia rispetto ai temi successivi, elezioni e democrazia (14%) e lavoro (14%). Potendo indicare fino a tre problemi, il 58% include i prezzi, il 40% il lavoro e il 35% la sanità.
Gli elettori considerano i democratici più affidabili su 8 dei 12 temi: sanità (+20 punti), istruzione (+16), finanziamento del governo (+16), elezioni e democrazia (+10), prezzi (+7), lavoro, commercio e politica estera (+5 ciascuno). I repubblicani restano avanti su sicurezza del confine (+14), criminalità (+9), espulsioni (+3) e immigrazione (+1), temi però in fondo alle priorità degli elettori: la sicurezza del confine compare nell'11% delle risposte sui tre problemi principali e la criminalità nel 19%, contro il 58% dei prezzi. Sul problema che ciascun intervistato considera il più importante per sé, i democratici sono avanti 47 a 37, un vantaggio di circa dieci punti che dura da tre mesi.
Nelle intenzioni di voto per il Congresso i democratici sono avanti 50 a 43 tra gli elettori registrati, con il 7% di indecisi, lo stesso margine di giugno. Il partito è davanti in tutte le 14 rilevazioni condotte dal maggio 2025, con vantaggi tra 5 e 10 punti. Il 49% degli americani dice inoltre che le cose nel paese vanno male e che servono cambiamenti radicali al sistema politico, mentre solo l'8% dice che vanno bene.
Trump, che ha compiuto 80 anni a giugno, riceve un giudizio "scarso" sulla sua lucidità mentale come presidente dal 46% degli americani, vicino al 50% che dà retrospettivamente lo stesso giudizio a Joe Biden. Il 38% la giudica invece eccellente o buona, contro il 24% per Biden. Il divario tra i due si è quasi azzerato: nel luglio 2024 un sondaggio ABC News/Washington Post/Ipsos rilevava che il 44% degli americani riteneva Trump abbastanza lucido per fare il presidente, contro appena il 14% per Biden, una differenza di 30 punti.
Il sondaggio ha testato anche chi dovrebbe pagare il consumo di elettricità dell'intelligenza artificiale: per il 64% degli americani le nuove centrali e gli adeguamenti della rete necessari ai data center devono essere a carico delle aziende del settore, non dei contribuenti. Sul deficit pubblico, chiamati a scegliere la peggiore tra tre opzioni per sistemare i conti federali, il 36% indica l'aumento delle tasse e il 30% i tagli alla spesa: l'opzione meno sgradita è lasciar crescere il deficit.
