Chuck Schumer resterà alla guida dei democratici al Senato per altri due anni e nel partito quasi nessuno sembra più volerlo mettere in discussione. Dopo che i democratici hanno stravinto le midterm conquistando un'ampia maggioranza, il senatore di New York pensa già ad allargarla. "Continueremo a costruire", ha detto in un'intervista a Politico.
Il risultato elettorale ha spento ogni discussione seria su un cambio al vertice. Molti democratici ritengono che Schumer si sia ampiamente guadagnato altri due anni da leader della maggioranza, il senatore che guida il partito con più seggi, decide quali leggi portare in aula e organizza i lavori del Senato. La senatrice del Maryland Angela Alsobrooks ha detto a Politico: "Credetemi, se i risultati fossero andati diversamente, diremmo che sono stati il frutto di una leadership disastrosa. Quindi se vanno a nostro favore, penso che abbiamo il diritto di dire che sono il risultato di alcune cose che hanno funzionato".
Il gruppo che Schumer dovrà guidare è però molto più vario di prima, sia per orientamento politico sia per provenienza geografica. Il leader democratico ha cercato di ridimensionare le voci di tensione citando i suoi buoni rapporti con due nuovi senatori molto lontani tra loro. Il primo è Abdul El-Sayed, che ha vinto in Michigan da esponente dell'ala più a sinistra del partito ed è tra gli eletti che chiedono un nuovo leader. L'altro è Adam Hamilton, pastore metodista moderato eletto in Kansas. Secondo Schumer sono i media a voler raccontare la vicenda come uno scontro, "ma non è così. Parlo con tutti questi candidati. Parlo con Abdul continuamente. Parlo con Hamilton continuamente. Siamo sulla stessa linea".
Negli ultimi dieci anni i democratici eletti negli Stati a maggioranza repubblicana erano quasi scomparsi dal Senato, ma Schumer ha già esperienza nella gestione delle divisioni interne. Nel suo primo periodo da leader della maggioranza, durante la presidenza di Joe Biden, poteva contare su una maggioranza risicata di 50 seggi. In quegli anni due senatori spesso in dissenso con il resto del partito, Joe Manchin della West Virginia e Kyrsten Sinema dell'Arizona, mettevano regolarmente in difficoltà i colleghi.
Schumer considera i nuovi eletti degli Stati repubblicani diversi da quei predecessori, perché hanno fatto campagna sullo stesso programma dei senatori democratici degli Stati costieri più progressisti. "Quando si sono candidati, ognuno ha corso per conto suo", ha detto riferendosi a Manchin e Sinema. "Noi abbiamo, da un capo all'altro del Paese, lo stesso messaggio: costi, caos e corruzione".
Per l'agenda legislativa dei prossimi due anni Schumer ha indicato come base le numerose proposte presentate dai democratici negli ultimi due anni su casa, sanità ed energia. Anche vincendo tutte le corse ancora da assegnare, però, i democratici resteranno sotto la soglia dei 60 voti necessari per superare il filibuster, l'ostruzionismo che permette alla minoranza di bloccare la discussione di una legge. Per chiudere il dibattito e arrivare al voto serve infatti una maggioranza qualificata di 60 senatori su 100 (la regola vale per la maggior parte dei provvedimenti).
