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Ai Dem ora serve un'idea di paese, non solo l'opposizione a Trump
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Politica interna 6 min di lettura

Ai Dem ora serve un'idea di paese, non solo l'opposizione a Trump

La vittoria alle midterm è la più ampia da mezzo secolo, ma nel 1974 e nel 1976 fu seguita da anni di dominio repubblicano. Per Noah Smith ai democratici serve il nazionalismo liberale di Roosevelt.

La vittoria dei democratici alle midterm di martedì è stata l'ondata più ampia da mezzo secolo, superiore sia alla sconfitta di Barack Obama nel 2010 sia a quella di Donald Trump nel 2018. Per trovare risultati simili bisogna tornare al 1974 e al 1976: il primo è l'anno delle dimissioni di Richard Nixon per lo scandalo Watergate, il secondo quello dell'elezione di Jimmy Carter. Secondo Noah Smith, autore della newsletter Noahpinion, quel precedente dovrebbe preoccupare il partito: pochi anni dopo i repubblicani si ripresero, dominarono gli anni Ottanta e spostarono il paese a destra per decenni. Smith ricorda la frase attribuita a uno dei generali di Annibale dopo una grande vittoria: "Sai vincere, Annibale, ma non sai sfruttare la vittoria".

I democratici ora controllano il Congresso, ma il presidente può mettere il veto su quasi tutte le leggi che approveranno. Con questi poteri limitati, secondo Smith, il partito deve bloccare il più possibile le politiche dell'amministrazione, tenere l'attenzione su Trump anche ora che è un presidente a fine mandato e mostrare agli americani un'ideologia e un programma chiari pur senza poterli trasformare in legge. Il precedente favorevole è il 2006, quando i democratici vinsero le elezioni di metà mandato e due anni dopo portarono Obama alla Casa Bianca. Il sondaggista Nate Silver ha fatto notare che il 2006 è l'unico caso moderno di un'ondata simile contro un presidente al secondo mandato. Non sempre però va così: i repubblicani persero contro Obama nel 2012 dopo il trionfo del 2010. I democratici batterono Trump di poco nel 2020 dopo aver vinto le midterm del 2018.

L'ondata è stata vinta soprattutto dai democratici moderati. La Blue Dog Coalition, il gruppo dei democratici moderati e conservatori alla Camera, ha annunciato di aver aggiunto almeno 14 membri e ha quasi raddoppiato le sue dimensioni. Sono cresciuti anche altri gruppi centristi come i New Democrats e i Problem Solvers. In parte è un effetto meccanico: la sinistra del partito vince di solito strappando le primarie ai moderati nei distretti più progressisti, mentre i moderati vincono nei distretti in bilico, che in un'ondata ampia diventano molti di più. Smith vede però anche un'approvazione più generale del centrosinistra moderato. In diversi Stati i referendum hanno bocciato proposte di sinistra, mentre le restrizioni basate sul sesso biologico nelle scuole sono passate con margini ampi. A San Francisco i candidati dei Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista più grande del paese, hanno perso quasi ovunque. Molti dei vincitori più in vista hanno posizioni centriste su temi chiave: Abdul El-Sayed è arrivato al Senato con una linea dura sul confine, James Talarico è favorevole all'industria del petrolio e del gas in Texas.

Secondo Smith dietro questo risultato ci sono due tendenze. La prima è il lento declino dell'ondata culturale "woke" degli anni Dieci, che ha avuto il suo picco nel 2020-21: il 52 per cento degli elettori delle midterm pensa che il sostegno ai diritti delle persone transgender sia andato troppo oltre, contro il 26 per cento che pensa il contrario. La seconda è che gli elettori non hanno ancora abbracciato il movimento socialista, come mostrano i risultati deboli dei candidati sostenuti da Bernie Sanders e la bocciatura della tassa sui miliardari in California. Gli elettori indecisi sono tornati a esistere e sono disposti a punire gli estremisti di entrambi i partiti. Secondo gli exit poll della CNN, i giovani uomini bianchi hanno votato per i democratici con 17 punti di vantaggio, dopo averne dati 28 a Trump nel 2024. Il cambiamento si vede anche negli altri gruppi di elettori, dove i democratici sono cresciuti ovunque.

La moderazione però non è né un'ideologia né un programma di governo. Per Smith la maggior parte degli elettori democratici e degli indipendenti vicini al partito non pensa a come governare il paese, ma solo alla minaccia immediata: vogliono che Trump e il movimento MAGA se ne vadano. Silver chiama questo atteggiamento "Richardsonism", dal nome della popolare storica e blogger Heather Cox Richardson. Lo associa a un elettorato più anziano, molto istruito, in prevalenza femminile e molto attivo politicamente, lo stesso delle proteste No Kings. Smith considera giuste queste reazioni e pensa che le proteste abbiano contribuito al risultato di martedì, ma ritiene che qualcuno debba pensare anche a cosa succederà dopo Trump. Altrimenti i democratici rischiano di essere incapaci di governare quanto lui. La politica americana resterebbe una sequenza di reazioni alle reazioni.

Durante il primo mandato di Trump l'opposizione era animata dai movimenti identitari, uniti dalla lotta contro il razzismo strutturale e la misoginia. Hillary Clinton impostò la campagna del 2016 come una sfida tra antirazzismo e razzismo trumpiano, Kamala Harris fece qualcosa di simile nel 2020 e l'amministrazione di Joe Biden sostenne versioni delle cause identitarie che prima sarebbero state considerate estreme. L'opinione pubblica le giudicò tali e punì i democratici. La fine di quella stagione ha lasciato l'opposizione con la stessa rabbia, ma senza una visione del futuro.

Tre correnti cercano ora di riempire quel vuoto. Secondo Smith tutte hanno difetti che le escludono. La prima è la sinistra di El-Sayed, del sindaco di New York Zohran Mamdani e di Sanders: disciplinata e desiderosa di guidare il partito, ma più attenta a combattere l'establishment democratico invece di allargare la coalizione. Le sue proposte tendono a essere così estreme da ritorcersi contro: gli americani vogliono tassare di più i ricchi, ma in California gli elettori non solo hanno bocciato la tassa sui miliardari, hanno anche approvato una proposta concorrente che vieta tasse simili in futuro. Smith accusa poi la sinistra di allearsi con persone e cause sbagliate. Lo streamer Hasan Piker ha elogiato terroristi e sostenuto l'annessione della Crimea da parte di Vladimir Putin, mentre la deputata appena eletta Darializa Avila Chevalier ha fondato un gruppo che si diceva impegnato per "la totale eliminazione della civiltà occidentale". Infine, per Smith la sinistra resta essa stessa molto "woke", come dimostra il deputato Ro Khanna, che ha festeggiato il voto con un video intitolato "DEI is back!", cioè "le politiche per la diversità sono tornate".

La seconda corrente sono gli intellettuali progressisti vicini alla senatrice Elizabeth Warren, concentrati sugli attacchi ai miliardari della tecnologia. Durante l'amministrazione Biden hanno ottenuto posizioni di potere, ma il loro nuovo approccio all'antitrust ha prodotto poco e non ha portato a una riforma delle leggi sulla concorrenza. Anni di rabbia contro Mark Zuckerberg e le grandi aziende tecnologiche sono sembrati inutili quando l'intelligenza artificiale ha stravolto i loro modelli di business. Soprattutto, secondo Smith, hanno scelto il bersaglio sbagliato: gli americani non sono arrabbiati perché Zuckerberg e Jeff Bezos sono ricchi. Detestano Elon Musk, ma per il suo impegno a destra e non per i suoi miliardi.

La terza corrente è il movimento Abundance, che punta a rimuovere gli ostacoli burocratici alla costruzione di case e infrastrutture energetiche. È quella che Smith preferisce: le sue proposte, come la riforma bipartisan dei permessi edilizi in discussione al Congresso, sono più sensate e più realistiche di quelle delle altre due. Il problema è che è un movimento intellettuale e non politico, guidato da giornalisti come Ezra Klein e Derek Thompson, che cercano di convincere le élite più che di portare la gente in piazza. Molte delle sue idee verranno applicate, soprattutto su casa ed energia, perché convinceranno anche una parte della sinistra e dei repubblicani, ma non saranno in grado di incanalare anni di rabbia contro Trump.

Per Smith la risposta è il nazionalismo liberale di Franklin Delano Roosevelt, l'ideologia che servì ad affrontare la Grande Depressione, a vincere la Seconda guerra mondiale e a costruire la società del dopoguerra. Roosevelt mise fine all'assimilazione forzata dei nativi americani, creò programmi economici per gli afroamericani, promosse la comprensione tra le diverse fedi religiose e diffuse l'idea dell'America come nazione di immigrati. Allo stesso tempo credeva nell'unità nazionale: patriottismo, rispetto per le istituzioni e una cultura comune capace di andare oltre le origini di ciascuno. Secondo Smith politici moderati come Jon Ossoff, che ha vinto nettamente in Georgia, e Talarico possono usare questo patriottismo pluralista come fece Obama, mentre il movimento Abundance può usarlo per dare passione alle sue proposte. I democratici hanno un anno e mezzo per farlo e dovranno scontrarsi con la sinistra che considera l'America un impero malvagio, con chi vuole smantellare le grandi aziende tecnologiche e con gli attivisti identitari che vedono in una cultura nazionale comune una forma di oppressione razzista.

Nel frattempo, al Congresso, Smith suggerisce di fare più che ostacolare il presidente. La prima cosa è indagare sulla corruzione di Trump, della sua famiglia e dei suoi alleati: secondo gli exit poll nazionali il 90 per cento degli elettori ha considerato la corruzione un fattore decisivo o importante per il voto, più del costo della vita (89 per cento) e della guerra con l'Iran (74 per cento). I leader democratici hanno già promesso indagini sugli affari della famiglia Trump, sulla gestione del caso Epstein, sulle operazioni dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, sulla nuova sala da ballo della Casa Bianca e sugli affari in criptovalute con l'inviato speciale Steve Witkoff.

La seconda è usare i prossimi due anni per mettere a punto un programma economico sulle due grandi sfide del paese, il debito pubblico fuori controllo e l'intelligenza artificiale. Sul debito Smith sconsiglia di presentare bilanci con tagli e aumenti di tasse drastici, che Trump bloccherebbe con il veto e gli elettori non sono ancora pronti ad accettare. Meglio proporne solo alcune parti, come la fine degli sgravi fiscali di Trump per le imprese individuali e le società di persone, che oggi permettono ai lavoratori autonomi come lui di pagare meno tasse dei dipendenti. Sull'intelligenza artificiale, i cui effetti sull'economia sono ancora incerti, i democratici possono proporre misure per proteggere i lavoratori, come un welfare più flessibile, incentivi all'occupazione e fondi di ricchezza pubblici. Poi potranno inserire nel programma per il 2028 quelle che riscuoteranno più consenso.

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