Stephen Miller sarà il nuovo capo di gabinetto della Casa Bianca (in inglese chief of staff) e prenderà il posto di Susie Wiles. Lo ha annunciato il presidente Donald Trump con un post su Truth Social, il suo social network, venerdì pomeriggio poco prima delle 14 ora di Washington (le 20 in Italia). Il cambio sarà effettivo da lunedì 9 novembre. Wiles resterà nella squadra del presidente, ma passerà a occuparsi della sua macchina politica.
Trump ha scritto che Wiles ha fatto "un lavoro eccezionale" e ha aggiunto: "Voglio ringraziarla per il suo servizio come capo di gabinetto. Ha fatto un ottimo lavoro!". La decisione arriva tre giorni dopo la pesante sconfitta dei repubblicani alle midterm, le elezioni di metà mandato del 3 novembre, in cui i democratici hanno conquistato il controllo di entrambe le camere del Congresso. Il presidente si avvia così verso la fase finale del mandato, quella che gli americani chiamano da lame duck ("anatra zoppa") perché il presidente ha sempre meno forza politica. Dovrà affrontarla con un Congresso ostile che ha promesso di intensificare i controlli sull'amministrazione e sugli affari della sua famiglia.

Il capo di gabinetto è uno degli incarichi più influenti di tutta l'amministrazione americana. Dirige lo staff della Casa Bianca e coordina l'Executive Office of the President, la struttura che riunisce gli uffici e le agenzie che lavorano direttamente per il presidente. Organizza il tempo e l'agenda del presidente e per questo viene descritto come il "guardiano" dello Studio Ovale: decide chi può incontrarlo e quali dossier arrivano sulla sua scrivania. Ha accesso quotidiano al presidente, dirige l'elaborazione delle politiche dell'amministrazione, tratta con il Congresso sulle leggi da approvare e tiene i rapporti con i dipartimenti, cioè i ministeri, e con i parlamentari.
A differenza dei ministri, che negli Stati Uniti si chiamano segretari e devono essere confermati dal Senato, il capo di gabinetto è una nomina politica che non ha bisogno di alcun voto: il presidente lo sceglie e lo sostituisce quando vuole. La figura è nata durante la presidenza di Dwight Eisenhower come evoluzione del segretario privato del presidente, dopo che Franklin D. Roosevelt aveva riorganizzato lo staff della Casa Bianca creando proprio l'Executive Office of the President. Wiles, in carica dal 20 gennaio 2025, è stata la prima donna a ricoprire l'incarico: i 31 capi di gabinetto che l'hanno preceduta erano tutti uomini.
Wiles aveva esercitato quel potere in modo discreto, controllando il funzionamento della West Wing, l'ala ovest della Casa Bianca dove si trovano lo Studio Ovale e gli uffici dei principali collaboratori del presidente. Nei giorni successivi al voto era però diventata uno dei bersagli nella ricerca dei responsabili della sconfitta. Alcuni ex funzionari e sostenitori del movimento MAGA ne avevano chiesto le dimissioni. Venerdì mattina Calley Means, ex consigliere per la salute vicino al segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., che si era dimesso due settimane fa dopo uno scontro con la Casa Bianca, l'aveva accusata in un'intervista di due ore con il podcaster Joe Rogan di aver sacrificato le politiche sanitarie alla raccolta di fondi elettorali.
Secondo Means, Wiles avrebbe bloccato le norme per rendere più sana l'alimentazione dei bambini per non perdere i finanziamenti dell'industria dello zucchero. Il suo staff avrebbe chiesto di autorizzare più sigarette elettroniche aromatizzate, una priorità delle grandi aziende del tabacco che nel 2026 hanno donato almeno 20 milioni di dollari al Partito Repubblicano. Avrebbe anche ceduto alle pressioni dei produttori di kratom, sostanze vendute spesso nelle stazioni di servizio e soprannominate "eroina da benzinaio", allentando le restrizioni previste. Means ha detto che Wiles gli ripeteva spesso che "ci servono soldi per le midterm". Ha sostenuto anche che le aziende che assumevano la figlia di Wiles, Katie, lobbista della società Continental Strategy, ottenevano "una priorità alta" e ha chiesto al presidente di allontanare dalla Casa Bianca lei e i suoi collaboratori.
Prima di arrivare alla Casa Bianca, Wiles aveva costruito la sua carriera a Jacksonville, in Florida, come consulente politica e lobbista repubblicana. Ha guidato campagne decisive: quella di Rick Scott a governatore nel 2010, quella di Ron DeSantis nel 2018 e quelle di Trump in Florida nel 2016 e nel 2020. DeSantis la licenziò nel 2019 accusandola di aver fatto trapelare un documento interno sulla raccolta fondi, accusa che lei ha sempre respinto. Nel 2024 ha diretto la campagna presidenziale di Trump insieme allo stratega Chris LaCivita. A dicembre del 2025 aveva creato imbarazzo un'intervista a Vanity Fair in cui diceva che Trump ha "la personalità di un alcolista" e che il vicepresidente JD Vance è stato "un complottista per un decennio".
Miller oggi è vice capo di gabinetto con delega alle politiche e consigliere per la sicurezza interna, ed è uno dei collaboratori più vicini e potenti del presidente. È l'architetto della linea dura dell'amministrazione sull'immigrazione: le retate per le espulsioni di massa degli immigrati irregolari e la riduzione delle strade legali per entrare nel paese. Nel primo mandato di Trump era consigliere politico e autore di discorsi, tra cui quello di insediamento del 2017 in cui il presidente promise di porre fine alla "carneficina americana". Fu tra i principali promotori del divieto di ingresso per i cittadini di alcuni paesi a maggioranza musulmana e della separazione dei figli dai genitori migranti al confine con il Messico, che riguardò più di 5.000 bambini. Dopo la sconfitta di Trump nel 2020 ha fondato America First Legal, un'organizzazione che ha fatto causa alle aziende per i loro programmi di diversità e inclusione.
Il suo percorso politico era cominciato al liceo di Santa Monica, in California, dove si era fatto notare per le sue posizioni conservatrici in una scuola molto progressista. Da adolescente era stato ospite circa 70 volte del programma radiofonico conservatore di Larry Elder. All'università di Duke aveva ottenuto visibilità nazionale difendendo tre giocatori di lacrosse accusati ingiustamente di stupro. Ha poi lavorato come portavoce della deputata Michele Bachmann e nello staff del senatore Jeff Sessions, prima di entrare nella campagna di Trump nel 2016.
Nel secondo mandato il suo peso è cresciuto ancora. Nel maggio del 2025 Miller aveva annunciato a Fox News l'obiettivo di 3.000 arresti di immigrati irregolari al giorno, molto più di qualsiasi livello precedente. "Tutto quello che ho fatto l'ho fatto su indicazione del presidente e di Stephen", ha detto ad Axios la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem. Miller si è occupato anche di politica estera: ha supervisionato le operazioni militari nei Caraibi contro le imbarcazioni sospettate di traffico di droga, che hanno portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro a inizio gennaio, ed è intervenuto pubblicamente sulla Groenlandia sostenendo che il mondo è governato da "leggi ferree" di forza e potere. Quando l'anno scorso era circolato il suo nome come consigliere per la sicurezza nazionale, Trump aveva risposto che Stephen era "molto più in alto di così" nella gerarchia. "Stephen mette insieme tutte le parti del governo per far sì che ogni politica, estera e interna, venga attuata a velocità record", ha dichiarato alla BBC la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
Il suo ruolo è stato anche al centro delle polemiche. A gennaio, dopo che due agenti federali dell'immigrazione avevano ucciso Alex Pretti a Minneapolis, Miller aveva definito l'uomo un "terrorista interno" e un "assassino". I video avevano poi mostrato che Pretti non aveva minacciato gli agenti e Miller era stato costretto a una rara marcia indietro. Secondo un sondaggio Reuters-Ipsos di quelle settimane, l'approvazione per la politica migratoria del presidente era scesa al 39%, il livello più basso del secondo mandato. Il 58% degli americani riteneva che i metodi dell'ICE, l'agenzia federale per il controllo dell'immigrazione, fossero andati "troppo oltre". Lo stratega repubblicano Bryan Lanza, che ha lavorato alle campagne di Trump del 2016 e del 2024, aveva detto alla BBC che a novembre si sarebbe capito se Miller ne fosse responsabile, perché "alla fine gli elettori possono essere molto spietati".
Dopo il voto di martedì, il presidente ha scelto di affidare la Casa Bianca proprio a lui. Il senatore repubblicano Lindsey Graham lo aveva previsto a inizio anno: "Quando l'orologio segnerà la fine dell'era Trump, ci saranno poche persone che usciranno dalla porta con Donald Trump. Stephen Miller sarà in quel gruppo".
