Mike Johnson non si candiderà a leader della minoranza democratica, la carica che spetta al capo del partito di opposizione alla Camera dei Rappresentanti. Secondo il Wall Street Journal, lo Speaker, come viene chiamato negli Stati Uniti il presidente della Camera, ha comunicato la decisione ai suoi collaboratori in una telefonata questa mattina, all’indomani delle elezioni di metà mandato in cui i repubblicani hanno subito una pesante sconfitta e i democratici hanno riconquistato la maggioranza.
La sua rinuncia apre la corsa alla successione. Tra i possibili candidati ci sono Steve Scalise, deputato della Louisiana, attuale leader della maggioranza e numero due dei repubblicani alla Camera, e Jim Jordan, deputato dell’Ohio e presidente della commissione Giustizia. I repubblicani della Camera eleggeranno i nuovi vertici del gruppo martedì 10 novembre. Per le cariche contese si voterà a scrutinio segreto e per vincere servirà la maggioranza assoluta dei voti espressi. Le candidature andranno dichiarate entro questo venerdì. Se ci saranno più candidati, il voto sarà a scrutinio segreto e per vincere servirà la maggioranza dei voti espressi. Attualmente i deputati repubblicani aspettano di capire se Donald Trump si schiererà con uno dei candidati, ed il suo appoggio potrebbe risultare decisivo, riferisce Axios.
Il futuro di Johnson dopo tre anni da Speaker
In ottobre Johnson aveva dato indicazioni diverse sul suo futuro. A Fox News aveva ipotizzato che, in caso di sconfitta, potesse tornare nella sua città natale, Shreveport, in Louisiana, e aprire un’impresa di giardinaggio. Pochi giorni dopo, a CBS News, aveva spiegato che si trattava di una battuta. Aveva detto di voler restare alla guida del gruppo e di aspettarsi che i colleghi gli chiedessero di continuare anche se il partito avesse perso la maggioranza alle elezioni di metà mandato. Ma in privato, tra i deputati repubblicani c’era già chi dubitava che si sarebbe davvero candidato a guidare la minoranza in quel caso.
Johnson è stato appena rieletto nel suo collegio in Louisiana e resta ora da capire se resterà almeno deputato alla Camera o si dimetterà anche da questa carica. Nei mesi prima del voto aveva girato il Paese e raccolto milioni di dollari per la campagna repubblicana nel tentativo di salvare la maggioranza.
Johnson era ancora un deputato poco conosciuto quando fu eletto Speaker il 25 ottobre 2023, dopo tre settimane di scontri interni seguite alla destituzione di Kevin McCarthy. Nei tre anni alla presidenza dei repubblicani alla Camera ha dovuto fare i conti con una maggioranza ristretta di pochi seggi e con le ripetute ribellioni dell’ala più conservatrice, che in più occasioni hanno bloccato i lavori dell’aula. Si è comunque affermato come un abile raccoglitore di fondi e uno stretto alleato di Trump, che ha aiutato a far approvare alla Camera dei Rappresentanti alcuni dei principali provvedimenti della sua agenda legislativa nonostante le divisioni interne
