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Cosa cambia con il nuovo calendario delle primarie Dem del 2028
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Cosa cambia con il nuovo calendario delle primarie Dem del 2028

L'elettorato dei primi Stati non sarà molto più vario, il New Hampshire minaccia di votare comunque per primo e la nuova posizione della Virginia può favorire un candidato dell'establishment

La commissione per le regole del Democratic National Committee, l'organo che dirige il Partito Democratico americano, ha approvato venerdì 24 luglio la proposta di calendario per le primarie presidenziali del 2028. Il voto comincerà dalla South Carolina sabato 22 gennaio, come vuole la tradizione dello Stato.

Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia voteranno poi nei cinque martedì di febbraio. Gli altri Stati seguiranno tra il 7 marzo, il cosiddetto Super Tuesday in cui si concentra il maggior numero di primarie, e l'inizio di giugno.

La scelta dello Stato di apertura è stata la più discussa: 26 membri della commissione hanno votato per la South Carolina, 19 per il Nevada e 4 per il New Hampshire.

Nella South Carolina la maggioranza degli elettori delle primarie democratiche è nera. Il partito l'aveva già promossa al primo posto nel 2024 e ha voluto evitare di alienarsi gli elettori neri togliendole quel ruolo. Sulla decisione ha pesato anche la recente sentenza della Corte Suprema sui distretti elettorali, che mette a rischio i seggi di molti parlamentari democratici neri negli Stati del Sud.

Secondo i calcoli di Geoffrey Skelley, analista di Decision Desk HQ, società americana specializzata in dati elettorali, il nuovo calendario non rende però l'avvio delle primarie molto più vario dal punto di vista etnico. Combinando i sondaggi all'uscita dai seggi con l'affluenza del 2020, gli elettori bianchi sarebbero circa il 64% nei primi sei Stati, la stessa quota registrata nei primi quattro Stati del 2020.

Il motivo è il peso di Michigan e Virginia, dove gli elettori delle primarie erano bianchi rispettivamente al 75% e al 61%: nel 2020 i due Stati espressero insieme 2,9 milioni di voti, mentre gli altri quattro si fermarono complessivamente a 1,2 milioni.

Considerando solo i primi quattro Stati (South Carolina, Nevada, New Hampshire e New Mexico), la quota di elettori bianchi scende invece al 58% circa e quella di elettori latini più che raddoppia rispetto al 2020.

Il cambiamento maggiore è l'uscita dell'Iowa, che apriva la corsa con i suoi caucus, le assemblee di partito in cui gli elettori si riuniscono di persona, e con un elettorato bianco per oltre il 90%. Al suo posto entra di fatto il New Mexico, dove secondo l'ultima rilevazione disponibile, del 2008, gli elettori delle primarie democratiche erano bianchi al 57% e latini al 35%. Nel 2020 lo Stato votò a giugno, a corsa ormai decisa, e non ci furono sondaggi all'uscita dai seggi.

La partecipazione degli elettori latini potrebbe inoltre salire, perché il Nevada abbandonerà i caucus per una primaria tradizionale, un passaggio che di norma aumenta l'affluenza. Alla primaria del 2024, pur ormai ininfluente, parteciparono 134.000 persone, contro le 105.000 dei caucus del 2020. Il New Mexico aprirà invece la sua primaria agli elettori non iscritti a un partito, un'altra modifica che potrebbe far crescere il voto latino.

La conferma della South Carolina è stata letta da alcuni progressisti come una vittoria dell'establishment del partito, per via del precedente del 2020. Allora l'appoggio del deputato Jim Clyburn rilanciò Joe Biden, che vinse lo Stato e consolidò i consensi fino a battere Bernie Sanders per la nomination.

Nel 2028 però il ruolo dello Stato sarà diverso. Nel 2020 la South Carolina votò appena tre giorni prima del Super Tuesday, mentre stavolta lo precederà di circa sei settimane e servirà più a ridurre il campo dei candidati che a scegliere il vincitore.

Senza gare precedenti a sfoltire il gruppo, per gli elettori dello Stato potrebbe essere difficile convergere su uno o due favoriti. Jonathan Martin di Politico ha scritto che una corsa affollata, soprattutto con più di un candidato nero, rischia di frammentare il voto e mandare un segnale confuso agli Stati successivi.

L'ostacolo principale al piano è il New Hampshire, che il calendario colloca terzo. Una legge statale impone che la sua primaria presidenziale si tenga almeno sette giorni prima di ogni elezione simile e la difesa della primaria "first in the nation", la prima della nazione, unisce nello Stato entrambi gli schieramenti. I caucus dell'Iowa, che pure votava prima, sono sempre stati considerati abbastanza diversi da non violare la norma.

Se decidesse di sfidare il partito, il New Hampshire potrebbe puntare a votare martedì 11 gennaio, undici giorni prima della South Carolina.

Era già successo nel 2024. Il piano dei democratici prevedeva che il New Hampshire votasse il 6 febbraio, ma lo Stato fissò la primaria al 23 gennaio, violando le regole del partito. Biden, allora presidente in carica, non si iscrisse nemmeno alla gara e la vinse comunque grazie agli elettori che scrissero a mano il suo nome sulla scheda.

I democratici locali, che rischiavano di perdere tutti i delegati incaricati di assegnare la nomination alla convention nazionale, ad aprile organizzarono una votazione gestita dal partito, passata quasi inosservata, per adeguarsi al calendario nazionale.

I partiti nazionali non possono del resto imporre nulla. Le date delle primarie sono in genere fissate dalle leggi statali o da funzionari come il segretario di Stato, che in New Hampshire ha proprio il compito di difendere il primato locale. Servirebbe una modifica della legge, ma il governo statale è controllato dai repubblicani, che non hanno alcun interesse ad aiutare i democratici.

Questa volta il partito nazionale ha però inasprito le sanzioni. Un candidato che facesse campagna in New Hampshire potrebbe essere escluso dai dibattiti nazionali e perdere anche i delegati conquistati negli altri Stati iniziali. La stretta potrebbe convincere i democratici locali a organizzare fin da subito una primaria di partito in regola con le date, rinunciando a usare il voto statale per assegnare i delegati.

Le novità del calendario sono New Mexico e Virginia, che si aggiungono al Michigan, entrato tra i primi Stati nel 2024. Entrambi tendono a votare per i democratici e hanno un elettorato vario. Nel New Mexico la popolazione con diritto di voto è ispanica al 45%, la quota più alta del paese secondo il centro studi americano Pew Research Center, mentre in Virginia circa il 30% degli elettori delle primarie democratiche è nero.

Soprattutto, sono due dei 16 Stati in cui i democratici controllano il governatore e le due camere del parlamento statale. A differenza del New Hampshire, possono quindi cambiare per legge le date delle loro primarie e adeguarle ai piani nazionali.

Per il New Mexico il cambiamento sarebbe il più grande. Oggi lo Stato concentra a inizio giugno un'unica primaria per tutte le cariche e, per rispettare la data del 15 febbraio prevista dal calendario, dovrebbe creare una primaria presidenziale separata oppure anticipare tutto di quasi quattro mesi (la prima opzione è considerata più praticabile).

Alla Virginia basterebbe invece anticipare il voto di una settimana, dal primo martedì di marzo al 29 febbraio. La data esiste perché il 2028 è bisestile, come quasi tutti gli anni delle elezioni presidenziali americane.

Proprio la Virginia, ultima a votare prima del Super Tuesday, erediterebbe la posizione che nel 2020 fu della South Carolina. La collocazione potrebbe favorire un candidato vicino all'establishment. Nelle primarie del 2016 e del 2020 lo Stato scelse nettamente prima Hillary Clinton e poi Biden, con Sanders staccato al secondo posto in entrambi i casi.

Un risultato simile nel 2028 arriverebbe subito prima delle primarie ricche di delegati di California, Texas e forse New York, che sta valutando di spostare il suo voto al Super Tuesday.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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