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Perché Kamala Harris è la favorita per le primarie del 2028
Cameron Smith, White House, 2021, Flickr, Opera del governo USA
Politica interna 12 min di lettura

Perché Kamala Harris è la favorita per le primarie del 2028

L'ex vicepresidente è in testa a tutti i sondaggi e si prepara a una nuova corsa per la Casa Bianca, ma dirigenti e grandi donatori democratici dubitano che possa vincere nel 2028

Kamala Harris assomiglia sempre di più a una candidata in attesa di annunciarsi per le presidenziali del 2028. Amici e alleati hanno raccontato al New York Magazine che per ora l'ex vicepresidente è contenta di aspettare: fa campagna dove viene invitata e lascia che gli altri aspiranti alla Casa Bianca si lancino per primi, in attesa di vedere come andranno le elezioni di metà mandato di novembre, quelle in cui si rinnova il Congresso. "Ha ascoltato gli americani cercando di capire che cosa li tocca e come può essere loro utile", ha detto Minyon Moore, la stratega di lungo corso che diresse la convention democratica del 2024, quella che nominò Harris. La prospettiva di una sua nuova candidatura riempie però di timore molti alti dirigenti e grandi finanziatori del Partito Democratico, convinti che non possa vincere.

Harris è davanti in tutti i sondaggi nazionali sui possibili candidati democratici, di solito con margini in doppia cifra. Chi è in testa con questo anticipo tende storicamente a fare bene: Joe Biden era primo in quasi tutte le rilevazioni due anni prima di vincere nel 2020, mentre Hillary Clinton a questo punto della corsa del 2016 era largamente davanti. "Parte da favorita, è evidente che viene seguita ovunque vada", ha detto al New York Magazine un suo ex collaboratore. "Arriva con una notorietà del 99% e tutti gli altri dovranno raccogliere fondi per comprarsela".

Verso il 2028 · Primarie democratiche

Kamala Harris è la favorita per il 2028, ma il suo partito non ci crede

L’ex vicepresidente guida tutti i sondaggi nazionali sulle primarie democratiche e, raccontano i suoi, si prepara a un’altra corsa alla Casa Bianca. Ma il consenso resta fermo sotto il 30 per cento e i grandi finanziatori, dopo i circa 2 miliardi di dollari bruciati nel 2024, dubitano che possa vincere.

Il paradosso della favorita · Su 100 elettori democratici
La conoscono
99%
La voterebbero oggi
28%
Notorietà stimata da un ex collaboratore al New York Magazine
Media dei sondaggi nazionali RealClearPolitics, luglio 2026
Prima scelta (28) La conoscono, ma scelgono altri o sono indecisi (71) Non la conoscono (1)

Il vantaggio resta ampio — circa 11 punti su Gavin Newsom, il secondo — ma per una candidata che conoscono praticamente tutti gli elettori un consenso fermo sotto il 30 per cento è un campanello d’allarme.

Il precedente

Chi guida i sondaggi con due anni di anticipo di solito vince la nomination

Come sono finite le ultime due primarie democratiche senza un presidente in corsa per la rielezione.

2016
Hillary Clinton

Largamente prima nei sondaggi nazionali già a metà 2014, due anni prima del voto.

Nominata
2020
Joe Biden

Primo in quasi tutte le rilevazioni del 2018, due anni prima della vittoria su Trump.

Nominato
2028
Kamala Harris

Prima in tutti i sondaggi nazionali di oggi, di solito con margini in doppia cifra.

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La storia recente gioca a suo favore: sia Clinton sia Biden partivano in testa a questo punto della corsa e arrivarono fino in fondo. Nessuno dei rivali di Harris, per ora, si avvicina ai suoi numeri.
La zavorra

I conti che il 2024 ha lasciato aperti

La campagna più breve e più costosa della storia recente pesa ancora sul suo futuro.

107 giorni
La durata della campagna 2024: dal ritiro di Biden, il 21 luglio, al voto del 5 novembre
2 miliardi di $
La spesa complessiva di campagna, partito e gruppi alleati, secondo il New York Magazine
Rispetto alla maggior parte dei democratici, Harris perse terreno soprattutto tra i giovani e gli elettori non bianchi. E prima di firmare altri assegni, i grandi donatori le chiedono di dimostrare che stavolta può vincere.
La ricostruzione

Le tre mosse con cui Harris prepara la corsa

Tocca ogni voce per i dettagli.

Le tappe hanno toccato i campus e città come New Orleans e Jackson (Mississippi): proprio i pubblici — giovani e afroamericani — tra cui nel 2024 aveva perso più terreno.

Ha raccolto fondi per i democratici di Nevada, Georgia, North Carolina e South Carolina: Stati in cui gli elettori non bianchi dominano l’elettorato delle primarie.

Fa campagna dove viene invitata e lascia che gli altri aspiranti si lancino per primi: la decisione arriverà dopo il voto di novembre per il rinnovo del Congresso.

Fonte New York Magazine; media dei sondaggi nazionali RealClearPolitics, luglio 2026 (Harris 28%, Newsom 17%). La spesa 2024 comprende campagna, partito e gruppi alleati.

I consiglieri più stretti di Harris restano convinti che le elezioni del 2024 non fossero vincibili: il vantaggio nei sondaggi pubblici era un miraggio che non trovava riscontro nelle rilevazioni interne della campagna e il ritiro tardivo di Biden le lasciò troppo poco tempo per presentarsi come una figura autonoma, un problema serio con un elettorato ormai stanco del presidente uscente. Diversi ex membri dello staff citano anche i due attentati subiti da Trump durante la campagna come prova che la sconfitta fosse quasi segnata. Un sostenitore che le ha parlato di recente ha detto di esserne uscito convinto che si candiderà e ha descritto così il suo modo di ragionare: "Avrei dovuto vincere e lo farò a modo mio, perché il mio modo avrebbe vinto. Erano tutti quei consulenti a dirmi di prendere questa o quella posizione ed è stata colpa loro".

Negli ultimi mesi Harris ha lavorato per ricucire con la sinistra del partito: ha contattato il sindaco di New York Zohran Mamdani e ha incontrato gli attivisti del movimento Uncommitted, che nel 2024 invitava gli elettori democratici a lasciare in bianco la scheda delle primarie per protestare contro la guerra a Gaza. Gli incontri arrivano mentre il sostegno a Israele tra gli elettori democratici è crollato e diversi candidati pro-palestinesi hanno vinto primarie competitive in cui la politica mediorientale era al centro della campagna. "Sta cercando di capire dove va l'onda ed è determinata a cavalcarla", ha detto lo stesso sostenitore.

Secondo la lettura più diffusa, nel 2024 Harris fu danneggiata dallo spot "they/them", dai pronomi inglesi di genere neutro, con cui la campagna di Trump la attaccava per il suo sostegno alle operazioni di cambio di sesso per i detenuti pagate con soldi pubblici. Gli ex membri del suo staff non sono d'accordo e indicano come fattore più decisivo la macchina organizzativa repubblicana sul territorio, finanziata in parte da Elon Musk. Rispetto alla maggior parte dei democratici, Harris perse terreno soprattutto tra i giovani e gli elettori non bianchi. Da quando è fuori dalla politica si è concentrata proprio su questi gruppi: con il tour del suo libro ha toccato città universitarie e città del Sud a maggioranza nera come New Orleans e Jackson (Mississippi) e ha raccolto fondi per i partiti statali di Nevada, Georgia, North Carolina e South Carolina, Stati in cui gli elettori non bianchi dominano l'elettorato delle primarie.

Un altro ostacolo atteso riguardava il declino mentale di Biden: chi ha lavorato ai vertici della sua amministrazione avrebbe dovuto spiegare che cosa sapeva e da quando. I collaboratori di Harris ora dubitano che il tema peserà nelle primarie, con il presidente Trump che travolge gran parte di ciò a cui i democratici tengono. "Le persone guardano avanti", ha detto Laura Telerski, deputata statale del New Hampshire che ha incontrato Harris quest'anno pur senza appoggiarla. "Non credo che sia rimasta prigioniera di ieri". "Guardate quanto in fretta gli elettori hanno dimenticato il primo mandato di Trump", ha aggiunto un altro dirigente democratico, secondo cui la memoria degli elettori è corta e nessuno può sapere cosa si penserà di Biden tra 12 o 16 mesi.

Le donne e gli elettori non bianchi sono la spina dorsale del Partito Democratico e Harris è entrambe le cose, oltre che l'ex vicepresidente e la prima nei sondaggi: ogni tentativo degli avversari di ridimensionarla rischia di trasformare le primarie in uno scontro su etnia e genere. Diversi collaboratori di potenziali candidati per il 2028 citano il precedente delle recenti primarie per il Senato in Texas, in cui James Talarico ha battuto Jasmine Crockett correndo però il rischio di alienarsi componenti chiave dell'elettorato democratico.

Quando si chiede ai grandi donatori e agli operatori del partito di una possibile "Kamala 2.0", scrive il New York Magazine, la risposta tipica è un sospiro seguito da una lunga pausa. Nonostante il vantaggio nei sondaggi, Harris supera di rado e di poco il 30 per cento, un segnale d'allarme per una candidata che conoscono praticamente tutti gli elettori. E dopo i 2 miliardi di dollari spesi nella campagna persa del 2024, i finanziatori le chiedono di dimostrare prima di essere una candidata in grado di vincere. "Non dico che sia giusto: nel 2024 le sono toccate carte pessime. Ma la soglia che deve superare perché i donatori la prendano sul serio è molto più alta", ha detto un importante finanziatore di New York che, dopo aver donato generosamente due anni fa, ha quasi escluso di sostenerla di nuovo. "Non vogliamo qualcuno che abbatta barriere o cambi la conversazione nazionale. Vogliamo solo qualcuno che possa riprendersi la Casa Bianca e non vedo come possa succedere con lei".

"Per me è una cosa molto emotiva, le voglio tanto bene", ha detto Liz Minnella, ex vice responsabile della raccolta fondi del partito. "Penso che abbia imparato molto dagli errori commessi dalla campagna nel 2024 e mi piacerebbe molto, ma può tornare da tutte quelle persone a chiedere di nuovo soldi? O sarà tutto soltanto un'autopsia del 2024?".

Nel 2020 Harris si fece trascinare molto a sinistra e quelle posizioni si rivelarono un peso nel 2024: dentro il partito diversi veterani temono che stia succedendo di nuovo. L'apertura al movimento Uncommitted, che invita a bocciare i candidati che non definiscono esplicitamente la guerra a Gaza un genocidio, viene letta come un nuovo cedimento alle voci più forti della sinistra. Restano poi i dubbi sulla sua capacità di costruire una vera squadra (non le è riuscita in nessuna delle due corse alla Casa Bianca) e la domanda se una politica nota per prudenza e gradualismo possa dare voce alla voglia dei democratici di abbattere il sistema dopo Trump. I democratici oggi sono arrabbiati. Harris invece è rimasta nelle istituzioni, in un ruolo o nell'altro, dalla laurea in legge fino al giorno in cui lei e Biden hanno consegnato la Casa Bianca a Trump. La rabbia non è il suo registro.

"Spero che si candidi", ha detto Alex Hoffman, uno stratega democratico che consiglia diversi grandi donatori del partito. "Perché così perderà e non ne sentiremo mai più parlare. Non vincerà mai un'elezione su scala nazionale. Mai".

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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