Nei collegi in bilico il costo della vita è l'unico tema che democratici e repubblicani sollevano nella stessa misura, ma quasi nessuno lo chiama inflazione. Gli elettori elencano le spese una per una: la spesa al supermercato, la benzina, le bollette, l'affitto, le tasse sulla casa. È uno dei risultati di una ricerca del Center for Campaign Innovation, che il 2 e il 3 settembre ha contattato via SMS 202 elettori di distretti congressuali in bilico, cioè i collegi della Camera dove l'esito delle midterm di novembre è più incerto, chiedendo che cosa direbbero a un candidato che vuole il loro voto quest'anno.
Non si tratta di un sondaggio con valore statistico. La domanda era aperta e a chi rispondeva un sistema di intelligenza artificiale, sviluppato con la società Convos AI, poneva una domanda di approfondimento. I ricercatori hanno poi letto le risposte e le hanno classificate a mano per temi, tenendo conto che la stessa persona può parlare di più argomenti. Lo scopo dichiarato è pratico: dare alle campagne elettorali il vocabolario che gli elettori usano già, gruppo per gruppo.
Del costo della vita hanno parlato 46 persone: il 24 per cento dei democratici, il 27 per cento dei repubblicani e il 15 per cento degli indipendenti. Il divario più forte è tra i sessi, con il 34 per cento delle donne contro il 14 per cento degli uomini. Oltre quattro su dieci di chi ne parla hanno più di 65 anni. Il racconto ricorrente è quello di chi vive con un fixed income, un reddito fisso come la pensione della Social Security, il sistema previdenziale pubblico, che cresce meno delle spese. C'è chi riporta cifre precise, come una spesa mensile raddoppiata o un affitto che sale di 100 dollari l'anno mentre la pensione ne guadagna 50. Molti si definiscono classe media, anche da pensionati, e parlano delle tasse sulla casa come di una minaccia a poter restare nell'abitazione in cui vivono da decenni. La parola "inflazione" compare solo quattro volte in tutto il campione e mai tra chi descrive le proprie bollette. Due persone collegano direttamente l'aumento dei prezzi ai dazi.
Il costo della vita unisce i partiti, Trump divide
Quota di elettori di ogni gruppo che ha sollevato ciascun tema, rispondendo a una domanda aperta su che cosa direbbero a un candidato che vuole il loro voto. Lo stesso elettore può aver parlato di più temi.
Il secondo tema per diffusione non riguarda il candidato ma il presidente. Un quarto del campione, 50 persone, ha risposto parlando di Trump o del suo partito: lo ha fatto il 42 per cento dei democratici, il 17 per cento degli indipendenti e il 12 per cento dei repubblicani. Nel gruppo ci sono nove elettori registrati come repubblicani o classificati come tali dai modelli statistici delle campagne, mentre in tutto il campione solo tre persone hanno espresso spontaneamente sostegno al presidente. Più che una proposta politica, questi elettori chiedono un atteggiamento: un candidato capace di tenere testa all'amministrazione. Le parole che usano sono la Costituzione, il giuramento, la separazione dei poteri. Ricorrono anche "normale" e "decente", riferite al modo di fare politica. Secondo i ricercatori è un linguaggio che un candidato repubblicano può usare per prendere le distanze dal presidente senza rompere su una singola politica.
Ventisette persone hanno fatto dell'onestà il centro della risposta. Per circa un terzo di loro era l'unica richiesta. È un gruppo trasversale ai partiti, composto per il 74 per cento da uomini e per il 63 per cento da ultrasessantacinquenni. Le parole "onesto" e "verità" compaiono più di cinque volte tanto quanto "integrità". La stessa frase, lavorare per le persone e non per il partito, è stata scritta in forma quasi identica da tre elettori di schieramenti diversi. Gli insulti all'avversario e le accuse reciproche sono indicati come motivi per non votare un candidato. Il suggerimento dei ricercatori è offrire una prova concreta, come un voto in cui ci si è separati dal proprio partito, o una promessa piccola e verificabile, come la pubblicazione voce per voce del bilancio.
L'immigrazione è il tema più netto a destra: la solleva il 23 per cento dei repubblicani e il 3 per cento dei democratici, soprattutto tra i 46 e i 65 anni. Il confine chiuso è dato per scontato, mentre la richiesta articolata riguarda l'applicazione delle leggi esistenti dopo l'ingresso nel paese. L'argomento dominante è l'equità: chi ha seguito le regole, pagando da sé ciò di cui ha bisogno, non accetta che altri ricevano sussidi pagati con le tasse. Ricorrono le sanctuary cities, le città che limitano la collaborazione della polizia locale con l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, e la parola "cittadini" come confine del gruppo. Sette elettori hanno invece criticato gli eccessi dell'ICE o chiesto un trattamento equo per gli immigrati. La criminalità, sollevata da dieci persone e da nessun democratico, compare quasi sempre insieme all'immigrazione, con richieste molto concrete come più fondi alla polizia e niente libertà su cauzione per chi commette reati più volte.
Il denaro in politica è il tema dei più giovani. Lo solleva il 23 per cento degli elettori sotto i 46 anni, contro il 6 per cento degli ultrasessantacinquenni, e il gruppo attraversa i partiti. Le richieste sono specifiche: niente fondi dai PAC, i comitati che raccolgono e spendono denaro nelle campagne, niente soldi da AIPAC, la principale organizzazione filoisraeliana di Washington, divieto per i parlamentari di comprare e vendere azioni, abolizione della sentenza Citizens United, con cui la Corte Suprema ha tolto i limiti alla spesa elettorale di aziende e gruppi esterni. Gli aiuti all'estero, in particolare a Israele, sono l'esempio più citato di denaro dei contribuenti speso altrove. Nessuno nel campione li ha difesi. È un'insofferenza che si inserisce in un quadro più ampio, visto che la percezione della corruzione nel governo ha raggiunto un nuovo massimo.
Venti persone hanno parlato di guerra e alleati, ma si tratta di due gruppi quasi separati. Il primo chiede di fermare la guerra con l'Iran e di spendere in patria i soldi dell'esercito. Due elettori hanno collegato da soli il conflitto al prezzo della benzina. Il secondo, più piccolo e più vicino ai democratici, chiede di ricostruire i rapporti con gli alleati invece di colpirli con i dazi e di tornare a essere un paese guida e non un prepotente. Solo un elettore ha sollevato entrambi i temi. Nessuno in questo gruppo ha difeso la guerra nel merito.
Anche sulla sanità i registri sono due. Gli anziani e gli indipendenti chiedono di abbassare i costi di Medicare, l'assicurazione sanitaria pubblica per chi ha più di 65 anni: franchigie, polizze integrative, prezzi dei farmaci. Un gruppo più giovane pone invece Medicare for All, la sanità pubblica per tutti, come condizione per votare un candidato. Due elettori hanno chiesto che i membri del Congresso abbiano la stessa copertura dei cittadini. Nessuno ha usato la parola "accesso": gli elettori parlano di costi e di cosa possono permettersi.
Il dato più inatteso riguarda i data center. Nessuna domanda li nominava, eppure sono comparsi in sedici risposte, soprattutto nelle aree rurali e nei piccoli centri, da dove arriva il 56 per cento di chi ne parla. Li cita il 12 per cento dei democratici e il 4 per cento dei repubblicani. Le lamentele sono tutte locali: il consumo d'acqua, il peso sulla rete elettrica e sulle bollette, il rumore, gli effetti sulla fauna e sui terreni agricoli. Nessuno ha descritto i data center come un'occasione di sviluppo economico o di lavoro. L'intelligenza artificiale è stata citata solo da due persone. È un'ostilità che conferma quanto già emerso nei sondaggi nazionali. La posizione moderata che gli elettori stessi propongono è quella dei limiti: i data center non spariranno, ma vanno regolati.
Chi parla di debito pubblico e spesa, quindici persone di entrambi i partiti con una prevalenza di anziani, usa più spesso la parola "frode" che "deficit". Due democratici hanno criticato i tagli alle tasse fatti senza tagli alla spesa. C'è anche chi considera lo slogan contro sprechi, frodi e abusi una formula vuota finché non arrivano incriminazioni. Sul voto, infine, undici elettori si dividono tra chi chiede un documento d'identità obbligatorio e il voto riservato ai cittadini e chi difende il voto per posta. La richiesta più rigida sul documento d'identità è arrivata da un elettore registrato come democratico. L'espressione "integrità elettorale" non compare in nessuna risposta.
