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Gli americani usano sempre di più l'intelligenza artificiale ma non vogliono i data center
Un cartello contro la costruzione di data center a Latham, nella contea di Logan, in Illinois, il 18 luglio 2026. Credito: Visviva / Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0.
Tecnologia 17 min di lettura

Gli americani usano sempre di più l'intelligenza artificiale ma non vogliono i data center

La crescente opposizione alle infrastrutture dell’intelligenza artificiale entra nella campagna per le elezioni di midterm e mette in difficoltà Trump, ma anche diversi governatori democratici e repubblicani.

Più della metà degli americani ha utilizzato un chatbot di intelligenza artificiale a luglio e ricorre a questi strumenti sempre più spesso, anche più volte alla settimana, secondo i dati di Morning Consult. Allo stesso tempo, però, il 70% si oppone alla costruzione di data center per l'intelligenza artificiale nella propria comunità e il 48% si dichiara "fortemente" contrario, secondo un sondaggio Gallup di maggio. In altre parole, molti americani usano ogni giorno i servizi resi possibili da queste infrastrutture, ma non vogliono averle vicino a casa.

Questa contraddizione, racconta Politico, sta diventando uno dei principali nodi politici del boom dell'intelligenza artificiale: il tema è già emerso come elemento divisivo nelle campagne elettorali in tutto il Paese ed entrambi i partiti dovranno farci i conti in vista delle elezioni di midterm di novembre.

Midterm 2026 · Intelligenza artificiale
Gli americani usano l’intelligenza artificiale ogni giorno, ma non vogliono i data center vicino a casa

Più di un americano su due ha usato un chatbot a luglio; sette su dieci rifiutano un data center nella propria comunità. Il paradosso sta entrando nella campagna per le midterm di novembre e mette in difficoltà entrambi i partiti.

Il paradosso, su dieci americani
5 hanno usato un chatbot di intelligenza artificiale a luglio Morning Consult, più della metà degli adulti
7 non vogliono un data center per l’IA nella propria comunità Gallup, sondaggio di marzo 2026
I due gruppi si sovrappongono necessariamente: almeno due americani su dieci usano l’intelligenza artificiale e, insieme, non vogliono l’infrastruttura che la fa funzionare vicino a casa.
L’intensità del no
Un rifiuto più netto di quello riservato alle centrali nucleari
Quasi la metà degli americani è «fortemente» contraria. Nello stesso sondaggio Gallup, una centrale nucleare vicino a casa incontra molta meno resistenza.
Fortemente contrari Contrari Favorevoli Fortemente favorevoli Senza opinione
Contrari a un impianto vicino a casa, per tipo di impianto
Data center per l’IA
71%
Centrale nucleare
53%
Il caso Texas
In coda alla rete texana c’è cinque volte il consumo record dello Stato
Il 3 agosto il governatore repubblicano Greg Abbott ha congelato tutte le richieste di allaccio in attesa di un audit. Nove su dieci arrivano da data center.
474GW
Potenza richiesta alla rete ERCOT dai progetti in coda
91 GWrecord storico di domanda del Texas, toccato il 22 luglio 2026
Il primo riquadro è l’unità di misura: la potenza massima mai assorbita dal Texas in un’ora. I riquadri rossi sono le richieste dei data center e degli altri grandi consumatori.
1.800
progetti bloccati in attesa di verifica
90%
della potenza richiesta viene da data center
5,2 volte
il picco storico di domanda dello Stato
Chi frena e chi accelera
Due governatori fanno marcia indietro, la Casa Bianca spinge
La protesta nasce anche nei territori più trumpiani, mentre Washington apre corsie preferenziali ai permessi.
Frena
Contea di Hood, Texas
3–2
I commissari hanno revocato il via libera al data center Fort Spunky, in una contea dove Trump ha superato l’80% nel 2024.
  • 8 data center proposti nella contea, contestati nelle riunioni pubbliche
  • Fort Spunky: 350 ettari, 100 MW di potenza, fino a 75.000 litri d’acqua al giorno
  • L’azienda idrica locale aveva negato le forniture
Frena
Pennsylvania
18ago
Il governatore democratico Josh Shapiro, dopo aver attirato miliardi di investimenti, firma un ordine che vincola i nuovi impianti.
  • Serve l’approvazione delle comunità locali
  • Gli impianti devono produrre da sé l’energia che consumano
  • Esclusi dalla corsia preferenziale per i permessi statali
Accelera
Casa Bianca
0consultazioni
Trump presenta i data center come questione di sicurezza nazionale nella corsa con la Cina; l’EPA propone di azzerare le consultazioni pubbliche su alcuni permessi.
  • Il Dipartimento dell’Energia deve individuare terreni federali per nuovi impianti
  • La FERC valuta nuove regole di allaccio per le grandi strutture
  • Un ordine esecutivo apre una corsia preferenziale per i permessi
Verso il voto
Sei mesi che hanno portato i data center nella campagna elettorale
Marzo
Gallup rileva che 7 americani su 10 non vogliono un data center vicino a casa
Luglio
L’EPA propone di togliere la consultazione pubblica su alcuni permessi; il Texas tocca il record di domanda elettrica
3 agosto
Abbott congela 474 GW di richieste di allaccio alla rete texana
18 agosto
Shapiro firma l’ordine che impone l’approvazione delle comunità in Pennsylvania
31 agosto
Trump su Truth Social: chi rifiuta i data center «finirà arretrato e povero»
3 novembre
Elezioni di midterm: si rinnovano Camera e un terzo del Senato
Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati Gallup (sondaggio telefonico 2-18 marzo 2026, 1.000 adulti, margine di errore ±4 punti; pubblicato il 13 maggio), Morning Consult (luglio 2026), ERCOT e Ufficio del governatore del Texas (3 agosto 2026), Politico. La sovrapposizione «almeno due su dieci» è il minimo aritmetico tra i due gruppi.

Trump contro le comunità che dicono no

Il problema è particolarmente delicato per il presidente Donald Trump, che ha puntato con decisione sui data center nonostante il loro elevato consumo di energia. Lunedì ha scritto su Truth Social che "l'unica ragione per cui le comunità degli Stati Uniti non dovrebbero volere i data center è se vogliono finire arretrate e povere", aggiungendo che "se uccidiamo la gallina dalle uova d'oro, potrete prendervela solo con voi stessi" e che "la Cina non potrebbe essere più felice" del movimento contrario a queste infrastrutture. Il post ha irritato anche una parte della base MAGA, che sui social lo ha definito "orrendo".

Il mese scorso, durante un evento alla Casa Bianca con dirigenti del settore delle criptovalute, Trump aveva però riconosciuto che l'industria ha un problema di immagine. "I posti di lavoro nell'edilizia sono enormi", aveva detto, spiegando che, se fosse sindaco o governatore, "vorrebbe assolutamente" un data center per l'occupazione e le entrate fiscali che può generare, ma aggiungendo: "Forse vi serve un po' di aiuto nelle pubbliche relazioni".

Un alto funzionario della Casa Bianca ha confermato a Politico che il presidente conosce i sondaggi e che gli è stato riferito direttamente quanto l'opinione pubblica rappresenti un problema. "Guarda i sondaggi, guarda cosa dice la gente. I sondaggi sui data center non sono necessariamente buoni, ma spetta a noi spiegare la nostra posizione", ha detto il funzionario, riconoscendo che queste infrastrutture sono diventate "un grande argomento quando si parla di midterm" e che gli elettori hanno "preoccupazioni reali".

Da parte sua, Trump presenta l'accelerazione nella costruzione dei data center come una questione di sicurezza nazionale, necessaria per mantenere il vantaggio strategico degli Stati Uniti sulla Cina nella corsa all'intelligenza artificiale. In una nota, la Casa Bianca sostiene che il presidente li voglia "solo nelle comunità che li desiderano" e che stia "obbligando i data center a pagarsi da soli energia, acqua e altre utenze".

Un ordine esecutivo ha intanto creato una corsia preferenziale per i permessi, incaricato il Dipartimento dell'Energia di individuare terreni federali sui quali costruire nuovi impianti e chiesto alla Federal Energy Regulatory Commission, l'autorità federale per l'energia, di valutare nuove regole per l'allacciamento alla rete delle grandi strutture. A luglio l'Environmental Protection Agency ha inoltre proposto di eliminare l'obbligo di consultazione pubblica per alcuni permessi "minori" sulle emissioni, una categoria che può comprendere i generatori diesel di riserva utilizzati dai data center. Secondo i gruppi ambientalisti, la misura renderebbe invece più difficile per le comunità opporsi ai progetti.

La rivolta parte anche dalle contee trumpiane

Nella contea di Hood, in Texas, dove Trump ha ottenuto più dell'80% dei voti nel 2024 e dove la Casa Bianca avrebbe potuto aspettarsi un'accoglienza favorevole, i residenti hanno affollato le riunioni dell'amministrazione locale per protestare contro la costruzione di 8 data center proposti, sollevando preoccupazioni per il consumo d'acqua, la rete elettrica e l'impatto sul paesaggio rurale. I commissari della contea hanno quindi irrigidito i requisiti, chiedendo informazioni più dettagliate sui consumi.

All'inizio dell'estate hanno revocato, con 3 voti contro 2, il via libera già concesso a Fort Spunky, un progetto di data center da 350 ettari che richiedeva 100 megawatt di potenza e prevedeva un consumo massimo di 75.000 litri d'acqua al giorno, dopo che l'azienda idrica locale aveva negato le forniture. Sempre in Texas, il governatore repubblicano Greg Abbott ha emanato due direttive e disposto un ordine per bloccare circa 1.800 richieste di allaccio di data center alla rete, per una potenza complessiva di 474 gigawatt, circa cinque volte il picco di domanda dello Stato.

Ma anche Josh Shapiro, governatore democratico della Pennsylvania, ha dovuto correggere la propria linea dopo aver ascoltato le preoccupazioni degli elettori. Dopo aver lavorato per attirare nello Stato miliardi di dollari di investimenti nel settore dei data center, il 18 agosto ha firmato un ordine esecutivo che impone ai nuovi impianti di ottenere l'approvazione delle comunità locali e di provvedere autonomamente al proprio fabbisogno energetico, oltre a escluderli dalla corsia preferenziale prevista per i permessi statali.

Secondo Mike Madrid, consulente politico repubblicano, opporsi ai data center "non ha alcun costo politico" per nessuno dei due partiti, perché queste strutture sono ormai diventate un bersaglio concreto sul quale si concentrano timori più ampi legati al cambiamento tecnologico, alla concentrazione della ricchezza e al potere delle grandi aziende sui dati personali. E anche se un giorno gli Stati Uniti dovessero trovarsi in svantaggio rispetto alla Cina per non aver costruito abbastanza infrastrutture, ha aggiunto, difficilmente gli elettori ne chiederebbero conto ai politici locali: "Nessuno soffrirà alle urne per essere stato contro i data center in questo momento".

Usare l'intelligenza artificiale non significa volerla vicino

Ben Green, docente all'Università del Michigan che studia gli effetti sociali della tecnologia, dubita che basti migliorare la comunicazione. L'opposizione, sostiene, nasce da "costi materiali reali", dalle bollette al consumo d'acqua fino al numero relativamente ridotto di posti di lavoro permanenti, e l'industria dell'intelligenza artificiale "ha davvero esagerato". Green mette inoltre in guardia dall'interpretare il largo utilizzo di questi strumenti come una forma di consenso: ormai integrata nei motori di ricerca e negli strumenti di lavoro, l'intelligenza artificiali è sempre più difficile da evitare e molti lavoratori sono spinti dal mercato ad apprendere come utilizzarla.

Stephanie Justice, di Americans for Responsible Innovation, organizzazione attiva sul fronte della regolamentazione dell’intelligenza artificiale, respinge però l’idea che vi sia una contraddizione tra l’uso dell’IA e l’opposizione a determinate infrastrutture: “Usare l’intelligenza artificiale e chiedere che le infrastrutture necessarie al suo funzionamento siano costruite in modo responsabile non sono posizioni incompatibili”.

I sindacati dell'edilizia sostengono invece i progetti, perché i cantieri creano occupazione per i loro iscritti. Per i democratici, che considerano il mondo sindacale una parte importante della propria coalizione elettorale, trattasi di un'ulteriore complicazione. Dan Diorio, della Data Center Coalition, l'associazione di categoria, sostiene che i benefici vadano ben oltre la fase di costruzione, citando il gettito fiscale destinato alle scuole e milioni di nuovi posti di lavoro nell'indotto. Riconosce tuttavia che la corsa alla costruzione dei nuovi impianti ha sollevato "domande importanti su territorio, energia e acqua" e che è necessario un confronto "trasparente e proattivo" con le comunità locali.

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