Più della metà degli americani ha utilizzato un chatbot di intelligenza artificiale a luglio e ricorre a questi strumenti sempre più spesso, anche più volte alla settimana, secondo i dati di Morning Consult. Allo stesso tempo, però, il 70% si oppone alla costruzione di data center per l'intelligenza artificiale nella propria comunità e il 48% si dichiara "fortemente" contrario, secondo un sondaggio Gallup di maggio. In altre parole, molti americani usano ogni giorno i servizi resi possibili da queste infrastrutture, ma non vogliono averle vicino a casa.
Questa contraddizione, racconta Politico, sta diventando uno dei principali nodi politici del boom dell'intelligenza artificiale: il tema è già emerso come elemento divisivo nelle campagne elettorali in tutto il Paese ed entrambi i partiti dovranno farci i conti in vista delle elezioni di midterm di novembre.
Più di un americano su due ha usato un chatbot a luglio; sette su dieci rifiutano un data center nella propria comunità. Il paradosso sta entrando nella campagna per le midterm di novembre e mette in difficoltà entrambi i partiti.
record Texas
- 8 data center proposti nella contea, contestati nelle riunioni pubbliche
- Fort Spunky: 350 ettari, 100 MW di potenza, fino a 75.000 litri d’acqua al giorno
- L’azienda idrica locale aveva negato le forniture
- Serve l’approvazione delle comunità locali
- Gli impianti devono produrre da sé l’energia che consumano
- Esclusi dalla corsia preferenziale per i permessi statali
- Il Dipartimento dell’Energia deve individuare terreni federali per nuovi impianti
- La FERC valuta nuove regole di allaccio per le grandi strutture
- Un ordine esecutivo apre una corsia preferenziale per i permessi
Trump contro le comunità che dicono no
Il problema è particolarmente delicato per il presidente Donald Trump, che ha puntato con decisione sui data center nonostante il loro elevato consumo di energia. Lunedì ha scritto su Truth Social che "l'unica ragione per cui le comunità degli Stati Uniti non dovrebbero volere i data center è se vogliono finire arretrate e povere", aggiungendo che "se uccidiamo la gallina dalle uova d'oro, potrete prendervela solo con voi stessi" e che "la Cina non potrebbe essere più felice" del movimento contrario a queste infrastrutture. Il post ha irritato anche una parte della base MAGA, che sui social lo ha definito "orrendo".
Il mese scorso, durante un evento alla Casa Bianca con dirigenti del settore delle criptovalute, Trump aveva però riconosciuto che l'industria ha un problema di immagine. "I posti di lavoro nell'edilizia sono enormi", aveva detto, spiegando che, se fosse sindaco o governatore, "vorrebbe assolutamente" un data center per l'occupazione e le entrate fiscali che può generare, ma aggiungendo: "Forse vi serve un po' di aiuto nelle pubbliche relazioni".
Un alto funzionario della Casa Bianca ha confermato a Politico che il presidente conosce i sondaggi e che gli è stato riferito direttamente quanto l'opinione pubblica rappresenti un problema. "Guarda i sondaggi, guarda cosa dice la gente. I sondaggi sui data center non sono necessariamente buoni, ma spetta a noi spiegare la nostra posizione", ha detto il funzionario, riconoscendo che queste infrastrutture sono diventate "un grande argomento quando si parla di midterm" e che gli elettori hanno "preoccupazioni reali".
Da parte sua, Trump presenta l'accelerazione nella costruzione dei data center come una questione di sicurezza nazionale, necessaria per mantenere il vantaggio strategico degli Stati Uniti sulla Cina nella corsa all'intelligenza artificiale. In una nota, la Casa Bianca sostiene che il presidente li voglia "solo nelle comunità che li desiderano" e che stia "obbligando i data center a pagarsi da soli energia, acqua e altre utenze".
Un ordine esecutivo ha intanto creato una corsia preferenziale per i permessi, incaricato il Dipartimento dell'Energia di individuare terreni federali sui quali costruire nuovi impianti e chiesto alla Federal Energy Regulatory Commission, l'autorità federale per l'energia, di valutare nuove regole per l'allacciamento alla rete delle grandi strutture. A luglio l'Environmental Protection Agency ha inoltre proposto di eliminare l'obbligo di consultazione pubblica per alcuni permessi "minori" sulle emissioni, una categoria che può comprendere i generatori diesel di riserva utilizzati dai data center. Secondo i gruppi ambientalisti, la misura renderebbe invece più difficile per le comunità opporsi ai progetti.
La rivolta parte anche dalle contee trumpiane
Nella contea di Hood, in Texas, dove Trump ha ottenuto più dell'80% dei voti nel 2024 e dove la Casa Bianca avrebbe potuto aspettarsi un'accoglienza favorevole, i residenti hanno affollato le riunioni dell'amministrazione locale per protestare contro la costruzione di 8 data center proposti, sollevando preoccupazioni per il consumo d'acqua, la rete elettrica e l'impatto sul paesaggio rurale. I commissari della contea hanno quindi irrigidito i requisiti, chiedendo informazioni più dettagliate sui consumi.
All'inizio dell'estate hanno revocato, con 3 voti contro 2, il via libera già concesso a Fort Spunky, un progetto di data center da 350 ettari che richiedeva 100 megawatt di potenza e prevedeva un consumo massimo di 75.000 litri d'acqua al giorno, dopo che l'azienda idrica locale aveva negato le forniture. Sempre in Texas, il governatore repubblicano Greg Abbott ha emanato due direttive e disposto un ordine per bloccare circa 1.800 richieste di allaccio di data center alla rete, per una potenza complessiva di 474 gigawatt, circa cinque volte il picco di domanda dello Stato.
Ma anche Josh Shapiro, governatore democratico della Pennsylvania, ha dovuto correggere la propria linea dopo aver ascoltato le preoccupazioni degli elettori. Dopo aver lavorato per attirare nello Stato miliardi di dollari di investimenti nel settore dei data center, il 18 agosto ha firmato un ordine esecutivo che impone ai nuovi impianti di ottenere l'approvazione delle comunità locali e di provvedere autonomamente al proprio fabbisogno energetico, oltre a escluderli dalla corsia preferenziale prevista per i permessi statali.
Secondo Mike Madrid, consulente politico repubblicano, opporsi ai data center "non ha alcun costo politico" per nessuno dei due partiti, perché queste strutture sono ormai diventate un bersaglio concreto sul quale si concentrano timori più ampi legati al cambiamento tecnologico, alla concentrazione della ricchezza e al potere delle grandi aziende sui dati personali. E anche se un giorno gli Stati Uniti dovessero trovarsi in svantaggio rispetto alla Cina per non aver costruito abbastanza infrastrutture, ha aggiunto, difficilmente gli elettori ne chiederebbero conto ai politici locali: "Nessuno soffrirà alle urne per essere stato contro i data center in questo momento".
Usare l'intelligenza artificiale non significa volerla vicino
Ben Green, docente all'Università del Michigan che studia gli effetti sociali della tecnologia, dubita che basti migliorare la comunicazione. L'opposizione, sostiene, nasce da "costi materiali reali", dalle bollette al consumo d'acqua fino al numero relativamente ridotto di posti di lavoro permanenti, e l'industria dell'intelligenza artificiale "ha davvero esagerato". Green mette inoltre in guardia dall'interpretare il largo utilizzo di questi strumenti come una forma di consenso: ormai integrata nei motori di ricerca e negli strumenti di lavoro, l'intelligenza artificiali è sempre più difficile da evitare e molti lavoratori sono spinti dal mercato ad apprendere come utilizzarla.
Stephanie Justice, di Americans for Responsible Innovation, organizzazione attiva sul fronte della regolamentazione dell’intelligenza artificiale, respinge però l’idea che vi sia una contraddizione tra l’uso dell’IA e l’opposizione a determinate infrastrutture: “Usare l’intelligenza artificiale e chiedere che le infrastrutture necessarie al suo funzionamento siano costruite in modo responsabile non sono posizioni incompatibili”.
I sindacati dell'edilizia sostengono invece i progetti, perché i cantieri creano occupazione per i loro iscritti. Per i democratici, che considerano il mondo sindacale una parte importante della propria coalizione elettorale, trattasi di un'ulteriore complicazione. Dan Diorio, della Data Center Coalition, l'associazione di categoria, sostiene che i benefici vadano ben oltre la fase di costruzione, citando il gettito fiscale destinato alle scuole e milioni di nuovi posti di lavoro nell'indotto. Riconosce tuttavia che la corsa alla costruzione dei nuovi impianti ha sollevato "domande importanti su territorio, energia e acqua" e che è necessario un confronto "trasparente e proattivo" con le comunità locali.
