Le armi nucleari comprano la deterrenza, cioè la capacità di scoraggiare un attacco con la minaccia della rappresaglia. Nient'altro. È la tesi di un'analisi di Tom Nichols pubblicata sull'Atlantic: le guerre in corso in Iran e in Ucraina stanno dimostrando che i due maggiori arsenali atomici del mondo non offrono a Washington e Mosca una via d'uscita vittoriosa dai conflitti regionali. Henry Kissinger diceva spesso che le armi nucleari sono "armi in cerca di una dottrina" e per Nichols la ricerca è finita a mani vuote: oltre alla deterrenza, non c'è niente.
Stati Uniti e Russia stanno infliggendo danni enormi ad avversari militarmente molto più deboli senza raggiungere i loro obiettivi. Intanto Washington spende quasi mille miliardi di dollari per modernizzare il proprio arsenale atomico senza che nessuno abbia spiegato cosa il Pentagono debba farne: la scorsa primavera l'amministrazione Trump ha deciso di non aggiornare la Nuclear Posture Review, il documento che illustra al Congresso e all'opinione pubblica la politica nucleare americana, tenendo valida la versione del 2018. L'attuale sottosegretario alla Difesa con delega alla politica di sicurezza, Elbridge Colby, scrisse nel 2013 che gli Stati Uniti dovrebbero tenere aperta l'opzione di rispondere con armi termonucleari a un grave attacco informatico.
La Guerra Fredda, ricorda Nichols, ha insegnato che la deterrenza strategica mantiene la pace tra le potenze nucleari, ma anche che quelle stesse armi sono quasi inutili nei conflitti regionali. In Corea i militari presentarono a Harry Truman e a Dwight Eisenhower piani per colpire obiettivi in Asia orientale, Cina compresa, ma entrambi i presidenti si tirarono indietro per il rischio di una guerra con l'Unione Sovietica. In Vietnam il senatore Barry Goldwater propose di usare l'atomica per defoliare le giungle e scoprire le linee di rifornimento nemiche, un'idea che contribuì alla sua sconfitta elettorale, mentre durante l'assedio di Khe Sanh l'esercito preparò all'insaputa del presidente Lyndon Johnson un piano per usare le armi nucleari come ultima risorsa: quando lo scoprì, Johnson si infuriò e lo fece cancellare. Nel 1969 Richard Nixon chiese piani per colpire la Corea del Nord dopo l'abbattimento di un aereo da ricognizione americano, ma li accantonò perché nessuno sapeva come disarmare Pyongyang senza provocare distruzioni su vasta scala e rischiare un'escalation. Nella guerra del Golfo del 1991 l'opzione nucleare non fu mai presa sul serio: il generale George Lee Butler, allora a capo del comando strategico dell'aviazione americana, disse poi che gli studi interni avevano già bollato una campagna nucleare contro l'Iraq come "militarmente inutile e politicamente assurda".
Quando invase l'Ucraina all'inizio del 2022, Vladimir Putin ordinò con grande clamore di mettere le forze nucleari strategiche russe in "regime speciale di servizio di combattimento", parole che secondo Nichols non avevano alcun significato militare: nessun segnale di una maggiore allerta nucleare russa è mai emerso. Da allora Putin è rimasto volutamente vago sulla dottrina che prevede l'uso dell'atomica solo contro minacce "critiche" alla sovranità e all'"integrità territoriale" della Russia e ha lasciato le minacce esplicite ai suoi portavoce. Per Nichols Mosca non ha vere opzioni nucleari in Ucraina: il vento soffia dall'Ucraina verso la Russia e un'esplosione rischierebbe di avvelenare gli stessi russi, gli Stati Uniti di Joe Biden avevano minacciato una risposta militare massiccia e la Cina ha avvertito che l'uso dell'atomica segnerebbe la fine del suo sostegno. Nemmeno il trasferimento di testate in Bielorussia nel 2023 ha prodotto qualcosa: l'unico a cambiare idea è stato il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko, che la scorsa settimana ha annunciato che il suo paese non parteciperà a operazioni contro l'Ucraina, mentre le testate restano lì, in deposito, "di poca utilità per chiunque". La guerra è al quarto anno, le forze russe subiscono perdite immense e l'Ucraina colpisce obiettivi in profondità nel territorio russo, compresa la capitale: quando il presidente Donald Trump la scorsa settimana ha chiesto a Volodymyr Zelensky se fosse disposto ad andare a Mosca per parlare con Putin, il presidente ucraino ha risposto: "È difficile. Ci sono molti droni ucraini lì. È molto pericoloso".
Gli iraniani, scrive Nichols, stanno infliggendo un'umiliazione simile agli americani. Trump ha lanciato più volte minacce interpretabili come nucleari: il 7 aprile ha scritto che se l'Iran non avesse accettato le richieste americane, compresa la riapertura dello stretto di Hormuz, "un'intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più". Solo le armi nucleari possono cancellare una nazione in una notte e Nichols definisce quella minaccia "genocida": l'Iran non si mosse, mentre arrivarono condanne da tutto il mondo, compresa quella di Leone XIV, il primo papa americano. Il giorno dopo Trump fece marcia indietro sostenendo, senza fondamento, che Teheran aveva presentato "una base praticabile su cui negoziare". A maggio ci riprovò: "Se non ci sarà un cessate il fuoco, dovrete solo guardare un grande bagliore levarsi dall'Iran". Di nuovo, il mondo reagì e l'Iran no. Per Nichols le minacce di distruzione totale di Trump "non significano nulla" e tendono ad arrivare proprio quando sta per cedere, come un modo per "coprire le sue ritirate".
Anche se Trump facesse sul serio, i costi politici ed economici dell'uso di un'arma nucleare supererebbero di gran lunga i benefici: un numero molto alto di vittime, ricadute radioattive sui paesi alleati e una regione, insieme a gran parte del mondo compresa la NATO, schierata contro gli Stati Uniti. Iran e Ucraina sono inferiori per ogni misura di forza militare, eppure, scrive Nichols, Stati Uniti e Russia "stanno affrontando sconfitte storiche": le guerre convenzionali sono facili da perdere, perché infliggere danni è semplice e controllare il territorio è difficile.
L'amministrazione Trump sostiene che considererebbe l'uso dell'atomica solo "in circostanze estreme per difendere gli interessi vitali degli Stati Uniti, dei suoi alleati e partner". Ma cosa sia una circostanza estrema, si chiede Nichols, non è chiaro: gli Stati Uniti stanno perdendo una guerra contro l'Iran, eppure una sconfitta nel Golfo non minaccia la loro esistenza, mentre un grande esercito russo combatte nel mezzo dell'Europa e Washington lavora per sconfiggerlo senza il coinvolgimento diretto delle forze NATO.
La prima lezione che Nichols trae è che le armi nucleari non possono sostituire la potenza convenzionale: la Cina sa che gli Stati Uniti hanno l'atomica, ma ciò che Pechino deve vedere nel Pacifico sono navi, aerei e soldati. La guerra con l'Iran ha svuotato le scorte americane di munizioni convenzionali, non quelle di bombe nucleari. La seconda è abbandonare la mentalità da Guerra Fredda: gli Stati Uniti si riservano ancora il diritto di usare per primi l'atomica, un retaggio di quando la NATO temeva di essere travolta dai carri armati sovietici, mentre oggi sarebbe la Russia a perdere rapidamente una guerra convenzionale contro l'alleanza. Per Nichols una dichiarazione di "non primo uso", cioè l'impegno a non ricorrere per primi alle armi nucleari, ancorerebbe la strategia americana alle realtà del ventunesimo secolo, insieme alla rinuncia alle testate tattiche ancora immagazzinate in Europa. La terza è una revisione completa della strategia di difesa: per Nichols l'approccio "sconsiderato e paranoico" di Trump, che tratta il mondo intero come potenzialmente ostile, "ha lasciato gli Stati Uniti meno sicuri e il mondo meno stabile".
L'amministrazione va però nella direzione opposta: si è ritirata dal trattato del 1987 sulle forze nucleari intermedie, vuole installare un nuovo missile da crociera a testata nucleare sui sottomarini e mettere armi atomiche sulle future corazzate "classe Trump", riportandole sulle navi di superficie americane per la prima volta dai primi anni Novanta. Nichols non si aspetta riforme finché Trump è in carica, ma invita il prossimo Congresso a cominciare a cancellare le richieste nucleari del Pentagono: "Una corsa alle spese nucleari da Guerra Fredda è bastata".
