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Anche se dovesse perdere la maggioranza al Congresso, Trump andrà avanti come nulla fosse
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Anche se dovesse perdere la maggioranza al Congresso, Trump andrà avanti come nulla fosse

I consiglieri più stretti del presidente raccontano ad Axios che Trump è indifferente all'esito delle elezioni di metà mandato. Vinca o perda, avrà un gruppo repubblicano al Congresso più fedele e le mani libere sulla sua successione nel 2028.

I consiglieri più stretti di Donald Trump raccontano ad Axios che il presidente non è particolarmente preoccupato dalla possibilità che i repubblicani perdano la Camera, il Senato o entrambe le camere nelle elezioni di metà mandato di questo autunno. Preferirebbe naturalmente una vittoria netta dei repubblicani, ma appare quasi indifferente al risultato e persino alla prospettiva di una lunga serie di indagini democratiche sulla sua famiglia, sul suo patrimonio e sulle sue politiche. La ragione è semplice: qualunque verdetto esca dalle urne, Trump resterà forte quanto prima, se non di più, almeno agli occhi dell'elettorato repubblicano.

Negli ultimi due anni del suo mandato avrà comunque di fronte un gruppo parlamentare repubblicano più fedele di quello attuale. Continuerà a esercitare il ruolo di grande elettore nella corsa presidenziale del 2028, a spingere i confini del potere presidenziale oltre le norme legislative — come ha sempre fatto — e a usare la grazia presidenziale per proteggere i propri alleati. Trump non è il tipo di presidente che condivide il palco, passa il testimone o prepara con discrezione un successore: sfrutterà fino in fondo la posizione di forza conquistata nel partito.

Un Congresso sempre più trumpiano

Al Senato quasi tutti i suoi critici sono destinati a uscire di scena, per sconfitta o per ritiro, mentre la nuova generazione di eletti sarà marcatamente trumpiana. Se i repubblicani dovessero conservare la maggioranza, le presidenze delle commissioni potrebbero andare a fedelissimi come Mike Lee dello Utah, Ron Johnson del Wisconsin e Rick Scott della Florida. Alla Camera, dove Trump è già di fatto lo Speaker facente funzioni, i pochi repubblicani che lo criticavano apertamente non siederanno nel prossimo Congresso: Thomas Massie del Kentucky e Marjorie Taylor Greene della Georgia lasceranno il posto a deputati che devono soprattutto a lui il proprio seggio.

Il controllo quasi assoluto sulla base elettorale gli consegna anche un ruolo chiave nella scelta del prossimo candidato repubblicano alla Casa Bianca nel 2028 e la definizione del messaggio con cui il partito affronterà la campagna. Trump vorrebbe un ticket formato da JD Vance e Marco Rubio e, salvo ripensamenti, con ogni probabilità riuscirà a imporlo. È difficile immaginare che un aspirante alla nomination, a cominciare dagli stessi Rubio e Vance, tenti di prendere le distanze dal presidente mentre continua a lavorare per lui e a cercarne l'appoggio.

Trump userà inoltre tutte le leve del potere per continuare a raccogliere fondi ed estendere la propria influenza ben oltre la fine della presidenza. "Gli piace il fatto che, quando dice a qualcuno di dargli dei soldi, quello glieli dà", ha spiegato un consigliere ad Axios. Un altro sostiene che Trump continuerà a godersi a tempo indeterminato lo spettacolo dei repubblicani costretti a implorare il suo sostegno.

Il vero scontro sarà sul potere del Congresso

Trump continuerà a giocare fino all'ultimo con l'ipotesi di una nuova candidatura alla presidenza, ma si tratterà soprattutto di un'operazione d'immagine e di uno strumento per tenere Vance e Rubio sotto controllo. Alla Casa Bianca, intanto, si osserva con attenzione la concorrenza esterna, formata dai possibili sfidanti che non lavorano direttamente per lui: il governatore della Florida Ron DeSantis, il senatore del Texas Ted Cruz e quello del Missouri Josh Hawley.

Il nodo più serio resta però istituzionale: lo scontro sul potere di controllo del Congresso nei confronti dell'esecutivo, una delle ultime prerogative che i parlamentari difendono ancora con convinzione. Che cosa accadrebbe se Trump ordinasse all'intera sua Amministrazione, ai suoi familiari e amici di ignorare semplicemente le convocazioni parlamentari? È questa la domanda che rende quasi irrilevante agli occhi di Trump il conteggio dei seggi di novembre: una maggioranza democratica potrebbe aprire tutte le indagini che vuole, ma servirebbe a poco se, dall'altra parte, nessuno accettasse di rispondere.

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