Marjorie Taylor Greene e Tucker Carlson stanno lavorando alla nascita di un nuovo partito costruito intorno allo slogan America First e all'opposizione alla guerra con l'Iran. L'iniziativa riunisce alcuni ex alleati del presidente Donald Trump che hanno lasciato il Partito Repubblicano o sono entrati in conflitto con lui. Il gruppo non ha ancora presentato una struttura formale, ma Greene ha annunciato che "il movimento è cominciato" e Carlson ha già detto di voler contribuire alla creazione di un terzo partito.
Greene ha pubblicato il 1° agosto una foto della riunione. Carlson siede a capotavola, accanto al deputato del Kentucky Thomas Massie e a Joe Kent, ex direttore del National Counterterrorism Center, il Centro nazionale antiterrorismo. Al tavolo ci sono anche Greene e Brian Glenn, il giornalista conservatore che ha sposato pochi giorni prima. La scena, con biscotti al cioccolato e latte davanti ai partecipanti, mostra per la prima volta insieme il nucleo politico del progetto.
Greene ha legato direttamente l'iniziativa alla politica estera del presidente. "Avevamo detto basta guerre all'estero, facevamo sul serio e abbiamo sostenuto Donald Trump perché aveva fatto quella promessa. Ma ci ha traditi tutti", ha scritto su X. L'ex deputata della Georgia ha definito l'impegno del gruppo "America First per tutti gli americani, di destra, di sinistra e di centro". Il tentativo è quindi quello di presentare l'opposizione alla guerra come una causa capace di superare i confini tradizionali tra Repubblicani e Democratici.
Greene parlava già apertamente di un nuovo partito prima della foto. Il 30 giugno aveva detto a Piers Morgan che un gruppo di esponenti della destra e della sinistra avrebbe potuto unirsi per creare un partito concentrato sugli interessi americani, senza cadere nelle trappole dei due schieramenti. L'ex deputata si era dimessa dal Congresso a gennaio dopo essersi detta stanca dei Repubblicani e aveva scelto di non affrontare una primaria ostile dopo gli attacchi pubblici del presidente.
Carlson aveva assunto una posizione simile. A giugno l'ex conduttore di Fox News aveva detto che non avrebbe più votato per i Repubblicani perché, a suo giudizio, il partito non era fedele agli Stati Uniti e metteva gli interessi di un paese straniero davanti a quelli dei cittadini americani. Il riferimento era a Israele. A luglio ha poi dichiarato alla Columbia Journalism Review: "Ci sarà un terzo partito e farò tutto quello che posso per contribuire a farlo nascere". Per Carlson, Repubblicani e Democratici dedicano troppa attenzione agli affari internazionali mentre peggiorano le condizioni di vita degli americani.
La guerra con l'Iran ha trasformato lo slogan America First nel principale terreno di scontro tra il presidente e il gruppo. Greene, Carlson, Massie e Kent sostengono che il conflitto, iniziato a febbraio, contraddica la promessa di porre fine alle "guerre senza fine". Kent si è dimesso a marzo dall'incarico di capo dell'antiterrorismo perché non poteva, come ha scritto, sostenere in coscienza una guerra contro un paese che a suo giudizio non rappresentava una minaccia imminente per gli Stati Uniti. Ha accusato inoltre Israele e la sua lobby americana di aver spinto Washington verso il conflitto.
Massie ha portato la stessa opposizione dentro il Congresso. Alla fine di luglio è stato tra i Repubblicani che hanno votato una risoluzione sui poteri di guerra per limitare l'autorità del presidente nella conduzione del conflitto con l'Iran. La Camera l'ha approvata con 214 voti favorevoli e 208 contrari. Il deputato aveva già rotto con il presidente sul caso Jeffrey Epstein e a maggio ha perso le primarie repubblicane del Kentucky contro Ed Gallrein, un ex militare sostenuto da Trump. Il suo mandato termina a gennaio.
Anche Greene e Massie si erano opposti al presidente sulla pubblicazione dei documenti del dipartimento della Giustizia relativi a Jeffrey Epstein. Entrambi avevano votato per costringere l'amministrazione a diffondere tutti i file. Greene aveva poi annunciato le dimissioni dal Congresso dopo che Trump l'aveva attaccata e aveva spiegato di non voler affrontare una primaria che considerava personale e distruttiva. La rottura sull'Iran ha quindi consolidato un rapporto politico già segnato da altri scontri con la Casa Bianca.
Trump ha risposto con attacchi personali contro i suoi ex alleati. Ha definito Greene una "traditrice", Kent una "persona spregevole", Carlson una "persona con un basso quoziente intellettivo" e Massie "debole e patetico". Il presidente ha difeso la guerra sostenendo che serva a impedire all'Iran di ottenere un'arma nucleare. Ha respinto anche l'accusa di essersi lasciato trascinare da Israele e ha affermato che, semmai, sarebbe stato lui a forzare la mano del governo israeliano.
Il nuovo movimento nasce mentre diversi sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani è contraria alla guerra con l'Iran, nella quale sono morti 18 militari statunitensi e migliaia di iraniani. Questo dissenso non elimina gli ostacoli elettorali. Nessun candidato esterno ai due grandi partiti ha vinto la presidenza nell'era moderna e solo pochi membri del Congresso non sono affiliati ai Repubblicani o ai Democratici.
Greene e Carlson puntano a separare l'idea di America First dalla fedeltà personale al presidente. La loro proposta unisce il rifiuto delle guerre all'estero, la critica al peso di Israele nelle scelte di Washington e il malcontento verso entrambi i grandi partiti. La foto del 1° agosto non equivale ancora alla fondazione di una nuova organizzazione politica, ma rende visibile un gruppo che dichiara di voler trasformare la frattura interna al movimento trumpiano in un progetto autonomo.
