Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky teme che gli Stati Uniti possano abbandonare l'Ucraina e schierarsi con la Russia. "Se gli Stati Uniti si dovessero schierare ufficialmente con la Russia, se questi due Paesi agiranno insieme, è chiaro che non prevarremo e non riusciremo a resistere", ha detto ieri in un'intervista in inglese a Meet the Press, il programma politico domenicale della NBC. "Se gli Stati Uniti dovessero decidere di sostenere Putin, sarebbe incredibile. Una tragedia. Un errore storico e una grande tragedia".
Le sue parole arrivano dopo giorni di tensioni crescenti tra Kyiv e Washington. Il 9 ottobre il presidente Donald Trump ha annunciato un accordo per acquistare gasolio russo, con l'obiettivo di far scendere i prezzi dei carburanti prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Per favorire il ritorno sul mercato del gasolio russo, Trump ha anche chiesto all'Ucraina di sospendere gli attacchi alle raffinerie di Mosca. Kyiv ha accettato con riluttanza e ha fermato i raid per qualche giorno, senza però ottenere una tregua nei bombardamenti russi sulle città ucraine. Venerdì Trump ha poi sospeso le nuove sanzioni americane contro Mosca.
Nella stessa intervista Zelensky ha riferito che gli Stati Uniti hanno ripreso a condividere con Kyiv le informazioni di intelligence sui lanci di missili balistici russi. "Siamo molto grati per questo. Ora tutto ha preso a funzionare", ha detto. Secondo il presidente ucraino, soltanto gli americani possono fornire queste informazioni, che Kyiv non avrebbe ricevuto durante gli attacchi russi per tre giorni consecutivi. Trump ha negato di aver interrotto la condivisione dell'intelligence. Ma già nei giorni precedenti, secondo il Financial Times, gli inviati di Trump avevano minacciato di sospendere la condivisione dell'intelligence se l'Ucraina avesse continuato a colpire le raffinerie russe.
Starshield, Kyiv accusa Washington delle restrizioni
Restano attive invece, secondo Kyiv, le limitazioni a Starshield, il servizio satellitare militare di SpaceX basato sulla rete Starlink e fornito all'Ucraina attraverso un contratto del Pentagono. Le forze ucraine lo usano per le comunicazioni e per guidare droni impiegati sia negli attacchi sia nella difesa dalle incursioni russe. Le prime segnalazioni ucraine risalgono almeno a mercoledì 14 ottobre: secondo il Wall Street Journal, nelle prime ore di quella mattina il diplomatico Denys Sienik aveva già avvertito alcuni parlamentari americani delle improvvise restrizioni ai terminali satellitari militari.
Kyiv sostiene che i terminali montati sui droni perdano il collegamento quando superano le 100 miglia orarie, circa 160 chilometri orari, e presentino problemi anche a velocità inferiori. Zelensky ha parlato di "un'operazione pianificata" e alla NBC ha affermato che "il messaggio è arrivato dal governo" americano, senza indicare da quale ufficio. "Non so da chi, da quale ufficio", ha aggiunto. Trump ha negato di aver ordinato le restrizioni e ha detto di non credere che lo abbia fatto Elon Musk, fondatore di SpaceX.
Musk ha invece ricondotto le decisioni sull'impiego di Starshield alle autorità americane, affermando che i sistemi sono "di proprietà e sotto il controllo del governo degli Stati Uniti". Secondo Reuters, la richiesta di limitare il servizio sarebbe effettivamente partita dalla Casa Bianca. Un gruppo di senatori di entrambi i partiti ha chiesto al Pentagono l'apertura di un'indagine per capirci di più.
Ieri, sempre a Meet the Press, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha però definito "molto sconsiderate" le accuse di Zelensky. Ha ricordato che Trump e il Segretario di Stato Marco Rubio hanno escluso categoricamente che qualcuno alla Casa Bianca abbia ordinato tali restrizioni, poi ha invitato il presidente ucraino a "fare molta attenzione" a dichiarazioni che, a suo dire, non corrispondono al vero. Alla domanda sul perché il servizio fosse peggiorato, Bessent ha risposto di non saperne nulla.
Per Kyiv invece il problema resta aperto. "Sulla base delle informazioni di cui disponiamo, non possiamo confermare che le piene capacità di Starshield siano state ripristinate", ha dichiarato sabato Sienik, alto diplomatico ucraino negli Stati Uniti. Ha aggiunto che, a "quattro (4!) giorni" dalle richieste di chiarimenti, né il Pentagono né SpaceX hanno dato una risposta. Da notare che le forze ucraine utilizzano Starshield soltanto all'interno dei confini dell'Ucraina, perché il servizio non funziona comunque sul territorio russo. Non è quindi questo il sistema con cui vengono guidati i droni diretti contro gli impianti petroliferi che Trump vuole proteggere dagli attacchi.
L'Ucraina riprende i raid sugli impianti petroliferi russi
A tal proposito, mercoledì Zelensky aveva ordinato proprio di riprendere gli attacchi agli impianti petroliferi russi, sfidando Trump, che aveva accusato di fare pressione sull'Ucraina anziché sulla Russia. Il giorno dopo è stata colpita una raffineria a sud-est di Mosca. Ieri invece un attacco con droni su San Pietroburgo ha provocato un incendio in un grande terminal petrolifero, secondo quanto riferito dal governatore della città e da un'azienda ucraina produttrice di droni, che ha dichiarato che nell'operazione erano stati impiegati i propri velivoli.
Kyiv sostiene da tempo che i raid sulle raffinerie abbiano un effetto limitato sui prezzi dei carburanti. A farli salire sarebbero soprattutto la guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran e il conseguente calo delle esportazioni di prodotti petroliferi. Gli attacchi ucraini, sostiene Kyiv, mettono invece sotto pressione l'industria petrolifera russa e riducono le entrate con cui Mosca finanzia la guerra.
"I nostri attacchi in profondità, i tentativi di colpire le raffinerie russe, non danneggiano gli Stati Uniti e non danneggiano il mondo", ha detto al New York Times Oleksandr Merezhko, presidente della Commissione Esteri del Parlamento ucraino. "Danneggiano solo la Russia e ci danno la possibilità di portare Putin al tavolo dei negoziati". Ma per usare quella che considera l'unica leva in grado di spingere Putin a trattare, l'Ucraina si trova ora sempre più apertamente a sfidare proprio l'alleato da cui dipendono le informazioni di intelligence sui lanci di missili e le comunicazioni di una parte dei suoi droni.
