Il presidente Donald Trump ha dato oggi il suo "pieno e totale sostegno" a Benjamin Netanyahu, a soli 9 giorni dalle elezioni israeliane del 27 ottobre. In un lungo post su Truth Social ha definito il primo ministro "un grande premier guerriero e un partner per la pace ancora più grande nella lotta contro la Repubblica islamica dell'Iran". Ha poi legato esplicitamente l'esito del voto al conflitto con Teheran: "Se Israele avrà il leader sbagliato, cioè chiunque non sia Bibi, l'America dovrà fare questo lavoro da sola e non sono incline a che ciò avvenga".
Fino a pochi giorni fa Trump aveva evitato accuratamente di schierarsi. Martedì aveva detto ai giornalisti di non averci "nemmeno pensato". Giovedì, in un'intervista a Newsmax, aveva spiegato di non fidarsi "di nessuno" in politica, aggiungendo che, a suo dire, gli israeliani gli attribuirebbero il 99% dei voti se si candidasse a primo ministro. Il sostegno esplicito a un candidato in un'elezione straniera si discosta dalla tradizionale prudenza dei presidenti americani, ma per Trump non è una novità: lo ha già fatto, con risultati misti, in Ungheria, Colombia, Argentina, Giappone e Honduras.
Nel messaggio di oggi il presidente ha anche difeso la campagna militare condotta insieme a Israele contro l'Iran. Secondo Trump, prima o poi la Repubblica Islamica avrebbe cercato di mantenere la promessa di "distruggere il Piccolo Satana e il Grande Satana", cioè Israele e gli Stati Uniti. Ora, ha sostenuto, l'Iran è stato "sistematicamente distrutto, sia militarmente sia finanziariamente" e, "a meno che non cambi rapidamente atteggiamento, presto finiremo il lavoro". Martedì Axios aveva già riferito che i due leader avrebbero discusso una nuova offensiva su larga scala contro l'Iran, da lanciare prima delle elezioni israeliane e di quelle americane di metà mandato, previste per il 3 novembre. La Casa Bianca aveva definito falsa la ricostruzione.
Il resto del post è un elogio personale del premier israeliano. "Bibi Netanyahu è stato forte, coraggioso e brillante di fronte a un'enorme opposizione, anche all'interno dello stesso Israele", ha scritto Trump. "Uomini o donne comuni, in situazioni simili, avrebbero ceduto alla pressione. Ma Bibi non ha ceduto: è diventato ancora più forte e conserva tuttora quella forza". Netanyahu, secondo il presidente, è "il tipo di partner che gli Stati Uniti pretendono da Israele, un Paese per il quale hanno fatto così tanto".
Il messaggio si conclude con una formula da lettera ufficiale: "Che questa lettera rappresenti il mio pieno e totale endorsement a Bibi Netanyahu nella sua prossima corsa per la rielezione a primo ministro di Israele". Poco dopo Netanyahu ha ringraziato Trump su X per "l'enorme sostegno e il lavoro svolto insieme". "Insieme completeremo la missione", ha scritto, accompagnando il messaggio con un video che raccoglie gli elogi del presidente americano.
תודה לך הנשיא טראמפ על התמיכה האדירה והעבודה המשותפת.
— Benjamin Netanyahu - בנימין נתניהו (@netanyahu) October 18, 2026
יחד נשלים את המשימה! pic.twitter.com/0D4h9hkL5o
Il blocco del premier resta lontano dalla maggioranza
L'endorsement di Trump arriva nella fase decisiva della campagna elettorale e potrebbe dare una spinta a Netanyahu, la cui permanenza alla guida del governo israeliano è quantomai incerta: quasi tutti i sondaggi assegnano al suo schieramento meno dei 61 seggi necessari per avere la maggioranza nella Knesset, il Parlamento israeliano. Il 27 ottobre gli elettori ne rinnoveranno i 120 membri, senza scegliere direttamente il primo ministro: per nominarne uno servirà una maggioranza parlamentare.
Il modello previsionale di Daniele Angrisani sulle elezioni israeliane, nella versione basata su 45 rilevazioni pubblicate fino al 15 ottobre, assegna 53 seggi al blocco di Netanyahu e 50 ai partiti dell’opposizione sionista, conteggiati separatamente dalle liste arabe. A queste ultime andrebbero 13 seggi, mentre i restanti 4 spetterebbero ai Riservisti, una lista esterna ai due schieramenti.
Nei 53 seggi del blocco di Netanyahu sono compresi i 4 attribuiti a Popolo d’Israele, il partito dell’ex generale Ofer Winter, che ha annunciato di voler sostenere soltanto Netanyahu come primo ministro. La lista, tuttavia, non supera la soglia di sbarramento del 3,25% in circa 4 simulazioni su 10, mettendo ancora più a rischio la capacità del blocco a supporto dell'attuale premier di ottenere abbastanza seggi. Così nelle 20.000 simulazioni del modello, il blocco del premier non raggiunge praticamente mai la maggioranza da solo. Nell’88% dei casi, inoltre, né questo schieramento né quello dell’opposizione sionista ottengono i seggi necessari per governare senza il sostegno esterno dei partiti arabi.
In base alla mediana delle stime dei sondaggi dell’ultima settimana, il primo partito è Yashar, guidato dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, con 21 seggi, contro i 20 del Likud di Netanyahu. L’unico istituto che di recente ha assegnato 61 seggi alla coalizione del premier è Direct Polls, che realizza rilevazioni per Canale 14 e i24NEWS. Lo stesso istituto attribuisce però al Likud, in media, oltre sei seggi in più rispetto agli altri sondaggisti. Questo scostamento, da solo, non consente di stabilire quali stime siano più accurate.
Secondo il modello, per raggiungere quota 61 senza il sostegno di altre forze, il blocco di Netanyahu dovrebbe infatti guadagnare 9,5 punti percentuali, sottraendoli al campo avversario. Le simulazioni retrospettive sulle elezioni del 2020, del 2021 e del 2022 indicano che il modello avrebbe effettivamente sottostimato il risultato dello schieramento del premier rispetto al risultato effettivo delle elezioni. A dodici giorni dal voto, tuttavia, lo scarto era compreso tra 0,6 e 2,1 punti percentuali: un errore molto più contenuto del recupero che servirebbe questa volta.
Non è scontato, peraltro, che il sostegno di Trump porti nuovi voti al Likud. Secondo NBC News, negli ultimi mesi la popolarità del presidente in Israele è diminuita proprio a causa dei disaccordi tra Washington e il governo israeliano sull'Iran.
