Il presidente Donald Trump ha accolto il leader cinese Xi Jinping ai piedi della scaletta del suo aereo alla Joint Base Andrews, la base militare alle porte di Washington, per l'inizio di una visita di Stato di tre giorni. Quasi negli stessi minuti il segretario al Tesoro Scott Bessent, che guida i negoziati commerciali con Pechino, ha annunciato in un'intervista a Fox News che Stati Uniti e Cina hanno deciso di prolungare di due mesi la tregua commerciale in scadenza il 10 novembre. La nuova scadenza è il 10 gennaio, "per darci più tempo per vedere cosa possiamo fare sul piano economico", ha detto Bessent. Il governo cinese non ha ancora confermato la proroga.
Di solito un presidente americano non va in aeroporto ad accogliere i capi di Stato stranieri: li riceve alla Casa Bianca con una cerimonia ufficiale. Ronald Reagan, George W. Bush e Barack Obama lo avevano fatto per i papi, Richard Nixon per l'imperatore giapponese Hirohito. Xi, inoltre, non era andato ad accogliere Trump all'aeroporto di Pechino durante la visita del presidente in Cina a maggio.
Il Boeing 747 di Air China è atterrato alle 17:39 ora di Washington (le 23:39 in Italia). Trump e la moglie Melania hanno stretto la mano a Xi e alla moglie Peng Liyuan su un tappeto rosso fiancheggiato da militari americani, mentre la banda dell'aeronautica suonava i due inni nazionali. Durante l'inno americano due bombardieri B-1 hanno sorvolato la pista con un rumore così forte che Trump ha sussultato e abbassato per un istante la testa.
President Donald J. Trump and First Lady Melania Trump greet President Xi Jinping of China and Madame Peng Liyuan upon their arrival in Washington, D.C., ahead of the state visit at the White House. pic.twitter.com/nm2vGonChM
— The White House (@WhiteHouse) September 24, 2026
Oggi Xi, che torna alla Casa Bianca per la prima volta dal 2015, sarà ricevuto con una seconda cerimonia e un picchetto d'onore. Sono previsti poi l'incontro tra i due presidenti e in serata una cena di Stato, a cui dovrebbero partecipare anche dirigenti di OpenAI, Google e Nvidia. Venerdì i due leader visiteranno gli Archivi nazionali, dove sono conservati i documenti fondativi degli Stati Uniti. Secondo la Casa Bianca, in agenda ci sono l'intelligenza artificiale, il fentanyl e la tregua commerciale. Trump ha detto ai giornalisti che parlerà anche della guerra con l'Iran: "Ne parlerò insieme a molti altri argomenti, ma sta andando tutto bene, anche su quello". In un comunicato diffuso dai media statali cinesi Xi ha chiesto che i due paesi costruiscano un rapporto stabile fondato sulla cooperazione, che tenga la competizione "entro certi limiti".
La tregua era stata firmata in Corea del Sud l'anno scorso, dopo una guerra commerciale in cui Trump aveva alzato i dazi sulle merci cinesi fino al 145 per cento. Gli Stati Uniti hanno sospeso alcuni dazi e altre restrizioni sull'economia cinese e in cambio la Cina garantisce un flusso costante di terre rare, i minerali necessari alle fabbriche americane di automobili, semiconduttori, aerei e utensili elettrici. Bessent ha incontrato due volte il vicepremier cinese He Lifeng, domenica e mercoledì, per provare a raggiungere "un accordo più ampio". Le due parti stanno lavorando per ridurre i dazi su 30 miliardi di dollari di importazioni per ciascun paese e dovrebbero fare annunci anche su servizi finanziari e acquisti agricoli. Bessent ha ammesso che la Cina è "in ritardo" su alcuni acquisti di prodotti agricoli americani.
La proroga sembra includere il rinvio delle nuove restrizioni cinesi sulle terre rare, che sarebbero scattate il 10 novembre. Le regole darebbero a Pechino il diritto di autorizzare qualsiasi spostamento oltre confine, in qualunque paese del mondo, di un prodotto il cui valore sia composto almeno per lo 0,1 per cento da terre rare cinesi. Estenderebbero inoltre i controlli a cinque tipi di terre rare finora non regolati. In Europa le case automobilistiche avevano avvertito che perfino trasportare un sedile da una fabbrica in Polonia a uno stabilimento di assemblaggio in Germania avrebbe richiesto il permesso della Cina. Un anno fa Bessent aveva accusato Pechino di aver "puntato un bazooka contro le catene di approvvigionamento e la base industriale di tutto il mondo libero". Jens Eskelund, presidente della Camera di commercio dell'Unione Europea in Cina, ha detto che un rinvio di due mesi non basta a dare alle imprese europee la trasparenza e la prevedibilità di cui hanno bisogno.
I due mesi in più coprono un periodo fitto di appuntamenti. Dal 26 al 29 ottobre si riunisce a Pechino il Comitato centrale del Partito comunista cinese. Il 3 novembre negli Stati Uniti si vota per le midterm. Il 18 e 19 novembre Xi ospiterà a Shenzhen il vertice dell'APEC, l'organizzazione di cooperazione economica tra i paesi dell'Asia e del Pacifico. Il 14 e 15 dicembre Trump riceverà a Miami i leader del G20. Se il vertice di Washington andrà bene, ognuno dei due dovrebbe partecipare all'evento organizzato dall'altro: sarebbero quattro incontri di persona in un anno, un ritmo quasi senza precedenti.
Bessent ha detto di credere che la Cina accetterà anche un sistema di notifica per gli incidenti legati all'intelligenza artificiale che toccano la sicurezza nazionale. Secondo lui Pechino è "molto desiderosa" di discutere di IA con gli Stati Uniti. I due paesi stanno cercando di definire i rischi principali, tra cui agenti di intelligenza artificiale fuori controllo e gruppi non statali che usano l'IA per attacchi informatici o per creare armi biologiche. Martedì però, all'Assemblea generale dell'ONU, Trump ha detto di respingere "totalmente" qualsiasi tentativo di costruire un sistema globale di controllo della tecnologia. Anche per questo gli analisti non si aspettano accordi importanti sull'IA dal vertice.
Il senatore repubblicano Roger Wicker, presidente della commissione Forze armate del Senato, ha detto martedì in un discorso in aula che avrebbe sconsigliato l'invito a un "dittatore brutale, non eletto e oppressivo, che cerca di dominare i suoi vicini e il cui enorme arsenale militare è puntato direttamente contro gli Stati Uniti d'America". Wicker ha chiesto a Trump di interrogare Xi sul riarmo cinese e sul sostegno all'Iran. Il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto che il rapporto tra i due paesi "definirà il XXI secolo" e che non parlarsi ai massimi livelli sarebbe "irresponsabile".
Nelle ultime settimane Trump ha minimizzato più volte le azioni cinesi contro gli interessi americani, come ha ricostruito il New York Times. A luglio, in un discorso in prima serata, aveva accusato la Cina di aver interferito nelle elezioni del 2020. Secondo diversi funzionari americani, dall'inizio della guerra con l'Iran aziende cinesi hanno fornito a Teheran immagini satellitari e l'accesso a un satellite spia, usati per attacchi nella regione. Quando gli è stato chiesto delle immagini che avrebbero permesso attacchi mortali contro le truppe americane in Giordania, Trump ha risposto che i cinesi "fanno sostanzialmente quello che facciamo noi" e che "anche noi li spiamo".
Julian Gewirtz, studioso della Columbia University che ha lavorato sulla Cina alla Casa Bianca e al dipartimento di Stato durante l'amministrazione Biden, ha detto al New York Times che Trump mostra "un grado straordinario di deferenza" verso Xi. "Che cosa ottiene Trump per l'America in cambio di tutta questa cerimonia?", si è chiesto. R. Nicholas Burns, ambasciatore a Pechino con Biden, ha ricordato che i presidenti americani di solito trattano gli alleati meglio degli avversari e che i cinesi si lasciano influenzare più dalla forza che dalle lusinghe. Secondo Jonathan Czin, ricercatore della Brookings Institution, un think tank di Washington, ed ex analista della CIA, Xi sa che dopo le midterm Trump rischia di essere politicamente indebolito e di dover governare con un Congresso diviso. Per questo punta a guadagnare tempo e sta già pensando a cosa verrà dopo di lui.
L'apertura del presidente verso Pechino coincide con un cambiamento dell'opinione pubblica americana, che negli ultimi anni ha migliorato il suo giudizio sulla Cina. Secondo i dati diffusi mercoledì dal Pew Research Center, uno dei principali istituti di ricerca americani, il 54 per cento degli americani ha un'opinione negativa della Cina, contro il 68 per cento del 2021, mentre il 27 per cento ne ha una positiva. Il Chicago Council on Global Affairs, un think tank che studia da tempo le opinioni degli americani sulla politica estera, ha rilevato a luglio che il 57 per cento è favorevole a una "cooperazione amichevole" con la Cina, contro il 40 per cento del 2024. Sono d'accordo il 68 per cento dei democratici e il 43 per cento dei repubblicani.
Secondo Gallup la quota di americani con un'opinione favorevole della Cina è salita quest'anno al 34 per cento, più del doppio rispetto al minimo del 2023. I giovani sono i più aperti verso Pechino. Laura Silver del Pew ha detto al New York Times che le generazioni più giovani "hanno conosciuto la Cina come una superpotenza".
Nessuna delle grandi reti televisive americane ha trasmesso in diretta l'arrivo di Xi. ABC, CBS, CNN, Fox News e NBC, che gestiscono il gruppo di telecamere condiviso della Casa Bianca, da lunedì hanno sospeso le riprese degli eventi pubblici del presidente per solidarietà con CNN, MS NOW e Politico, i cui giornalisti sono stati esclusi dalla Casa Bianca. Mercoledì il giudice federale Timothy Kelly ha ascoltato le argomentazioni della causa intentata dalle tre testate, ma non ha ancora deciso. Lungo il percorso del corteo di Xi verso il centro di Washington si sono radunate centinaia di persone tra oppositori del governo cinese e sostenitori del leader, con alcuni scontri vicino alla base di Andrews.
