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Xi da Trump, la strategia cinese è guadagnare tempo
Trump e Xi Jinping a Pechino, durante la visita del presidente americano in Cina, il 15 maggio 2026. Credito: Daniel Torok / The White House — opera del governo degli Stati Uniti.
Politica estera 34 min di lettura

Xi da Trump, la strategia cinese è guadagnare tempo

Il presidente americano cerca stabilità prima delle elezioni di metà mandato, Pechino punta a consolidare la propria forza. Al vertice anche la proposta di un “telefono rosso” per le emergenze legate all’intelligenza artificiale.

Il presidente cinese Xi Jinping arriverà oggi alla Joint Base Andrews, la base militare alle porte di Washington, dove sarà accolto personalmente da Donald Trump. È la prima visita di Stato di un leader cinese negli Stati Uniti dal 2015. I colloqui alla Casa Bianca sono in programma giovedì, dopo una cerimonia di benvenuto con gli onori militari. In serata, Trump e la first lady Melania ospiteranno Xi e la moglie Peng Liyuan per una cena di Stato, la prima dopo quella offerta a re Carlo III e alla regina Camilla ad aprile.

Sarà il terzo faccia a faccia tra i due in meno di un anno, dopo l’incontro di maggio a Pechino. Altri potrebbero seguire a novembre, al vertice APEC di Shenzhen, e a dicembre, al G20 di Miami. I due leader si presentano al tavolo con orizzonti politici molto diversi, secondo un’analisi del New York Times.

Trump deve fare i conti con le elezioni di metà mandato di novembre e con una guerra contro l’Iran che si trascina da mesi. Xi si prepara invece a un quarto mandato alla guida del Partito Comunista, che gli consentirebbe di restare al potere per altri 5 anni. Una nuova guerra commerciale colpirebbe i consumatori americani a ridosso del voto: un rischio che Trump non può permettersi.

Anche l’economia cinese è in difficoltà, ma Xi non deve rispondere agli elettori e può cercare di prolungare la distensione alle proprie condizioni. Una tregua stabile darebbe a Pechino il tempo di rilanciare un’economia indebolita dalla crisi immobiliare, dall’elevata disoccupazione giovanile e dall’eccesso di capacità produttiva.

Consentirebbe inoltre a Xi di ricostituire i vertici delle Forze Armate, decimati dalle purghe contro la corruzione e la slealtà politica, e di rafforzare la potenza industriale, tecnologica e militare del Paese in vista di un futuro confronto con gli Stati Uniti. Secondo gli analisti, la Cina trae vantaggio ogni volta che l’attenzione di Trump si sposta altrove: i contrasti con gli alleati tradizionali e la guerra in Iran indeboliscono la posizione americana e sottraggono risorse militari al Pacifico.

“Per Xi, Trump rappresenta una finestra di opportunità per la Cina, quindi la sua priorità è guadagnare tempo”, ha detto al New York Times Suisheng Zhao, direttore del China Center dell’Università di Denver.

Nel primo mandato di Trump, Xi si era mostrato accomodante. Con l’accordo commerciale di “fase uno”, firmato nel gennaio 2020, Pechino si era impegnata ad acquistare, nell’arco di due anni, 200 miliardi di dollari di beni e servizi americani in più rispetto ai livelli del 2017. L’impegno non fu mai rispettato: secondo il Peterson Institute for International Economics, gli acquisti raggiunsero appena il 58% del totale previsto dall’accordo.

Lo scorso anno i rapporti di forza si sono ribaltati. Di fronte ai dazi del cosiddetto “Liberation Day”, Xi ha risposto con dazi altrettanto elevati e ha poi limitato le esportazioni di terre rare, elementi indispensabili per molte tecnologie moderne, costringendo l’Amministrazione Trump a chiedere una tregua. “Ormai questo è il mondo di Xi Jinping, e noi ci viviamo dentro”, ha detto al New York Times Scott Kennedy, ricercatore del Center for Strategic and International Studies.

Vertice Usa-Cina
Trump ha fretta, Xi può aspettare: il vertice premia chi ha più tempo
Xi Jinping arriva negli Stati Uniti per la prima visita di Stato di un leader cinese dal 2015: è il terzo incontro con Trump in meno di un anno. Il presidente americano deve affrontare il voto di metà mandato, il leader cinese punta a un quarto mandato e a una tregua che gli dia tempo.
Donald Trump
Donald Trump
Presidente degli Stati Uniti
Un leader cinese torna in visita di Stato negli Stati Uniti
11anni dopo
Xi Jinping
Xi Jinping
Presidente della Cina
Due calendari politici
Trump deve pensare al voto di novembre, Xi può programmare fino al 2032
Trump41giorni
Xi6anni
Il tempo che separa il vertice dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
L’orizzonte di Xi se il Congresso del Partito del 2027 gli affiderà il quarto mandato.
Calendario: il voto di metà mandato arriva 41 giorni dopo il vertice, il mandato di Trump finisce nel gennaio 2029; per Xi l’orizzonte arriva al 2032.
La diplomazia dei vertici
Trump e Xi si sono visti tre volte in meno di un anno, e altri due incontri sono possibili entro dicembre
Viaggi di TrumpViaggi di XiIncontri possibili
I vertici: Busan, 30 ottobre 2025 (tregua commerciale prorogata di un anno); Pechino, maggio 2026 (visita di Stato di Trump); Washington, 23-24 settembre 2026 (visita di Stato di Xi); Shenzhen, 18-19 novembre 2026 (vertice APEC, incontro possibile); Miami, 14-15 dicembre 2026 (G20, incontro possibile).
Gli archi collegano la capitale di ciascun leader alla sede dell’incontro, lungo la rotta più breve.
L’accordo del primo mandato
Nel 2020 Pechino promise di comprare molto di più dagli Stati Uniti, ma mantenne poco più di metà dell’impegno
Con l’accordo di fase uno (gennaio 2020) la Cina si impegnò ad acquistare in due anni 200 miliardi di dollari di beni e servizi americani in più rispetto al 2017. Secondo il Peterson Institute, gli acquisti raggiunsero il 58% del previsto.
Il ribaltamento del 2025
Pechino ha risposto colpo su colpo ai dazi di Trump, poi ha usato la leva delle terre rare
Dazi aggiuntivi generali introdotti nel 2025. Tocca il grafico per leggere ogni passaggio.
Dazi Usa sulle merci cinesiDazi cinesi sulle merci Usa
Dazi aggiuntivi 2025: a febbraio e marzo gli Usa introducono dazi del 10% e poi del 20%. Ad aprile salgono al 145%, la Cina risponde fino al 125%. Con la tregua di Ginevra (14 maggio) scendono al 30% e al 10%; dopo Busan (10 novembre) al 20% e al 10%.
Perché la leva funziona: la Cina controlla quasi tutta la lavorazione delle terre rare
Quota cinese della produzione mondiale di terre rare per magneti, nel 2024. Ad aprile 2025 Pechino ne ha limitato le esportazioni.
Quota cinese nel 2024: estrazione 60%, raffinazione 91%, magneti permanenti 94%.
Un «telefono rosso» per l’IA
Washington e Pechino hanno già linee per le crisi, ma nei momenti peggiori sono rimaste mute
1963: dopo la crisi dei missili di Cuba nasce la linea diretta Washington-Mosca. Agosto 2022: dopo la visita di Pelosi a Taiwan la Cina sospende i contatti militari. Febbraio 2023: dopo l’abbattimento del pallone spia Pechino rifiuta il colloquio chiesto dal Pentagono. Settembre 2026: Bessent propone un meccanismo di notifica per gli incidenti legati all’IA.
Il nodo irrisolto: nessuno ha chiarito quali incidenti farebbero scattare l’allarme. E il primo segnale di un attacco informatico condotto da un modello di IA potrebbe arrivare da un’azienda privata, non da un comando militare.
FontiNew York Times; Casa Bianca; Peterson Institute for International Economics (accordo di fase uno, dazi); Agenzia internazionale dell’energia, IEA (terre rare, dati 2024); APEC; G20; mappa da dati Natural Earth.
NoteDazi: aliquote aggiuntive generali del 2025, esclusi i dazi settoriali e quelli del primo mandato. Orizzonte di Xi: ipotesi di un quarto mandato quinquennale assegnato nel 2027.

Una tregua dai risultati limitati

Xi propone ora una formula che chiama “stabilità strategica costruttiva”: le due superpotenze dovrebbero porre limiti alla competizione per evitare uno scontro catastrofico. In pratica, Pechino chiede a Washington di accettare confini precisi entro cui esercitare la propria pressione sulla Cina. A luglio, di fronte alle misure della Federal Communications Commission, l’agenzia federale che regola le telecomunicazioni, contro i robot umanoidi prodotti in Cina, il Ministero del Commercio cinese ne ha chiesto il ritiro proprio in nome della “stabilità strategica”.

Secondo gli analisti americani, la formula serve soprattutto a ottenere che gli Stati Uniti riconoscano il peso della Cina e facciano un passo indietro. Pechino potrebbe invocarla contro nuove restrizioni alle esportazioni di chip o contro la vendita di armi a Taiwan. “La tregua non è costruttiva, perché si stanno costruendo ben pochi strumenti diplomatici. È tattica, non strategica, e quindi intrinsecamente instabile”, ha detto al New York Times Jonathan Czin, ricercatore della Brookings Institution ed ex analista della CIA.

Xi sembra aver concluso che il modo migliore per gestire i rapporti con gli Stati Uniti sia coinvolgere Trump in vertici ricchi di cerimoniale e poveri di sostanza, riducendo così il rischio di decisioni ostili a Pechino, come il via libera a nuove forniture di armi a Taiwan. Al di là della proroga della tregua commerciale, infatti, gli incontri hanno prodotto pochi risultati.

Questa settimana la Cina potrebbe impegnarsi ad acquistare altri prodotti agricoli americani e, secondo funzionari statunitensi, i due Paesi potrebbero ridurre alcuni dazi sui beni non strategici. Restano invece basse le aspettative di progressi sostanziali sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale e sugli squilibri commerciali.

Alla vigilia dell’incontro, Trump ha evitato di criticare Pechino, arrivando a minimizzare un’inchiesta del Wall Street Journal secondo cui soggetti cinesi avrebbero fornito all’Iran immagini satellitari della base di Muwaffaq Salti, in Giordania, utilizzata dalle forze americane. Qui, a luglio, un attacco iraniano avrebbe ucciso tre militari statunitensi.

“Xi vuole che l’opinione pubblica cinese lo veda come un leader mondiale rispettato, influente e decisivo. E niente è meglio di una cena di gala alla Casa Bianca”, ha detto al New York Times Minxin Pei, professore al Claremont McKenna College.

Un “telefono rosso” per l’intelligenza artificiale

Il risultato più concreto del vertice potrebbe tuttavia riguardare proprio l’intelligenza artificiale. Domenica a New York, dopo un incontro con il vicepremier cinese He Lifeng, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha proposto a Pechino un “meccanismo di notifica” per gli incidenti legati all’IA che abbiano implicazioni per la sicurezza nazionale.

Il precedente è la linea diretta creata tra Washington e Mosca dopo la crisi dei missili di Cuba: il cosiddetto “telefono rosso”, concepito per evitare che incidenti e ambiguità degenerassero in una guerra nucleare. Trump e Xi dovrebbero discutere giovedì dei rischi comuni legati all’IA, mentre i funzionari dei due Paesi valutano l’avvio di un dialogo bilaterale permanente sul tema. L’agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua ha confermato che si è parlato di intelligenza artificiale, senza precisare se Pechino abbia accettato la proposta.

Le posizioni di partenza restano però distanti. Nell’ultima settimana Trump ha attaccato i “catastrofisti” dell’IA, ha liquidato come una “bufala” i timori di una catastrofe e ha promesso che gli Stati Uniti non ostacoleranno in alcun modo lo sviluppo della tecnologia, pur di conservare il vantaggio sulla Cina.

Xi deve invece conciliare due timori. Da un lato, non vuole restare indietro e non ha quindi interesse a introdurre regole che congelino la corsa mentre gli Stati Uniti sono ancora in testa. Dall’altro, non vuole perdere il controllo: cerca un’IA abbastanza potente da trasformare l’economia cinese, ma non al punto da sfuggire al controllo del Partito Comunista. Pechino si preoccupa meno degli scenari di estinzione dell’umanità discussi nella Silicon Valley e più dei pericoli immediati, come gli attacchi informatici, gli impieghi malevoli e i danni alle infrastrutture critiche.

Nessuno ha ancora chiarito pubblicamente quali eventi farebbero scattare l’allarme. Se, per esempio, un modello avanzato lanciasse un attacco informatico contro infrastrutture critiche, il primo segnale potrebbe arrivare da un’azienda privata anziché da un comando militare. Il laboratorio che ha sviluppato il modello potrebbe saperne più del governo su ciò che sta accadendo.

Washington e Pechino dispongono inoltre già di diverse linee di comunicazione per le crisi, ma in passato questi canali sono rimasti inattivi proprio quando servivano. La Cina ha sospeso i contatti militari tra i due Paesi dopo la visita di Nancy Pelosi a Taiwan nel 2022 e, pochi mesi dopo, ha rigettato una richiesta di colloquio del Pentagono in seguito all’abbattimento di un pallone cinese di sorveglianza sopra gli Stati Uniti.

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