Il governo russo sta prendendo di mira gli elettori americani con operazioni di disinformazione online volte a minare la fiducia nelle elezioni di metà mandato di novembre. Secondo valutazioni riservate dell'intelligence statunitense elaborate negli ultimi mesi, il Cremlino ha nuovamente autorizzato una campagna di influenza digitale per diffondere sui social contenuti destinati ad alimentare o amplificare le divisioni interne agli Stati Uniti durante la campagna elettorale.
Le stesse valutazioni non hanno rilevato prove di tentativi di colpire le macchine per il voto in modo da compromettere concretamente lo svolgimento delle elezioni. La campagna appare inoltre meno estesa e meno coordinata di alcune precedenti operazioni russe: secondo le agenzie di intelligence americane, Mosca attribuisce minore importanza alle elezioni di metà mandato rispetto alle presidenziali ed è assorbita dalla guerra in Ucraina. Dal 2016, tuttavia, il Cremlino ha condotto operazioni di influenza online in ogni ciclo elettorale federale americano.
Nove candidati democratici nel mirino di Operation Overload
In due ondate distinte nell'ultima settimana, una rete già collegata a operazioni di influenza russe ha pubblicato su X e Bluesky una serie di video manipolati con l'intelligenza artificiale, contenenti accuse false o non comprovate contro candidati democratici al Senato in alcune delle competizioni più combattute. Tra i bersagli figurano Jon Ossoff, senatore democratico che in Georgia cerca la rielezione, e altri candidati che potrebbero contribuire a consegnare ai democratici la maggioranza al Senato: Sherrod Brown in Ohio, Roy Cooper in North Carolina, Troy Jackson in Maine, Chris Pappas in New Hampshire, Mary Peltola in Alaska, Abdul El-Sayed in Michigan, James Talarico in Texas e Joshua Turek in Iowa.
I contenuti riprendono alcuni dei temi utilizzati da Trump e dal Partito repubblicano per attaccare i democratici, tra cui corruzione, antisemitismo e sostegno ai diritti delle persone gay e transgender. Graphika, società specializzata nell'analisi delle minacce online, ha attribuito l'ondata a un'operazione legata alla Russia nota come Operation Overload o Matryoshka, che ricorre abitualmente all'imitazione di testate giornalistiche autentiche. I video sono confezionati per sembrare prodotti da CNN, BBC e New York Times: spesso una clip reale viene accompagnata da audio sintetico o contenuti manipolati e inserita in una grafica che riproduce quella di una testata riconoscibile.
Uno dei post pubblicati giovedì imitava un video del New York Times: mostrava l'attrice Jamie Lee Curtis con sottotitoli che le attribuivano critiche ai democratici sui temi transgender. "Non c'è neppure un briciolo di verità", ha dichiarato la sua addetta stampa, Heidi Schaeffer. Alla fine della giornata il post aveva totalizzato quasi 200.000 visualizzazioni, secondo il contatore di X. La piattaforma social di proprietà di Elon Musk, che non ha risposto a una richiesta di commento del New York Times, ha successivamente rimosso alcuni dei post comparsi nei giorni precedenti, mentre altri risultavano ancora online. Bluesky ha intanto sospeso sette account che avevano diffuso i contenuti.
Jean Le Roux, ricercatore senior di Graphika, ha osservato che i contenuti rivolti al pubblico americano sono comparsi poco dopo la conclusione delle elezioni in Germania e Svezia. "Ci aspettiamo senz'altro che questo tipo di contenuti aumenti", ha detto riferendosi all'attività russa. "Non credo che si fermeranno. Penso che stiamo vedendo l'inizio della campagna concentrata sulle elezioni americane".
Trump, Iran e Cina nel quadro delle interferenze
La campagna russa si inserisce in una fase in cui anche il presidente Donald Trump mette ripetutamente in discussione la sicurezza del sistema elettorale americano. Il 16 luglio, in un discorso televisivo alla nazione dedicato alla sicurezza del voto, Trump ha sostenuto che il sistema presentasse gravi vulnerabilità e ha accusato funzionari americani di avere nascosto per anni informazioni sui tentativi della Cina e di altri Paesi di influenzare le elezioni.
Il presidente americano ha inoltre incaricato una task force di declassificare documenti a sostegno delle sue accuse di brogli e interferenze straniere. I materiali pubblicati, in gran parte oscurati, non hanno però mostrato nuove vulnerabilità tali da mettere in discussione l'esito delle precedenti elezioni né prove che governi stranieri abbiano modificato voti espressi.
Secondo alcuni funzionari americani, l'obiettivo principale delle operazioni russe sembra essere quello di alimentare caos e sfiducia piuttosto che favorire direttamente un singolo partito, come fatto in passato. Finora, però, gli esempi attribuiti all'interferenza della Russia dai ricercatori indipendenti hanno preso di mira esclusivamente candidati democratici negli Stati più competitivi. La Casa Bianca, l'Ufficio del Direttore dell'Intelligence Nazionale e l'Ambasciata russa non hanno risposto alle richieste di commento del New York Times.
Le valutazioni dell'intelligence indicano che anche l'Iran potrebbe condurre operazioni di influenza simili in vista del voto di novembre, sebbene finora nei canali riservati sia stata documentata poca attività direttamente riconducibile a Teheran. Il Paese, in guerra con gli Stati Uniti da febbraio, aveva già diffuso propaganda contro Trump durante le campagne presidenziali del 2020 e del 2024 e i funzionari americani ritengono plausibile che possa farlo di nuovo.
Il 27 agosto Meta ha annunciato la rimozione di quattro account Facebook e 31 account Instagram riconducibili a operatori basati in Iran che, fingendosi attivisti, studenti e altri utenti americani, diffondevano anche "posizioni anti-repubblicane" attraverso contenuti in parte generati con l'intelligenza artificiale. Circa 79.400 account seguivano almeno uno dei profili falsi su Instagram.
La Cina, sempre secondo le valutazioni di intelligence americane, potrebbe invece prendere di mira singole competizioni per il Congresso o parlamentari considerati ostili agli interessi di Pechino, ma potrebbe anche decidere di non intervenire per evitare contraccolpi. Secondo funzionari attuali ed ex funzionari statunitensi citati dal New York Times, Pechino tende a essere più prudente nel tentativo di non lasciare tracce, mentre Russia e Iran appaiono meno preoccupati dalla possibilità che le loro operazioni vengano individuate.
Nel 2016 Vladimir Putin ha ordinato un'operazione articolata per screditare Hillary Clinton e favorire le prospettive elettorali di Donald Trump, secondo le conclusioni delle agenzie di intelligence statunitensi. Quelle valutazioni sono state successivamente confermate da diverse indagini, compresa quella pluriennale della Commissione Intelligence del Senato statunitense, allora guidata dai repubblicani.
Dieci anni dopo, molte delle tecniche restano riconoscibili, ma gli strumenti sono diventati più sofisticati: l'intelligenza artificiale permette, infatti, di produrre più rapidamente audio e video manipolati e di presentarli falsamente come contenuti di testate giornalistiche reali. Il bersaglio resta però sempre la fiducia degli americani nel processo elettorale, proprio mentre la sicurezza e l'integrità del voto sono tornate al centro dello scontro politico interno.
