Il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore e più alto ufficiale in servizio delle Forze Armate americane, ha detto che gli Stati Uniti devono prepararsi a combattere vicino alla Luna, forse perfino sulla superficie lunare. "Il nostro compito è adattarci adesso, perché le Forze Armate pronta a combattere, resistere e vincere in ambienti contesi in tutto il mondo, dal fondo del mare allo spazio cislunare", ha detto mercoledì durante il suo intervento alla conferenza Air, Space and Cyber di National Harbor, in Maryland. Poco dopo ha ribadito che "il campo di battaglia moderno si estende dal fondo del mare allo spazio cislunare", senza chiarire se comprendesse anche la superficie lunare.
L'ambiguità non è irrilevante. La legge americana definisce infatti lo spazio cislunare come "la regione dello spazio che si estende dalla Terra fino alla regione attorno alla superficie della Luna, inclusa". Un articolo dell'Harvard Law Journal interpreta quella formulazione come comprensiva anche del suolo lunare, mentre il piano d'azione della Casa Bianca per la scienza e la tecnologia cislunare, approvato alla fine del 2024, lo afferma esplicitamente. Un documento del laboratorio di ricerca dell'Aeronautica del 2021 sembra invece considerare lo spazio cislunare e la superficie della Luna come due ambiti distinti.
La distinzione conta anche sul piano giuridico. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, di cui gli Stati Uniti sono parte, stabilisce che la Luna e gli altri corpi celesti siano utilizzati "esclusivamente per scopi pacifici" e vieta "la creazione di basi, installazioni e fortificazioni militari, la sperimentazione di qualsiasi tipo di arma e lo svolgimento di manovre militari" sui corpi celesti.
Le armi americane già in orbita
Le parole di Caine sono arrivate al termine di due giorni di dichiarazioni insolitamente esplicite. Lunedì il Segretario dell'Aeronautica Troy Meink aveva affermato che gli Stati Uniti dispongono di "armi in orbita per il controllo dello spazio", rifiutandosi poi di fornire dettagli. Incalzato dopo il suo intervento, aveva spiegato che "la formulazione era stata molto ben ponderata, quindi quello che ho detto prima è quello che ripeto adesso".
Il giorno successivo il generale Douglas Schiess, da meno di due settimane capo delle operazioni spaziali della Space Force, ne ha spiegato ai giornalisti la ragione: il rapido sviluppo delle capacità antisatellite di Cina e Russia. "Abbiamo parlato della loro capacità di agganciare un satellite e spostarlo su un'altra orbita", ha detto Schiess. "Penso che fosse arrivato il momento di parlarne all'interno del Pentagono, ed è arrivato il momento di dire che abbiamo le capacità necessarie per fare ciò di cui le Forze Armate americane hanno bisogno". Secondo le ipotesi formulate da alcuni specialisti del settore, potrebbe trattarsi soprattutto di armi non cinetiche, come disturbatori di frequenze e sistemi di guerra elettronica, che neutralizzano o degradano i satelliti senza distruggerli e quindi senza produrre detriti.
Sui limiti di queste capacità la Space Force continua però a non sbilanciarsi. Il generale Gregory Gagnon, comandante del Combat Forces Command, ha spiegato che il 18° e il 19° Space Defense Squadron si dividono ormai la missione cislunare, perché "i nostri potenziali avversari, come la Repubblica Popolare Cinese, stanno svolgendo attivamente attività nelle regioni cislunari dello spazio: è, se vogliamo, un'estensione del campo di battaglia".
Alla domanda se il Trattato del 1967 limiti le ambizioni cislunari del Pentagono, Gagnon ha risposto che non impedisce le operazioni orbitali. Interrogato invece sull'eventuale impiego di armi cinetiche, capaci di distruggere un bersaglio e generare grandi quantità di detriti, ha rimandato agli uffici responsabili della politica militare: "Abbiamo capacità militari perché ci prepariamo a difendere la nazione. Le abbiamo per creare deterrenza".
Anche per i giuristi, i confini restano poco definiti. "Non è chiaro quali vincoli giuridici si applichino all'uso di armi cinetiche o non cinetiche nello spazio", ha spiegato Aaron Brynildson, docente di diritto spaziale all'Università del Mississippi. "Il Trattato non ci dà molte risposte sui fattori che devono essere considerati in un'azione militare e il manuale sul diritto di guerra del Dipartimento della Difesa non prende una posizione netta sugli aspetti specifici del dominio spaziale. Come minimo, si applicherebbero i principi generali del diritto dei conflitti armati, per esempio colpire soltanto satelliti di rilevanza militare ed evitare danni collaterali ai civili".
Brynildson considera però comprensibile l'interesse del Pentagono per lo spazio cislunare: "C'è il timore che la recente attività cinese sulla Luna e nello spazio cislunare possa superare quella americana. La Cina dispone di un satellite ripetitore nello spazio cislunare e conduce missioni robotiche sulla faccia nascosta della Luna".
Il vuoto giuridico e il nodo dei finanziamenti
Anche il Congresso ha cominciato a occuparsi del problema. Una disposizione inserita dalla Commissione Forze Armate del Senato nella legge di autorizzazione della difesa per il 2027 incarica il Dipartimento della Difesa di valutare i propri "fabbisogni in materia di diritto spaziale" e di esaminare la possibilità di istituire una struttura giuridica dedicata all'interno dell'Aeronautica, della Space Force o dello Space Command. I senatori temono infatti che le attuali strutture giuridiche, politiche e istituzionali non abbiano tenuto il passo con la crescente complessità delle operazioni nello spazio.
Sullo sfondo resta il nodo dei finanziamenti. Per l'anno fiscale 2027, che inizierà il 1° ottobre, l'Amministrazione ha proposto complessivamente 71,3 miliardi di dollari per la Space Force: 59,2 miliardi attraverso gli stanziamenti ordinari e altri 12,1 miliardi attraverso una nuova legge di riconciliazione. Secondo l'Aerospace Corporation, se approvata nella sua interezza sarebbe la maggiore crescita percentuale in un solo anno per una branche delle Forze Armate americane degli ultimi 75 anni. La cifra è più che doppia rispetto ai 31,9 miliardi complessivamente stanziati per il 2026.
La richiesta complessiva della Casa Bianca per la difesa nel 2027 ammonta a circa 1.500 miliardi di dollari: 1.150 miliardi di spesa discrezionale attraverso il normale processo di bilancio e altri 350 miliardi di fondi obbligatori che l'Amministrazione vorrebbe ottenere tramite il processo di riconciliazione di bilancio, procedura che consente di approvare alcune misure di bilancio al Senato a maggioranza semplice.
Il Congresso non ha ancora approvato gli stanziamenti ordinari per l'intero anno fiscale 2027, ma ha già evitato il rischio immediato di uno shutdown. Il 2 settembre il presidente Donald Trump ha firmato la Continuing Appropriations and Extensions Act, 2027, che dal 1° ottobre manterrà in funzione le agenzie federali fino all'11 dicembre, finanziando in larga parte la prosecuzione delle attività esistenti ai livelli precedenti. La misura non significa quindi che il governo stia già operando sotto un provvedimento tampone: al 18 settembre è ancora in corso l'anno fiscale 2026 e la continuing resolution entrerà in vigore con l'inizio del nuovo esercizio.
Per la Space Force questo potrebbe comunque tradursi in ritardi nell'ottenimento dei fondi. Le continuing resolution, salvo eccezioni specifiche, impediscono infatti l'avvio di nuovi programmi finanziati attraverso gli stanziamenti ordinari. Schiess ha stimato che circa il 10% dei programmi della forza potrebbe rallentare durante il periodo di finanziamento provvisorio.
