Dall'inizio della guerra con l'Iran sono morti in Medio Oriente più militari americani di quanti ne risultino dai registri pubblici del Pentagono. Sei funzionari a conoscenza dei dati interni sulle perdite lo hanno riferito al Washington Post: cinque parlano di almeno 22 morti, mentre un sesto indica 23 decessi dal 28 febbraio, quando l'Amministrazione Trump ha avviato il conflitto insieme a Israele. Ad oggi il Defense Casualty Analysis System, il database pubblico del Dipartimento della Difesa che registra morti e feriti nelle operazioni militari, ne riporta solo 18, comprese le vittime per cause non ostili. Dall'inizio delle operazioni sono morti nella regione anche tre contractor americani, che non rientrano nel conteggio dei militari deceduti.
I dettagli sui decessi non resi pubblici restano poco chiari: non si conoscono l'identità dei militari né quando, dove e come siano morti. Non tutti i casi sembrano direttamente collegati ai combattimenti, ma riguardano comunque personale che si trovava in Medio Oriente mentre le ostilità erano in corso. I funzionari a conoscenza del conteggio più alto si sono detti irritati dal fatto che queste perdite non compaiano nel portale pubblico. Il Pentagono non ha risposto alle domande sulla discrepanza.
Nel database, 14 morti sono attribuiti all'operazione Epic Fury, il nome scelto dall'amministrazione per la guerra. Altri 4 sono inseriti in una categoria separata, Overseas Operations, relativa al periodo successivo alla tregua di luglio tra Washington e Teheran, poi fallita con la ripresa degli attacchi. Ci sono inoltre almeno 2 militari la cui morte è stata annunciata dal Pentagono ma il cui nome non compare nel DCAS, tra cui il sergente Devin Seibel morto il 31 maggio a Erbil, in Iraq, in un incidente durante un'esercitazione.
Il Dipartimento della Difesa aveva precisato che era assegnato all'operazione Inherent Resolve, la campagna contro lo Stato Islamico, ma il suo nome non figura neppure nel relativo conteggio. Il maggiore Sorffly Davius è invece morto il 6 marzo in Kuwait in seguito a un'emergenza medica di natura non precisata ed era impiegato nell'operazione Spartan Shield, la missione di cooperazione con le Forze Armate della regione. Non è chiaro se il suo decesso sia collegato a un attacco iraniano. Entrambe le morti sono avvenute in basi che sono state colpite dalle forze iraniane.
La contabilità e i benefici alle famiglie
La questione non riguarda soltanto la trasparenza. Ogni volta che un militare muore, le Forze Armate aprono un'indagine per stabilire se il decesso sia avvenuto nell'esercizio del servizio e da queste conclusioni dipendono anche i benefici ai quali hanno diritto i suoi familiari. Il sistema con cui l'Amministrazione contabilizza le perdite era già finito sotto esame quest'anno, quando i nomi di 4 militari morti a causa della guerra erano stati temporaneamente esclusi dal registro ufficiale.
Durante l'estate, mentre i negoziatori americani cercavano senza successo di raggiungere un accordo di pace definitivo con Teheran, l'Amministrazione ha riclassificato le perdite legate alla ripresa delle ostilità sotto la voce Overseas Operations invece di attribuirle a Epic Fury. Il cambiamento è avvenuto mentre la Casa Bianca continuava a presentare la guerra come un successo, nonostante l'Iran proseguisse gli attacchi contro le forze americane e il traffico navale nello Stretto di Hormuz.
I militari americani feriti in azione dall'inizio del conflitto sono intanto più di 820. Molti hanno riportato lesioni cerebrali traumatiche in seguito ai contrattacchi iraniani contro le basi statunitensi in Medio Oriente. La guerra ha inoltre ridotto le scorte di armi di precisione, danneggiato installazioni americane nel Golfo Persico e sconvolto i mercati energetici dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio di petrolio e fertilizzanti.
Secondo un documento visionato dal Washington Post, il Comando centrale americano stima che il conflitto sia costato circa 43,6 miliardi di dollari fino ai primi di settembre, compresi 28 miliardi in munizioni impiegate, senza includere i danni alle basi. Il mese scorso lo stesso giornale aveva rivelato che diversi alti ufficiali avevano avvertito il Segretario alla Difesa Pete Hegseth che prolungare operazioni di questa portata contro l'Iran sarebbe insostenibile e rischierebbe di indebolire la capacità americana di affrontare minacce altrove, compreso il territorio nazionale.
Il Congresso si muove, malumore anche tra i repubblicani
La guerra è diventata anche un problema politico per l'Amministrazione Trump. Secondo un sondaggio Reuters-Ipsos di settembre, solo il 28% degli americani approva la linea di Trump sull'Iran mentre il 62% la disapprova. Martedì sette deputati repubblicani, il numero più alto finora, si sono uniti ai democratici nell'approvazione di una misura in gran parte simbolica volta a fermare il conflitto.
I democratici del Senato hanno intanto promesso di indagare sulla gestione delle notifiche e dei dati relativi alle vittime se riconquisteranno la maggioranza a novembre. Venerdì i deputati Jason Crow, Pat Ryan e altri dieci esponenti democratici della Camera, tutti veterani delle Forze Armate, hanno annunciato la presentazione di una proposta di legge per impedire al Pentagono di manipolare i dati sulle perdite militari.
Anche un esponente repubblicano si è mosso contro Hegseth. Il deputato Thomas Massie, del Kentucky, ha presentato una risoluzione con otto capi d'accusa per l'impeachment del Segretario alla Difesa. I primi tre riguardano la guerra con l'Iran e la War Powers Resolution del 1973: Massie sostiene, tra l'altro, che Hegseth abbia proseguito le ostilità senza un'autorizzazione del Congresso e oltre i limiti temporali previsti dalla legge. Gli altri capi d'accusa riguardano invece questioni diverse dalla guerra con Teheran.
Massie ha presentato il testo come risoluzione privilegiata, una procedura che gli consente di forzare un rapido esame da parte della Camera, ma la pausa dei lavori decisa dalla leadership repubblicana ha rinviato comunque il confronto a dopo le elezioni di novembre.
