Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
L'Europa paga sempre più cara la guerra con l'Iran
U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 2nd Class Andy A. Anderson
Sicurezza e Difesa 42 min di lettura

L'Europa paga sempre più cara la guerra con l'Iran

Saudi Aramco ha comunicato ai raffinatori europei che il mese prossimo non riceveranno greggio saudita, dopo l'attacco con i droni all'oleodotto verso il Mar Rosso. Intanto Washington avverte gli alleati di ritardi fino a cinque anni sulle consegne di armi.

Saudi Aramco ha comunicato ad almeno due raffinerie europee che a ottobre non riceveranno alcuna consegna di greggio. La decisione, riferita da persone informate, riguarda tutti gli acquirenti europei che normalmente ricevono petrolio saudita attraverso contratti di fornitura a lungo termine, con consegne mensili regolari. All'origine dello stop c'è la chiusura dell'oleodotto Est-Ovest, la conduttura lunga circa 1.200 km che attraversa la penisola arabica fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, e può trasportare fino a sette milioni di barili al giorno. L'infrastruttura è stata colpita il 10 settembre da un attacco con droni proveniente dall'Iraq e successivamente fermata.

Secondo una persona informata, dovrebbe tornare parzialmente in funzione entro pochi giorni e recuperare la piena capacità nell'arco di sei settimane. Le raffinerie europee caricano abitualmente il greggio saudita a Sidi Kerir, il terminal egiziano sul Mediterraneo collegato al Mar Rosso attraverso l'oleodotto SUMED, ed è proprio questa rotta a essere stata interrotta. Il blocco ha innescato una corsa alle forniture alternative: la polacca Orlen ha lanciato più di dieci gare dalla scorsa settimana per assicurarsi altri carichi. A giugno i Paesi europei dell'OCSE avevano importato dall'Arabia Saudita 577.000 barili di greggio al giorno, secondo il rapporto mensile sul mercato petrolifero dell'International Energy Agency.

Guerra con l’Iran, i contraccolpi sull’Europa
L’Europa resta senza petrolio saudita e rischia di aspettare anni le armi americane
Un attacco con droni ha fermato l’oleodotto che porta il greggio saudita al Mar Rosso. Intanto la guerra con l’Iran ha svuotato gli arsenali degli Stati Uniti, e gli alleati europei sono finiti in coda.
A ottobre Aramco non consegnerà greggio agli acquirenti europei con contratti a lungo termine: a giugno i Paesi europei dell’OCSE importavano dall’Arabia Saudita 577.000 barili al giorno. Gli Stati Uniti avvertono che alcune armi per gli alleati potrebbero arrivare con fino a 5 anni di ritardo: secondo il CSIS i Patriot sono scesi da 2.330 a 759-827, i THAAD da 452 a 234-278.
Due strozzature
Petrolio saudita a ottobre
barili
Armi americane, ritardi fino a
anni
Le consegne di Aramco agli acquirenti europei con contratti a lungo termine.
A giugno l’Europa dell’OCSE ne importava barili al giorno.
Il ritardo possibile per alcune consegne di armi agli alleati europei.
Ogni quadratino è un mese.
La rotta interrotta
Un attacco con droni ha spezzato la strada del greggio saudita verso l’Europa
L’oleodotto Est-Ovest porta il petrolio fino a Yanbu, sul Mar Rosso. Da lì le petroliere raggiungono l’Egitto e l’oleodotto SUMED lo consegna sul Mediterraneo.
Oleodotto Rotta delle petroliere Traiettoria indicativa dei droni
Le scorte consumate
La guerra con l’Iran ha svuotato le scorte americane di intercettori
Ogni punto vale 10 intercettori. Sono stime del CSIS, perché il Pentagono non rende pubbliche le scorte.
Disponibili Margine della stima Consumati
L’attesa degli alleati
Washington deve prima ricostituire le proprie scorte, e gli alleati restano in coda
I tempi indicati da Washington, dal Congressional Budget Office e da Lockheed Martin.
Chi aspetta e che cosa
Fonte: Bloomberg; IEA; Reuters; CSIS, stime al 27 luglio 2026; Congressional Budget Office; Lockheed Martin. Mappa: Natural Earth. Il tracciato degli oleodotti e il punto dell’attacco sono indicativi.

Fino a cinque anni per i missili tedeschi

Washington ha intanto avvertito gli alleati europei che le consegne di alcuni armamenti chiave potrebbero slittare fino a 5 anni, mentre gli Stati Uniti cercano di ricostituire le proprie scorte di munizioni consumate durante la guerra con l'Iran: lo hanno riferito a Bloomberg diversi funzionari americani ed europei.

La Germania ha chiesto agli Stati Uniti di accelerare la fornitura dei missili cruise a lungo raggio Tomahawk e dei lanciatori terrestri Typhon, ma la scarsità delle scorte rende improbabile che Raytheon, società del gruppo RTX che produce i Tomahawk, riesca a soddisfare la richiesta tedesca entro i prossimi cinque anni. Anche alcuni Paesi dell'Europa orientale che utilizzano sistemi d'arma americani hanno registrato ritardi nelle consegne poco dopo l'inizio del conflitto.

Le dimensioni del problema emergono dalle stime disponibili. Durante la guerra gli Stati Uniti hanno consumato più della metà delle varianti più avanzate dei Patriot, circa un terzo dei Tomahawk e quasi metà degli intercettori THAAD e di altre munizioni a guida di precisione. Stime del Center for Strategic and International Studies, riprese da Reuters, indicano che le scorte americane di intercettori Patriot sono scese da circa 2.330 prima della guerra a meno di 850 entro la fine di luglio, mentre quelle dei THAAD sono passate da 452 a circa 250.

Il Congressional Budget Office, invece, stima più in generale che dal giugno 2025 gli Stati Uniti abbiano consumato tra metà e due terzi dell'inventario di alcune categorie di intercettori per la difesa missilistica. Ricostituire quelle scorte richiederebbe almeno 5 anni anche aumentando la produzione. Anche il Pentagono ha riconosciuto che l'impiego di munizioni nei primi mesi del conflitto ha ridotto le scorte strategiche e messo in evidenza le debolezze dell'industria della difesa americana nel rifornirle rapidamente.

Washington sta ora cercando di accumulare componenti critici e accelerare la produzione, mentre Lockheed Martin punta a portare la capacità annua dei PAC-3 MSE, gli intercettori più avanzati del sistema Patriot, da circa 600 a 2.000 unità l'anno entro la fine del decennio.

L'Ucraina in fondo alla fila

La stessa scarsità complica i piani di Kyiv, che cerca in maniera affannosa di ottenere altri intercettori Patriot prima di un inverno che si annuncia difficile. La questione sarà al centro degli incontri alle Nazioni Unite a New York la prossima settimana, dove i leader europei torneranno a chiedere all'Amministrazione Trump più missili per l'Ucraina e i rappresentanti dell'Unione Europea cercheranno di ampliare la produzione in Europa, anche con la prospettiva di destinare una parte delle nuove forniture a Kyiv.

Il 13 settembre Trump ha detto che Washington stava discutendo con l'Ucraina la possibilità di concederle una licenza per produrre una versione "meno sofisticata" del Patriot. Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano a far arrivare a Kyiv armamenti americani finanziati dagli alleati europei attraverso diversi meccanismi della NATO e dell'Unione Europea.

La pressione sulle scorte, tuttavia, non riguarda soltanto l'Europa. Già ad aprile Washington aveva avvertito il Giappone che le consegne dei Tomahawk ordinati da Tokyo avrebbero potuto subire ritardi. Anche l'Arabia Saudita ha cercato sostegno militare tra i propri alleati mentre gli attacchi degli Houthi in Yemen mettono sotto pressione le sue difese.

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.