Saudi Aramco ha comunicato ad almeno due raffinerie europee che a ottobre non riceveranno alcuna consegna di greggio. La decisione, riferita da persone informate, riguarda tutti gli acquirenti europei che normalmente ricevono petrolio saudita attraverso contratti di fornitura a lungo termine, con consegne mensili regolari. All'origine dello stop c'è la chiusura dell'oleodotto Est-Ovest, la conduttura lunga circa 1.200 km che attraversa la penisola arabica fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, e può trasportare fino a sette milioni di barili al giorno. L'infrastruttura è stata colpita il 10 settembre da un attacco con droni proveniente dall'Iraq e successivamente fermata.
Secondo una persona informata, dovrebbe tornare parzialmente in funzione entro pochi giorni e recuperare la piena capacità nell'arco di sei settimane. Le raffinerie europee caricano abitualmente il greggio saudita a Sidi Kerir, il terminal egiziano sul Mediterraneo collegato al Mar Rosso attraverso l'oleodotto SUMED, ed è proprio questa rotta a essere stata interrotta. Il blocco ha innescato una corsa alle forniture alternative: la polacca Orlen ha lanciato più di dieci gare dalla scorsa settimana per assicurarsi altri carichi. A giugno i Paesi europei dell'OCSE avevano importato dall'Arabia Saudita 577.000 barili di greggio al giorno, secondo il rapporto mensile sul mercato petrolifero dell'International Energy Agency.
Fino a cinque anni per i missili tedeschi
Washington ha intanto avvertito gli alleati europei che le consegne di alcuni armamenti chiave potrebbero slittare fino a 5 anni, mentre gli Stati Uniti cercano di ricostituire le proprie scorte di munizioni consumate durante la guerra con l'Iran: lo hanno riferito a Bloomberg diversi funzionari americani ed europei.
La Germania ha chiesto agli Stati Uniti di accelerare la fornitura dei missili cruise a lungo raggio Tomahawk e dei lanciatori terrestri Typhon, ma la scarsità delle scorte rende improbabile che Raytheon, società del gruppo RTX che produce i Tomahawk, riesca a soddisfare la richiesta tedesca entro i prossimi cinque anni. Anche alcuni Paesi dell'Europa orientale che utilizzano sistemi d'arma americani hanno registrato ritardi nelle consegne poco dopo l'inizio del conflitto.
Le dimensioni del problema emergono dalle stime disponibili. Durante la guerra gli Stati Uniti hanno consumato più della metà delle varianti più avanzate dei Patriot, circa un terzo dei Tomahawk e quasi metà degli intercettori THAAD e di altre munizioni a guida di precisione. Stime del Center for Strategic and International Studies, riprese da Reuters, indicano che le scorte americane di intercettori Patriot sono scese da circa 2.330 prima della guerra a meno di 850 entro la fine di luglio, mentre quelle dei THAAD sono passate da 452 a circa 250.
Il Congressional Budget Office, invece, stima più in generale che dal giugno 2025 gli Stati Uniti abbiano consumato tra metà e due terzi dell'inventario di alcune categorie di intercettori per la difesa missilistica. Ricostituire quelle scorte richiederebbe almeno 5 anni anche aumentando la produzione. Anche il Pentagono ha riconosciuto che l'impiego di munizioni nei primi mesi del conflitto ha ridotto le scorte strategiche e messo in evidenza le debolezze dell'industria della difesa americana nel rifornirle rapidamente.
Washington sta ora cercando di accumulare componenti critici e accelerare la produzione, mentre Lockheed Martin punta a portare la capacità annua dei PAC-3 MSE, gli intercettori più avanzati del sistema Patriot, da circa 600 a 2.000 unità l'anno entro la fine del decennio.
L'Ucraina in fondo alla fila
La stessa scarsità complica i piani di Kyiv, che cerca in maniera affannosa di ottenere altri intercettori Patriot prima di un inverno che si annuncia difficile. La questione sarà al centro degli incontri alle Nazioni Unite a New York la prossima settimana, dove i leader europei torneranno a chiedere all'Amministrazione Trump più missili per l'Ucraina e i rappresentanti dell'Unione Europea cercheranno di ampliare la produzione in Europa, anche con la prospettiva di destinare una parte delle nuove forniture a Kyiv.
Il 13 settembre Trump ha detto che Washington stava discutendo con l'Ucraina la possibilità di concederle una licenza per produrre una versione "meno sofisticata" del Patriot. Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano a far arrivare a Kyiv armamenti americani finanziati dagli alleati europei attraverso diversi meccanismi della NATO e dell'Unione Europea.
La pressione sulle scorte, tuttavia, non riguarda soltanto l'Europa. Già ad aprile Washington aveva avvertito il Giappone che le consegne dei Tomahawk ordinati da Tokyo avrebbero potuto subire ritardi. Anche l'Arabia Saudita ha cercato sostegno militare tra i propri alleati mentre gli attacchi degli Houthi in Yemen mettono sotto pressione le sue difese.
