Trump Media & Technology Group, la società a maggioranza della famiglia Trump che controlla il social network Truth Social, ha presentato giovedì "Truth API", un flusso di dati a pagamento pensato per dare a banche e società di trading l'accesso più veloce ai post dei dieci account più influenti della piattaforma, a partire da quello del presidente. Il servizio partirà il 1° agosto, funzionerà 24 ore su 24 e includerà un archivio dei post dal 2022. La società dice di avere già firmato i primi contratti, senza rivelare i nomi dei clienti.
I prezzi ufficiali non sono stati comunicati, ma nelle trattative con i potenziali acquirenti l'azienda ha chiesto fino a 100.000 dollari al mese, secondo il Financial Times, che ha rivelato le cifre in discussione. Nelle ultime settimane ha proposto anche un piano scontato da 60.000 dollari al mese a chi si impegna per tre anni.
I post del presidente muovono regolarmente i mercati. Per le società di trading ad alta frequenza, che comprano e vendono titoli in automatico grazie ad algoritmi, un vantaggio di pochi millisecondi può valere centinaia di migliaia di dollari sulle operazioni più grandi. Il 9 aprile 2025, quando Trump annunciò su Truth Social la sospensione per 90 giorni di gran parte dei suoi nuovi dazi, l'indice S&P 500 guadagnò il 9,5 per cento; poche ore prima il presidente aveva scritto che era "un ottimo momento per comprare".
Un documento promozionale fatto circolare dalla società e visto dal quotidiano britannico elenca dieci "post documentati che hanno mosso i mercati": a quello di aprile 2025 attribuisce il "ripristino" di 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione dell'S&P 500, mentre a un post di giugno, in cui il presidente avvertiva che gli Stati Uniti avrebbero colpito l'Iran "molto duramente", collega un rialzo del petrolio del 6 per cento in una sola seduta. "Quando @realDonaldTrump pubblica un Truth, il mondo reagisce", si legge nel documento. Il presidente ha 12,9 milioni di follower sulla piattaforma.
La prospettiva di pagare una società legata al presidente per informazioni capaci di muovere i mercati ha creato malumori a Wall Street, ma diversi operatori si aspettano che il servizio troverà comunque clienti. Un dirigente di un hedge fund ha detto al Financial Times: "La gente pagherà perché è costretta. Se resti indietro su quella notizia, vieni schiacciato". Piattaforme come X vendono già flussi di dati ai trader algoritmici attraverso terminali finanziari come Bloomberg; per il grande pubblico, invece, la differenza di velocità sarebbe impercettibile.
Per Trump Media è il primo passo nella vendita di dati e una nuova fonte di ricavi, dopo anni di difficoltà a far crescere l'attività nei media di fronte a piattaforme molto più grandi. Tra gli account più seguiti di Truth Social ci sono quelli dei figli del presidente, Donald Trump Jr ed Eric Trump, e di sostenitori come Dan Bongino e Sean Hannity. L'amministratore delegato ad interim Kevin McGurn ha detto di aspettarsi che Truth API diventi "una fonte di ricavi significativa e continuativa" e ha accusato diverse società di raccogliere da mesi i dati della piattaforma violando le condizioni d'uso: "Creeremo molto attrito per quelli che non passano direttamente da noi".
Il presidente beneficia direttamente dell'operazione. Il Donald J. Trump Revocable Trust, il fondo amministrato dai suoi figli che ne gestisce gli investimenti, detiene circa 114,75 milioni di azioni di Trump Media, pari a circa il 41 per cento del capitale. La Casa Bianca sostiene che le attività della famiglia siano supervisionate dai figli, ma i proventi del trust spettano comunque a Trump.
Il senatore democratico Ron Wyden, il più alto in grado del suo partito nella commissione Finanze del Senato, ha detto che l'operazione avvantaggerà economicamente la famiglia Trump e "renderà ricchi i trader di Wall Street". Per la senatrice Elizabeth Warren, la democratica più alta in grado nella commissione che vigila sulle banche, si tratta di "uno schema scandaloso per lucrare sulla presidenza e arricchire Wall Street senza fare nulla per aiutare gli americani".
Secondo Donald Sherman, presidente di Citizens for Responsibility and Ethics in Washington, un'organizzazione indipendente che vigila sull'etica dei funzionari pubblici, l'accordo è contrario all'etica perché il presidente guadagna dai pagamenti per l'accesso rapido ai suoi stessi post, ma dalle informazioni disponibili è difficile stabilire se sia anche illegale. Le clausole della Costituzione sugli emolumenti, scritte per prevenire la corruzione, non si applicano a questo caso: vietano ai funzionari federali di accettare regali da governi stranieri senza l'approvazione del Congresso e al presidente di riceverne dagli Stati. Il divieto di comprare o vendere titoli sulla base di informazioni rilevanti non pubbliche, invece, non varrebbe se centinaia o migliaia di persone ricevessero i post in anticipo. "Non credo che il Congresso o le autorità di vigilanza abbiano mai contemplato che un presidente, o qualcuno capace di muovere i mercati, si facesse pagare per questo tipo di accesso", ha detto Sherman.
Dal ritorno alla Casa Bianca Trump e i suoi figli hanno accumulato grandi ricchezze, anche investendo in settori sostenuti e promossi dall'amministrazione. Le dichiarazioni patrimoniali pubblicate all'inizio di luglio mostrano che nel 2025 il presidente ha incassato più di 2 miliardi di dollari, in gran parte da attività legate alle criptovalute. Il titolo di Trump Media, che da inizio anno ha perso circa il 27 per cento, venerdì ha chiuso quasi invariato a 9,66 dollari: in Borsa la società vale circa 2,7 miliardi di dollari.
