Donald Trump Jr. ed Eric Trump hanno costruito un portafoglio di investimenti nelle startup della tecnologia militare, beneficiando indirettamente delle nuove priorità di spesa del Pentagono. È quanto emerge da un'analisi del Washington Post, condotta incrociando le banche dati federali degli appalti con i registri del venture capital.
I fondi legati ai due figli di Trump hanno investito in oltre una decina di aziende del settore, nella maggior parte dei casi dopo la rielezione del padre. Da allora, queste società hanno ricevuto almeno 3,2 miliardi di dollari in commesse dirette dal governo federale, ai quali si aggiungono opzioni per futuri contratti del valore di 3,1 miliardi. Alcune sono inoltre entrate negli elenchi ristretti dei fornitori pre qualificati, ottenendo così l'accesso a gare riservate per un valore complessivo di quasi 200 miliardi di dollari.
I figli di Trump investono nelle aziende che il Pentagono finanzia
Donald Trump Jr. ed Eric Trump hanno investito in 15 aziende della tecnologia militare, nella maggior parte dei casi dopo la rielezione del padre. Da allora quelle società hanno ottenuto miliardi in commesse federali, ricostruisce il Washington Post.
In commesse dirette dal governo federale alle 15 aziende, dopo gli investimenti dei due fratelli
Il Washington Post ha incrociato le banche dati federali degli appalti con i registri del venture capital: la maggior parte degli investimenti è arrivata dopo la rielezione del padre.
SpaceX e Anduril valgono da sole il 97% delle commesse dirette. Escluse le due, le altre 13 startup hanno comunque raccolto quasi 1,8 miliardi di dollari in impegni federali a lungo termine.
Due fondi, un portafoglio di 15 aziende
Gli investimenti dei due fratelli passano principalmente da due società.
Fondo con sede a Palm Beach che si richiama a un “capitalismo patriottico”. Ha investito in 11 delle 15 aziende, tra cui SpaceX di Elon Musk e il produttore di armamenti Anduril.
Divisione della banca d’investimento Dominari Holdings, che ha sede nella Trump Tower di New York.
Ogni quadrato è una delle 15 aziende individuate dal Washington Post.
Appalti, prestiti e rally in Borsa: i tre casi più discussi
Che cosa è successo ad alcune aziende dopo l’ingresso dei Trump, secondo il Washington Post.
Costruisce stabilimenti automatizzati per i settori aerospaziale e militare. Ha ottenuto di recente dalla Marina un appalto da 900 milioni di dollari.
A fine 2025 ha ricevuto dal Pentagono un prestito da 620 milioni di dollari, superando nella procedura altre società che attendevano ancora il finanziamento.
Le azioni hanno quasi raddoppiato il valore in una sola seduta dopo l’ingresso di Trump Jr. come investitore e consulente, pochi giorni dopo la vittoria elettorale del padre.
Le barre dei due importi sono in scala tra loro. Per Unusual Machines, il confronto mostra il valore del titolo prima e dopo l’annuncio.
Le aziende negano favoritismi, gli esperti sollevano dubbi
Le società interpellate sostengono di avere vinto le commesse attraverso i rigorosi processi di selezione del Pentagono. E alcuni numeri sostengono la loro versione.
“Non esistono conflitti di interesse”, dichiara la Casa Bianca. E per il Pentagono “nessuna azienda riceve un trattamento preferenziale”.
Anna Kelly, portavoce della Casa Bianca; Joel Valdez, portavoce del Pentagono
“È del tutto ragionevole dubitare delle motivazioni quando la famiglia Trump ne ricava un beneficio economico”.
Kathleen Clark, docente di diritto alla Washington University
Da SpaceX ai droni: la rete di investimenti dei Trump
Gli investimenti fanno capo principalmente a due società. Trump Jr. è socio di 1789 Capital, fondo con sede a Palm Beach che si richiama a un "capitalismo patriottico" e che ha investito in 11 delle 15 aziende individuate dal Washington Post, tra cui SpaceX di Elon Musk e il produttore di armamenti Anduril. Eric Trump opera invece attraverso American Ventures, divisione della banca d'investimento Dominari Holdings, con sede nella Trump Tower di New York.
Tra i casi esaminati figura Hadrian, azienda specializzata nella costruzione di fabbriche automatizzate per i settori aerospaziale e militare, che ha recentemente ottenuto dalla Marina un appalto da 900 milioni di dollari. Vulcan Elements, startup produttrice di magneti in terre rare, ha ricevuto alla fine del 2025 un prestito da 620 milioni di dollari dal Pentagono, superando nella procedura altre società che attendevano ancora il finanziamento. Unusual Machines, produttrice di droni, ha invece visto quasi raddoppiare il valore delle proprie azioni in una sola seduta dopo l'ingresso di Trump Jr. come investitore e consulente, pochi giorni dopo la vittoria elettorale del padre.
Le aziende negano favoritismi, gli esperti sollevano dubbi
Le società interpellate dal Washington Post sostengono di avere ottenuto le commesse attraverso i rigorosi processi di selezione del Pentagono, senza alcun intervento della famiglia presidenziale. 10 delle 15 aziende avevano già rapporti con il governo prima degli investimenti dei figli di Trump e 8 avevano ricevuto contratti già durante l'Amministrazione Biden. Anche la Casa Bianca respinge ogni accusa: "Non esistono conflitti di interesse", ha dichiarato la portavoce Anna Kelly. Il portavoce del Pentagono Joel Valdez ha assicurato, da parte sua, che "nessuna azienda riceve un trattamento preferenziale".
Gli esperti di etica pubblica restano però scettici. "Anche se non acquistare droni dalla Cina è nell'interesse pubblico, è del tutto ragionevole dubitare delle motivazioni quando la famiglia Trump ne ricava un beneficio economico", ha dichiarato Kathleen Clark, docente di diritto alla Washington University. Secondo Clark, i due figli di Trump dovrebbero rinunciare a operazioni di questo tipo, soprattutto alla luce dell'indebolimento dei controlli anticorruzione durante il secondo mandato di Trump.
Ad alimentare i dubbi sono anche le parole dello stesso Trump Jr., che durante una conferenza ha affermato di avere contribuito a definire la strategia di comunicazione del Dipartimento della Difesa e ha raccontato nel suo podcast di avere affiancato il Segretario Pete Hegseth in alcune decisioni sul personale.
