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Trump torna in Texas per salvare Paxton, che in privato gli dà la colpa dei suoi guai
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Trump torna in Texas per salvare Paxton, che in privato gli dà la colpa dei suoi guai

Il presidente è andato in Texas per la terza volta in meno di un mese. I repubblicani hanno speso centinaia di milioni per Paxton, che ai donatori ha detto: "Io non prendo le decisioni".

Donald Trump è tornato mercoledì in Texas, per la terza volta in meno di un mese, per sostenere il candidato repubblicano al Senato Ken Paxton. Nello stesso giorno è uscito un nuovo audio in cui Paxton dice che la guerra in Iran e il prezzo del carburante stanno pesando sulla sua campagna. Lo ha rivelato Axios, che ha ottenuto la registrazione di una raccolta fondi a porte chiuse tenuta il mese scorso a Washington con donatori e lobbisti.

A un partecipante che gli chiedeva quali temi stessero frenando la campagna, Paxton ha risposto: "Non sono i dazi. È la guerra, è il prezzo della benzina, è il diesel". Ha spiegato che con il diesel sopra i 6 dollari al gallone "la gente sente la stretta" e che il carburante più caro fa salire anche i prezzi del cibo. Il costo della vita, ha detto, è "di gran lunga il nostro problema più grande" ed è il motivo per cui "facciamo fatica con i numeri". Quando un altro presente gli ha fatto notare che lui non può fermare la guerra, Paxton gli ha dato ragione e ha aggiunto di non avere alcun controllo sul prezzo del carburante: "Tanti fattori in questa corsa federale sono incontrollabili. Io non prendo le decisioni e non so cosa ci sia dietro alcune decisioni". Come rimedio ha indicato il suo piano di tagli alle tasse, con nuove detrazioni per la casa e la sanità e un credito d'imposta per i figli più alto.

È almeno la terza volta in pochi giorni che Paxton viene registrato mentre attribuisce, in modo più o meno diretto, le sue difficoltà a Trump e alle sue scelte. Secondo Axios, nella stessa riunione aveva detto anche che la convention per le midterm che Trump ha tenuto a settembre a Dallas aveva fatto "calare i nostri numeri", come aveva rivelato il New York Times. In un altro passaggio, emerso nei giorni scorsi, Paxton aveva ammesso di non essere mai stato in una corsa in cui aveva "meno controllo sulla campagna", perché tutto "arriva da Washington": "Non controllo il messaggio né quello che facciamo. Non ho la possibilità di cambiare niente".

Il Partito Repubblicano sta spendendo cifre enormi per salvarlo. Secondo i documenti depositati alla Commissione elettorale federale, i gruppi esterni alle campagne hanno speso oltre 205 milioni di dollari nella sfida tra Paxton e il democratico James Talarico e più del 98 per cento di questa cifra è servito a sostenere il repubblicano o ad attaccare il suo avversario. Contando solo gli spot, dalla fine delle primarie i repubblicani hanno speso 158 milioni di dollari e ne hanno prenotati altri 38, mentre i democratici si sono fermati a 75 milioni. Secondo AdImpact, una società che monitora la pubblicità elettorale, con le primarie la corsa ha già superato i 450 milioni di dollari di spot ed è tra le più costose di queste midterm.

Era lo scenario temuto in primavera dal senatore John Thune e dagli altri repubblicani del Senato, che avevano chiesto a Trump di sostenere alle primarie il senatore uscente John Cornyn. Una vittoria di Paxton, avvertivano, avrebbe messo a rischio il seggio e richiesto centinaia di milioni di dollari in un anno con molte altre sfide aperte per il Senato. Oggi quasi tutto il partito si è schierato con lui, con qualche eccezione: lo stesso Cornyn e l'ex presidente George W. Bush, che a settembre avrebbe organizzato in Texas una raccolta fondi per i candidati repubblicani al Senato negli stati in bilico, ma non per Paxton.

Le parole di Paxton hanno irritato chi sta organizzando il salvataggio. "È libero di raccogliere da solo i suoi soldi e di dire quello che vuole", ha detto a Politico uno dei repubblicani coinvolti. Un consulente repubblicano del Texas è stato più duro: "Come al solito comunica qualcosa che non aiuta, indisciplinato e politicamente autolesionista e, come quasi tutto quello che fa, privo di qualsiasi gratitudine". Un altro stratega del partito, che durante le primarie aveva espresso dubbi su Paxton, ha detto alla CNN che salvarlo costerà tra i 100 e i 200 milioni di dollari: "Se salviamo Ken e perdiamo la maggioranza al Senato perché abbiamo perso Alaska, Maine, North Carolina, Iowa e Ohio, le recriminazioni saranno bibliche".

I repubblicani hanno 53 seggi su 100 al Senato e ai democratici ne servono quattro in più per conquistare la maggioranza. Il Texas non è indispensabile per riuscirci, ma perderlo lascerebbe ai repubblicani pochissimo margine nelle altre sfide. Talarico è in vantaggio nei sondaggi. L'ultimo New York Times/Siena gli dava sei punti in più di Paxton, nella media di RealClearPolitics è avanti di 3,1 punti e il modello previsionale Silver Bulletin gli assegna il 74,3 per cento di probabilità di vittoria. Se vincesse, sarebbe il primo democratico eletto senatore in Texas dal 1988. Nello stato i democratici non conquistano una carica statale dal 1994 e nel 2024 Trump ci aveva vinto con oltre 13 punti di vantaggio.

Per Trump la partita è anche personale. A maggio è stato il suo sostegno, arrivato all'ultimo momento, a permettere a Paxton di battere Cornyn al ballottaggio delle primarie. "Il Texas va vinto per forza e questo sarebbe il suo più grande fallimento tra i candidati che ha sostenuto", ha detto un ex funzionario della Casa Bianca. Mercoledì, nello Studio Ovale, il presidente ha detto di non avere rimpianti per la scelta. Il viaggio a San Antonio fa parte di un giro di comizi che finora lo ha portato soprattutto in stati dove i repubblicani dovrebbero essere al sicuro, come Alabama, Oklahoma e Nebraska. Proprio in Oklahoma la settimana scorsa Trump aveva detto di essere "preoccupato" per il Texas e il Michigan.

Il presidente accompagna spesso i complimenti a Paxton con qualche insulto. Alla convention di Dallas aveva detto che "forse non si veste bene, forse non parla in modo proprio perfetto e forse non è l'uomo più bello che abbia mai visto", ma che è "il miglior procuratore generale d'America". La settimana scorsa a Denton, sempre in Texas, lo aveva definito "una delle persone più leali" ma anche "a volte un rompiscatole". A San Antonio non ha ripetuto le battute e lo ha chiamato "un uomo fantastico" e ha detto di essere "molto orgoglioso" di lui.

Nel comizio, durato circa un'ora e 45 minuti, Trump ha concentrato gli attacchi su Talarico. Lo ha chiamato "comunista", ne ha storpiato il cognome in "Talafreako" (da freak, "svitato") e ha detto che votarlo significa trasformare il Texas in "una discarica del Terzo mondo, sporca, fallita e piena di criminalità". Ha ripreso anche un attacco usato da Paxton negli ultimi giorni, sostenendo che il democratico è "sparito": Talarico è fermo da fine settembre per l'influenza. Lo ha attaccato inoltre sui programmi per la diversità e l'inclusione e sui diritti delle persone transgender. Ha anche detto che è vegano, cosa che Talarico nega. Almeno una decina di manifestanti hanno interrotto il discorso e sono stati accompagnati fuori.

Trump ha provato anche a correggere una frase pronunciata lunedì in un comizio in Nebraska, quando parlando di un'arma nucleare iraniana aveva detto: "Lasciate che distruggano Los Angeles. Lasciate che distruggano San Diego". In Texas ha detto che non c'era "scelta" sulla guerra, perché l'Iran non poteva avere un'arma del genere. "Noi proteggiamo le nostre città", ha aggiunto. Ha poi promesso che da giovedì oltre 20 milioni di iscritti a Medicare, l'assicurazione sanitaria pubblica per gli anziani, riceveranno assegni da oltre 100 dollari (più dei 90 annunciati venerdì) e ha ripetuto che ogni cittadino adulto avrà 5.000 dollari se i repubblicani vinceranno sia la Camera sia il Senato. Prima del comizio aveva attaccato il deputato democratico texano Henry Cuellar, a cui l'anno scorso aveva concesso la grazia dalle accuse di corruzione, definendolo "sleale e ingrato" per essersi ricandidato con i democratici.

La scelta di San Antonio, una città a forte maggioranza democratica, ha sorpreso alcuni repubblicani. Il 64,6 per cento degli abitanti è ispanico e con questa tappa Trump potrebbe aver cercato di recuperare consensi tra gli elettori ispanici, tra cui il suo gradimento è sceso al 27 per cento secondo un sondaggio NBC News/Telemundo. In generale lo approva il 34 per cento degli americani, secondo la media dei sondaggi della CNN. Uno stratega repubblicano del Texas si è chiesto perché il presidente non sia andato a Lubbock, ad Amarillo o nel Texas orientale, dove avrebbe potuto mobilitare proprio gli elettori di cui Paxton ha bisogno, invece di rischiare di motivare quelli dell'altra parte. Per un esponente democratico dello stato, il fatto che i repubblicani debbano portare così spesso Trump in Texas dimostra che hanno "rinunciato agli elettori indipendenti" e seguono "una strategia per limitare le perdite".

Al comizio mancava il governatore repubblicano del Texas Greg Abbott, che cerca un quarto mandato in una sfida più combattuta del previsto contro la democratica Gina Hinojosa. Abbott ha parlato di impegni già in agenda, come aveva fatto la settimana scorsa per l'altra tappa di Trump. Alcuni repubblicani pensano che sia una scelta voluta, vista la debolezza del presidente tra gli elettori moderati. Secondo un ex funzionario dell'amministrazione Trump, il fatto che un governatore al terzo mandato, in uno stato repubblicano da trent'anni, faccia capire al presidente di non voler "essere visto" con lui "dimostra quanto sia messo male il marchio Trump in questo momento".

Paxton, che non ha mai perso un'elezione, è da 25 anni uno dei volti della politica repubblicana in Texas, ma si porta dietro molti scandali. Nel 2015, nel suo primo anno da procuratore generale, era stato arrestato con l'accusa di frode finanziaria, poi ritirata dopo un accordo che prevedeva servizi socialmente utili e un risarcimento di quasi 300.000 dollari. Nel 2020 alcuni suoi stretti collaboratori lo avevano accusato di corruzione e abuso d'ufficio. Per queste accuse nel 2023 la Camera del Texas, a maggioranza repubblicana, aveva votato l'impeachment, cioè la messa in stato d'accusa, ma il Senato statale lo aveva poi assolto. "È stato assolto dal Senato repubblicano, giudicato colpevole dalla Camera repubblicana e ora la questione è davanti al tribunale dell'opinione pubblica", ha detto a fine settembre lo stratega repubblicano Karl Rove. "Ed è per questo che la corsa è aperta".

Nella campagna è entrata anche la moglie, Angela Paxton, senatrice statale. L'anno scorso ha chiesto il divorzio "per motivi biblici", dopo che le accuse di infedeltà rivolte al marito erano state al centro del processo di impeachment. Ora ha girato uno spot televisivo in cui invita a votare i repubblicani, senza però nominare il marito: "O teniamo ogni seggio repubblicano o consegniamo il futuro del Texas all'altra squadra".

Nel 2018 Trump aveva fatto campagna in Texas per Ted Cruz, che aveva battuto il democratico Beto O'Rourke di appena 2,6 punti senza avere il peso personale che si porta dietro Paxton. Per questo tra i repubblicani si discute di quanto le difficoltà di quest'anno dipendano dal candidato e quanto dal clima nazionale e dall'impopolarità del presidente. "Se Paxton fosse una persona normale probabilmente ce la farebbe comunque. Lo stato resta strutturalmente conservatore", ha detto alla CNN un consulente repubblicano di Washington.

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