Il presidente Donald Trump ha detto agli americani che il loro sistema elettorale è "vulnerabile" ad attacchi informatici e interferenze straniere, senza però portare prove che dei voti siano mai stati alterati. Nel discorso alla nazione annunciato da giorni e trasmesso dalla Casa Bianca giovedì alle 21, ora di Washington (le 3 del mattino di venerdì in Italia), Trump ha presentato la declassificazione di centinaia di pagine di documenti dell'intelligence che secondo lui dimostrano le falle del sistema e un insabbiamento durato anni. I documenti, pubblicati durante il discorso sul sito della Casa Bianca, descrivono però in gran parte vulnerabilità note da tempo e in alcuni casi contraddicono le affermazioni del presidente.
Trump ha accusato la Cina di aver comprato, rubato o ottenuto illegalmente 220 milioni di file con i dati degli elettori americani a partire dalla campagna elettorale del 2020: nomi, indirizzi, numeri di telefono e orientamento politico. Ha sostenuto che le agenzie di intelligence nascosero per anni queste informazioni a lui e al Congresso. La responsabilità sarebbe del "deep state", l'apparato di funzionari federali che secondo il presidente complotta contro di lui. Trump ha poi citato un presunto piano del governo venezuelano per manipolare digitalmente le macchine per il voto, presunte frodi nelle registrazioni degli elettori in Michigan nel 2020 e centinaia di migliaia di persone senza cittadinanza americana presenti nelle liste elettorali. "Non c'è nessun paese del Terzo mondo che abbia elezioni come le nostre", ha detto. L'accusa alla Cina era stata anticipata poche ore prima del discorso.
Nei 25 minuti del discorso Trump non ha mai sostenuto che la Cina abbia cambiato voti o alterato risultati: ha parlato di una campagna di influenza per orientare le percezioni dell'opinione pubblica americana. Ex alti funzionari hanno detto al Washington Post che non esiste alcuna prova di violazioni cinesi dei sistemi di registrazione degli elettori nel 2020 e che gran parte dei dati citati è pubblicamente disponibile. Lo stesso John Solomon, il giornalista conservatore che ha curato la declassificazione per la Casa Bianca, ha riconosciuto davanti ai giornalisti che l'intelligence non ha alcuna prova che una potenza straniera abbia cambiato voti nel 2020, nel 2022 o nel 2024. Trump ha invece nominato una sola volta la Russia, l'unico paese per cui le agenzie americane hanno accertato una vasta campagna di interferenza, condotta nel 2016 in suo favore.
Tra i documenti declassificati, un rapporto dell'intelligence del gennaio 2020 riconosce che Russia, Cina, Iran e Corea del Nord hanno la capacità di accedere ad alcuni sistemi elettorali americani, ma conclude che manipolarli su una scala sufficiente a cambiare l'esito del voto sarebbe difficile, perché le elezioni sono gestite in modo decentrato da stati e contee. Una valutazione già resa pubblica nel 2021 aveva stabilito che la Cina considerò una campagna di influenza sulle elezioni del 2020 ma decise di non attuarla. Un appunto della CIA precisa inoltre che i servizi americani non hanno mai confermato che il piano venezuelano sia stato messo in pratica. L'ambasciata cinese a Washington ha respinto le accuse: "La Cina non ha mai interferito e non interferirà mai nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti", ha detto un portavoce. Il presidente cinese Xi Jinping è atteso alla Casa Bianca a settembre.
🚨 The U.S. Election System is Broken.
— The White House (@WhiteHouse) July 17, 2026
Here’s what the disclosures reveal:
- Hundreds of millions of American voter files in the hands of foreign govs
- Voting machines & ballot-counting systems exposed to hacking & manipulation
- China & other adversaries actively trying to… pic.twitter.com/M7rW3xF9W4
Il dipartimento per la Sicurezza interna (DHS) ha comunicato a California, New Jersey, Nevada e Pennsylvania di aver individuato oltre 256mila potenziali non cittadini nelle loro liste elettorali, secondo lettere ottenute da Fox News. L'analisi si basa però su banche dati commerciali, meno affidabili di quelle governative: lo stesso documento del DHS indica che un sistema federale più accurato, applicato a 68 milioni di registrazioni in 25 stati, ha trovato 28mila casi. Negli Stati Uniti votare alle elezioni federali senza cittadinanza è illegale e succede molto di rado: il database della Heritage Foundation, un centro studi conservatore, conta meno di 100 casi confermati tra il 2002 e il 2022, su oltre un miliardo di voti espressi.
Trump ha detto di aver ordinato alle agenzie di intelligence, al dipartimento di Giustizia e all'FBI di indagare sul presunto insabbiamento e di incriminare i responsabili. Ha ordinato inoltre al DHS di segnalare a ogni stato i non cittadini presenti nelle liste elettorali, chiedendone la rimozione immediata. Soprattutto ha rinnovato la richiesta al Congresso di approvare il SAVE America Act, la legge che richiederebbe la prova di cittadinanza per registrarsi al voto e un documento d'identità con foto per votare, oltre a imporre agli stati di condividere le liste elettorali con il governo federale. Trump vuole aggiungere anche forti limiti al voto per posta. "L'unico motivo per cui non lo fareste è che volete imbrogliare", ha detto rivolto agli oppositori della legge.
La legge è passata alla Camera a febbraio ma è ferma al Senato, dove i repubblicani hanno 53 seggi su 100 e servono 60 voti per superare l'ostruzionismo dei democratici, tutti contrari. Anche alcuni senatori repubblicani sono scettici e il capogruppo John Thune ha ripetuto che i numeri non ci sono. Il senatore repubblicano Thom Tillis ha avvertito che continuare su questa strada significa "convincere il popolo americano che non può contare sui risultati delle elezioni". Per il leader democratico al Senato Chuck Schumer la legge è "morta in partenza".
Trump ha attaccato anche ABC e NBC, le due reti televisive che non hanno interrotto la programmazione per trasmettere il discorso, accusandole di essere "parte di un complotto" e chiedendo la revoca delle loro licenze. CBS ha mandato in onda solo una parte del discorso, accompagnata dalla verifica delle affermazioni del presidente. Fox News l'ha trasmesso per intero, ma ha precisato di non aver visto le prove citate da Trump.
Il governatore democratico della California Gavin Newsom ha scritto sui social che "l'America ha assistito ai vaneggiamenti di un re pazzo" e ha accusato il presidente di preparare il terreno per contestare i risultati che non gli piaceranno. I 24 governatori democratici hanno parlato in una dichiarazione congiunta di un tentativo di "intimidire e mettere a tacere gli elettori". Schumer ha parlato di "un patetico tentativo di Trump di negare ciò che tutti sappiamo essere vero: ha perso le elezioni del 2020".
Il discorso arriva a meno di quattro mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato: i repubblicani rischiano di perdere le maggioranze, mentre l'approvazione di Trump è ferma al 37 per cento secondo un sondaggio Washington Post-Ipsos. Trump sostiene da anni che le elezioni del 2020 gli furono rubate, dopo aver perso decine di ricorsi in tribunale. Dal ritorno alla Casa Bianca ha ridimensionato le strutture federali che proteggevano il voto, a partire dall'agenzia per la sicurezza informatica delle infrastrutture. In un'intervista al New York Times di gennaio ha detto di rimpiangere di non aver ordinato alla Guardia Nazionale di sequestrare le macchine per il voto negli stati in cui perse nel 2020.
