Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Trump rilancia i complotti sul voto del 2020 e ora ha dalla sua il governo federale
Daniel Torok, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 5 min di lettura

Trump rilancia i complotti sul voto del 2020 e ora ha dalla sua il governo federale

Dalle case di riposo al voto per posta, le vecchie accuse di brogli del 2020 sono diventate atti delle agenzie federali. I difensori del voto temono che servano a contestare il risultato.

Molte delle teorie del complotto con cui il presidente Donald Trump ha cercato di ribaltare la sconfitta del 2020 sono tornate in vista delle midterm del 3 novembre. Questa volta però hanno dietro di sé la forza del governo federale. Lo ha ricostruito il New York Times, secondo cui le vecchie accuse di brogli sui voti delle case di riposo, sugli immigrati iscritti alle liste elettorali, sul voto per posta e sulle macchine per il voto sono diventate atti ufficiali delle agenzie federali. I difensori del diritto di voto temono che l'amministrazione le usi per seminare dubbi sulle elezioni, scoraggiare la partecipazione o, nel caso peggiore, contestarne il risultato.

Il caso delle case di riposo è il più esemplare. In un comizio a Prescott Valley, in Arizona, nel luglio 2022, Trump disse che nel 2020 nelle case di riposo del Wisconsin erano stati espressi "migliaia e migliaia" di "voti truccati", perché lì aveva votato "quasi tutti" mentre di solito vota solo "una piccola parte" degli ospiti. Pochi giorni dopo Factcheck.org, sito specializzato nella verifica dei fatti, smentì l'accusa: non c'era alcuna prova di frode e l'affluenza nelle strutture del Wisconsin era nella norma. L'idea che il personale delle case di riposo cambi i voti degli anziani a loro insaputa è però sopravvissuta nel mondo trumpiano.

A luglio i Centers for Medicare and Medicaid Services, l'agenzia del Dipartimento della Salute che gestisce i programmi sanitari pubblici per anziani e persone a basso reddito, hanno inviato agli ispettori delle case di riposo una nota che ricorda alle strutture e al loro personale che non possono praticare "coercizione inappropriata o altre violazioni dei diritti dei residenti". Secondo il Long Term Care Community Coalition, un'organizzazione no profit che tutela i pazienti delle strutture di assistenza, questa formula ha sostituito le precedenti indicazioni federali, che invece "incoraggiavano le case di riposo a prendere misure attive per aiutare i residenti a partecipare alle elezioni". Un gruppo di senatori progressisti ha scritto che la nuova nota rischia di intimidire gli operatori che vogliono aiutare gli anziani a votare, come la legge consente.

A settembre l'Election Integrity Network, un gruppo di destra guidato da Cleta Mitchell, tra i protagonisti del tentativo fallito di ribaltare il voto del 2020, ha diffuso un "kit" per i volontari che vogliono accertarsi che gli ospiti delle case di riposo "siano protetti dai gruppi di sinistra". Ospite di "War Room", il podcast di Steve Bannon, Mitchell ha detto che i gruppi progressisti "entrano nelle case di riposo e nelle comunità alloggio e sostanzialmente rubano i voti di queste persone così vulnerabili". Ha poi invitato i volontari a concentrarsi sulle strutture che si trovano nei collegi della Camera più contesi.

Sugli immigrati il presidente sostiene, senza averlo mai dimostrato, che un numero significativo di persone senza cittadinanza sia iscritto alle liste elettorali. Era un'accusa che aveva già fatto dopo la vittoria del 2016, quando disse che milioni di non cittadini avevano votato illegalmente: il Brennan Center for Justice, un centro studi apartitico, verificò la cosa e la trovò falsa. Quest'anno centinaia di investigatori di diverse agenzie federali sono stati assegnati alla ricerca di elettori senza cittadinanza, anche se secondo gli esperti il fenomeno è rarissimo. Il Dipartimento della Giustizia ha inoltre scritto a tutti gli stati minacciando di incriminare i funzionari elettorali che conteggiano schede di non cittadini. L'amministrazione ha anche spinto gli stati a controllare le liste con un database noto con la sigla SAVE, il cui uso ha prodotto numerosi errori.

Trump ha cominciato ad attaccare il voto per posta nei mesi precedenti la sconfitta del 2020, durante la pandemia, quando i funzionari elettorali avevano ampliato in fretta questa possibilità per proteggere la salute degli elettori. Da allora lo ha definito "intrinsecamente corrotto". A settembre la Corte Suprema ha respinto un piano dell'amministrazione che avrebbe usato lo U.S. Postal Service, il servizio postale federale, per imporre cambiamenti complicati al voto per posta a poche settimane dalle elezioni. Il piano prevedeva anche di negare la consegna delle schede negli stati che non si fossero adeguati, con il rischio di lasciare senza voto milioni di americani. Questo mese però, con i repubblicani in difficoltà nei sondaggi per il Congresso, il presidente ha diffuso un video in cui invita gli elettori del suo partito a votare per posta. Lui stesso lo ha fatto alle primarie della Florida di quest'anno.

Sulle macchine per il voto Trump sostiene da anni che siano state manipolate per rubargli le elezioni del 2020. In un'intervista al New York Times dello scorso gennaio ha detto di rimpiangere di non aver ordinato alla Guardia Nazionale di sequestrare le macchine negli stati in bilico dopo la sconfitta. A settembre il segretario alla Sicurezza interna, Markwayne Mullin, ha chiesto al Dipartimento della Giustizia di verificare se le macchine che contano i voti tramite codici elettronici siano in grado di produrre una registrazione verificabile. Di recente il presidente ha ricevuto alla Casa Bianca Tina Peters, sua alleata ed ex responsabile elettorale di una contea del Colorado, condannata da un tribunale statale per aver manomesso le macchine dopo il voto del 2020. Trump le ha concesso una grazia simbolica, perché il presidente non può cancellare le condanne dei tribunali dei singoli stati. Peters sostiene che le macchine con componenti prodotti all'estero non siano affidabili e vorrebbe che il presidente le sequestrasse.

Alcuni difetti nelle macchine americane esistono davvero. Un rapporto del 2022 della CISA, l'agenzia federale per la sicurezza informatica che fa parte del Dipartimento della Sicurezza interna, aveva individuato diverse vulnerabilità nelle macchine di Dominion Voting Systems, azienda poi acquisita da Liberty Vote. Il direttore della CISA di allora disse però che nessuno le aveva sfruttate. Diversi esperti di sicurezza elettorale concordano che non ci sono prove di manipolazioni nelle elezioni recenti. Dominion ha fatto causa a diverse testate e ad alleati di Trump per le accuse false sulle sue macchine e ha raggiunto un accordo con tutti. "Per legge federale le macchine per il voto non possono essere collegate in rete né a internet", ha detto Joseph Morelle, deputato democratico di New York e capogruppo del suo partito nella commissione della Camera che si occupa di elezioni. "Non si potrebbe hackerare una macchina per il voto in America più di quanto si possa hackerare il mio tostapane".

I critici dell'amministrazione temono due scenari. Il primo è che queste teorie servano a giustificare misure che tolgano il diritto di voto ad alcuni elettori prima del 3 novembre. Il secondo è che, se i funzionari statali o locali si rifiutano di intervenire su presunti problemi nelle liste o nelle macchine, l'amministrazione usi quel rifiuto per sostenere dopo il voto che i risultati non sono validi. Negli ultimi giorni alcuni alleati del presidente sono arrivati a evocare la legge marziale. Dietro c'è anche una motivazione più profonda, cioè la convinzione di molti sostenitori di Trump che non abbia mai perso contro Joe Biden. "Il nucleo della fede del movimento MAGA è che abbiamo vinto le elezioni del 2020", ha detto di recente Steve Bannon, ex consigliere del presidente, alla trasmissione "CBS News Sunday Morning".

"Che il governo federale mini la credibilità delle nostre elezioni è preoccupante", ha detto al New York Times David Becker, ex avvocato per i diritti di voto del Dipartimento della Giustizia che oggi guida il Center for Election Innovation and Research, un gruppo apartitico che sostiene i funzionari elettorali di entrambi i partiti. Becker considera stanca questa campagna, perché in sei anni chi accusa i brogli non è mai riuscito a dimostrarli. Ha però aggiunto che "per la prima volta nella storia del nostro paese, il governo federale sembra pronto a fare da amplificatore attivo della disinformazione". Secondo Becker finora i tribunali hanno bloccato gran parte dei tentativi di cambiare le regole del voto sulla base di queste teorie, ma la disinformazione ha reso più difficile organizzare le elezioni e ha alimentato la sfiducia degli elettori.

Phil McGrane, repubblicano e secretary of state dell'Idaho, la carica che negli stati americani sovrintende alle elezioni, cerca di rispondere a questa sfiducia con campagne informative e perfino con conversazioni dirette con i singoli elettori. Alla domanda se l'amministrazione Trump stia agendo in modo irresponsabile, ha risposto: "Non intendo commentare".

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.