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Trump minaccia nuovi dazi contro l'Unione Europea dopo la multa a Google
Daniel Torok, White House, 2025, Flickr, Opera del governo USA
Politica estera 19 min di lettura

Trump minaccia nuovi dazi contro l'Unione Europea dopo la multa a Google

Il presidente annuncia un'indagine commerciale ai sensi della Section 301 dopo la sanzione da un miliardo di dollari inflitta al colosso tecnologico. È la stessa norma sulla quale poggiano i nuovi dazi entrati in vigore dopo la bocciatura della Corte Suprema.

Donald Trump ha minacciato di imporre "un nuovo dazio sostanziale" all'Unione Europea come ritorsione per le sanzioni inflitte da Bruxelles alle aziende tecnologiche statunitensi. L'avvertimento è arrivato il giorno dopo che la Commissione Europea ha multato Google per un miliardo di dollari in base al Digital Markets Act, accusando il gigante del web statunitense di avere favorito indebitamente i propri servizi e imposto restrizioni agli sviluppatori di applicazioni.

"Gli Stati Uniti d'America non sono un salvadanaio per l'Europa, né permetteremo che lo diventino", ha scritto il presidente su Truth Social, annunciando l'apertura di un'indagine commerciale ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974.

"L'Unione Europea pagherà un prezzo molto alto per questa condotta illegale e altamente immorale. Le sanzioni saranno interamente annullate e prevediamo che un dazio sostanziale sarà imposto nel più breve tempo possibile".

La Section 301 è diventata lo strumento principale utilizzato dall'amministrazione per introdurre nuove tariffe. La norma, tuttavia, non consente di agire dall'oggi al domani: richiede un'istruttoria formale e una fase di consultazione pubblica, con indagini che possono protrarsi per mesi. In compenso, permette ai negoziatori americani di scegliere, prodotto per prodotto, quali merci colpire e quali escludere, offrendo un margine di manovra che i poteri emergenziali non garantivano. Ma anche se l'indagine sull'Unione Europea partisse immediatamente, dunque, i nuovi dazi difficilmente entrerebbero in vigore a breve.

La multa a Google si inserisce nella più ampia stretta di Bruxelles sui grandi gruppi tecnologici americani. Nell'ultimo anno la Commissione Europea ha sanzionato anche Apple e Meta, accusandole di abusare del proprio potere di mercato. Jamieson Greer, rappresentante degli Stati Uniti per il Commercio, ha avvertito questa settimana che i provvedimenti europei "rappresentano un rischio concreto per la stabilità delle relazioni commerciali transatlantiche". Secondo Greer, le sanzioni complessivamente pagate da Google superano il 2% del bilancio dell'Unione Europea.

All'inizio del mese, in un'intervista ad Axios, Greer era stato ancora più esplicito: "Non lasceremo che l'Europa controlli la regolamentazione globale delle nostre aziende". Le società americane, aveva aggiunto, offrono gratuitamente ai consumatori numerosi servizi. Lo scontro rischia ora di compromettere l'accordo commerciale negoziato lo scorso anno da Trump con l'Unione Europea. Diversi funzionari europei hanno già sostenuto che l'introduzione di nuovi dazi costituirebbe una violazione dell'intesa.

Stati Uniti · Politica commerciale

I nuovi dazi recuperano meno del 60% del gettito perduto con la sentenza della Corte Suprema

Dopo la sentenza di febbraio la Casa Bianca ha ricostruito le tariffe su basi giuridiche diverse. Il gettito atteso entro il 2036 scende da 1.700 a 950 miliardi di dollari, e a giugno le dogane hanno restituito agli importatori più di quanto abbiano incassato.

Giugno 2026 · incassi doganali, miliardi di dollari

A giugno le dogane americane hanno restituito più di quanto abbiano incassato

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Il nuovo sistema vale poco più della metà di quello annullato

Gettito atteso entro il 2036, in miliardi di dollari. Le nuove tariffe poggiano su tre misure distinte.

Fonte Committee for a Responsible Federal Budget, Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, Corte Suprema (Learning Resources v. Trump), Commissione Europea.

Il nuovo sistema di dazi

Poche ore prima del messaggio di Trump erano già entrati in vigore dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle merci provenienti da decine di Paesi, compresi quelli dell'Unione Europea. Anche questi dazi sono stati imposti attraverso la Section 301, sulla quale poggia gran parte del sistema tariffario ricostruito dalla Casa Bianca negli ultimi sei mesi.

Il 20 febbraio la Corte Suprema aveva infatti annullato, con 6 voti contro 3, i dazi emergenziali adottati in base all'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). La soluzione temporanea introdotta subito dopo attraverso la Section 122 aveva successivamente raggiunto il limite massimo di 150 giorni previsto dalla legge, costringendo così l'Amministrazione a individuare una nuova base giuridica per i propri dazi.

Le aliquote del nuovo sistema sono generalmente inferiori a quelle previste dal regime emergenziale. Le esenzioni ricalcano in larga parte quelle precedenti e riguardano le materie prime la cui tassazione comprometterebbe le forniture interne, i beni che gli Stati Uniti non producono in quantità sufficienti e i prodotti sui quali i dazi provocherebbero danni all'intera economia. Sono inoltre escluse diverse merci agricole, componenti aeronautici, semilavorati industriali, minerali e farmaci.

Secondo il Committee for a Responsible Federal Budget, i nuovi dazi permetteranno di recuperare meno del 60% del gettito venuto meno dopo la sentenza della Corte Suprema. Il centro studi stima che i dazi entrati in vigore nella notte, insieme al prelievo del 25% sul Brasile, produrranno circa 950 miliardi di dollari entro il 2036, contro gli 1.700 miliardi attesi dal precedente regime emergenziale.

Il calcolo comprende anche il dazio del 50% sul Canada, che non rientra però nella Section 301: si fonda invece sulla Section 338 del Tariff Act del 1930 e riguarda una selezione limitata di merci, soprattutto automobili, bevande alcoliche e prodotti lattiero-caseari. Nel complesso, i dazi introdotti dall'Amministrazione a partire da gennaio 2025 genereranno circa 825 miliardi di dollari in meno rispetto alle stime pubblicate a febbraio dal Congressional Budget Office. Il debito federale raggiungerebbe così il 122% del prodotto interno lordo nel 2036, anziché il 120% previsto nello scenario di riferimento.

I ricorsi e l'incognita del gettito

Queste proiezioni presuppongono che i nuovi dazi, a differenza dei precedenti, superino l'esame dei tribunali e rimangano così in vigore. Il primo ricorso è stato presentato lo stesso giorno del loro annuncio: il Liberty Justice Center si è rivolto alla Corte del Commercio internazionale per conto di due piccole imprese, sostenendo che l'Amministrazione Trump stia utilizzando impropriamente la Section 301 per reintrodurre i dazi già dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema.

La Casa Bianca respinge però nettamente l'interpretazione secondo cui i nuovi dazi sarebbero state introdotte per sostituire quelli bocciati dalla Corte Suprema. Un alto funzionario dell'Amministrazione Trump ha spiegato che l'entrata in vigore delle misure è stata fatta coincidere con la scadenza dei dazi temporanei solo per garantire continuità e prevedibilità alle imprese americane.

Il Tesoro, intanto, sta ancora smantellando il vecchio sistema tariffario. A giugno gli incassi doganali netti sono scesi a –25,6 miliardi di dollari: i rimborsi versati agli importatori hanno infatti superato le entrate generate dalle nuove riscossioni.

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