Donald Trump ha annunciato che Hamas ha accettato una tabella di marcia per consegnare tutte le armi a Gaza, ma Israele non ha ancora confermato di aver aderito al piano. L'intesa collega il disarmo graduale del gruppo al ritiro progressivo dell'esercito israeliano e affida la sicurezza a una forza internazionale e a una nuova polizia palestinese. Le parti restano però divise proprio sulla sequenza: Hamas sostiene che i due processi debbano procedere insieme, mentre funzionari israeliani citati dai media locali chiedono che il disarmo venga completato prima di ogni ritiro.
Il presidente ha definito l'intesa un passaggio storico verso una pace duratura. Il Board of Peace, l'organismo internazionale presieduto da Trump e creato per seguire la transizione e la ricostruzione di Gaza, ha detto che Hamas si è impegnato per la prima volta in un piano operativo per rinunciare alle armi. Egitto, Qatar, Turchia e Stati Uniti hanno mediato per mesi. Il piano dovrebbe attuare la seconda fase del cessate il fuoco entrato in vigore nell'ottobre 2025.
Il negoziatore Ghazi Hamad ha dichiarato ad Al Jazeera che Hamas non compirà alcun atto sul disarmo prima del ritiro israeliano. Ha spiegato che le armi e il ritiro formano un unico quadro e che il movimento non applicherà l'accordo se Israele non rispetterà i propri obblighi. Hamas considera queste condizioni essenziali anche per evitare che le armi vengano consegnate direttamente a Israele.
La tabella di marcia prevede che entro 14 giorni venga preparato un inventario delle armi e un calendario per custodirle o renderle inutilizzabili. Le prime fasi riguarderebbero gli armamenti pesanti, i depositi, i siti di produzione militare e la rete di tunnel sotto Gaza. Il Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza, formato da tecnocrati palestinesi e privo di rappresentanti di Hamas, dovrebbe controllare il materiale. Una commissione internazionale verificherebbe i progressi e autorizzerebbe il passaggio da una fase alla successiva.
Le armi non dovrebbero essere trasferite né a Israele né ad altre fazioni palestinesi. Una fonte del Board of Peace ha dichiarato ad Haaretz che quelle di Hamas e delle altre milizie verrebbero inizialmente consegnate al Board e poi rese inutilizzabili. Le pistole potrebbero restare in circolazione solo con una licenza, mentre i fucili automatici e tutte le armi più pesanti verrebbero rimossi.
Il ritiro israeliano dovrebbe avanzare per tappe in parallelo con la verifica del disarmo. Nickolay Mladenov, alto rappresentante del Board of Peace per Gaza, ha detto che ritiro e consegna delle armi devono procedere insieme. Trump ha usato una formula meno precisa, scrivendo che i soldati israeliani lasceranno il territorio man mano che il disarmo verrà completato. I tempi concreti saranno definiti nelle prossime due settimane, mentre un funzionario americano ha stimato che l'intero processo potrebbe richiedere tra 200 e 350 giorni.
Israele non ha ancora risposto pubblicamente all'annuncio e la sua adesione resta incerta. Il governo ha insistito finora perché Hamas rinunci a tutte le armi prima di un nuovo ritiro. Hamas ha sostenuto la posizione opposta, chiedendo che l'esercito israeliano lasci Gaza prima del disarmo. Il piano tenta di superare questo blocco facendo corrispondere a ogni passaggio verificato una nuova riduzione della presenza militare israeliana.
Benjamin Netanyahu aveva incontrato Trump martedì a Washington. Il primo ministro israeliano affronterà le elezioni a ottobre e potrebbe subire pressioni politiche contro qualsiasi decisione presentata come una concessione a Hamas. Un funzionario americano ha detto che Washington non chiede a Israele nulla di diverso dal piano in 20 punti accettato nel settembre 2025, ma ha riconosciuto che la posizione israeliana potrebbe essere cambiata.
Il nuovo governo civile palestinese dovrebbe amministrare i servizi pubblici, controllare le finanze di Gaza e lavorare con il Board of Peace alla ricostruzione. Hamas ha già sciolto il comitato che gestiva gli affari civili del territorio e ha detto di voler trasferire le responsabilità al nuovo organismo. Il comitato opera per ora dall'Egitto e non è ancora entrato a Gaza. Restano da chiarire la sua composizione definitiva, i poteri effettivi e il rapporto con le istituzioni palestinesi esistenti.
La sicurezza dovrebbe passare a una Forza internazionale di stabilizzazione e a una nuova polizia palestinese. La forza multinazionale, comandata dal generale americano Jasper Jeffers, dovrebbe controllare le aree lasciate dall'esercito israeliano, sostenere il nuovo governo e facilitare l'ingresso degli aiuti. L'amministrazione Trump sostiene di avere impegni per oltre 5.000 soldati, ma non ha indicato quali Paesi li invieranno né quando potranno essere schierati. Indonesia, Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania avevano promesso uomini e poi avevano sospeso gli impegni.
La mancanza di una forza pronta rende la verifica uno dei punti più fragili dell'intesa. A Gaza operano milizie che non appartengono a Hamas e potrebbero rifiutare il disarmo. In Israele, i politici contrari al ritiro potrebbero contestare che il gruppo palestinese abbia conservato armi leggere o nascosto parte degli arsenali. Senza un meccanismo riconosciuto da entrambe le parti, ogni contestazione potrebbe fermare sia la consegna delle armi sia il ritiro dei soldati.
L'annuncio offre per la prima volta un procedimento dettagliato per affrontare insieme le questioni che hanno bloccato la seconda fase del cessate il fuoco: chi governerà Gaza, chi garantirà la sicurezza e in quale ordine Hamas deporrà le armi e Israele ritirerà l'esercito. Non risolve ancora il contrasto principale. Il passaggio da una dichiarazione politica a un accordo effettivo dipende dall'adesione di Israele, dall'arrivo della forza internazionale e da un sistema di verifica capace di far avanzare i due processi allo stesso ritmo.
