Trump annuncia di avere fermato Netanyahu sull'attacco a Beirut

Su Truth Social il presidente sostiene di avere ottenuto l'arresto delle truppe israeliane in marcia verso la capitale libanese, dopo telefonate con Netanyahu e con Hezbollah.

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Trump annuncia di avere fermato Netanyahu sull'attacco a Beirut
Official White House Photo by Daniel Torok

Il presidente Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth di avere fermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sull'attacco a Beirut, dopo una telefonata con il leader israeliano e un contatto con Hezbollah. "Ho avuto una telefonata molto produttiva con il primo ministro Bibi Netanyahu di Israele e non ci saranno truppe dirette a Beirut. Qualsiasi truppa fosse già in marcia è stata richiamata", ha scritto il presidente. Trump ha aggiunto di avere avuto "un'ottima telefonata con Hezbollah" grazie a "rappresentanti di alto livello" e di avere ottenuto un accordo per cui Israele non attaccherà il movimento sciita libanese e Hezbollah non attaccherà Israele.

L'annuncio è arrivato poche ore dopo che Netanyahu aveva ordinato all'esercito israeliano di attaccare i sobborghi meridionali di Beirut, noti come Dahiya, una roccaforte di Hezbollah. L'esercito israeliano aveva invitato i residenti a evacuare l'area "per la propria sicurezza", scatenando una fuga di migliaia di persone che hanno intasato le strade in uscita dal quartiere. Quando Trump è intervenuto, l'attacco non era ancora iniziato. Hezbollah è il principale alleato libanese dell'Iran.

L'offensiva israeliana in Libano è la più ampia da oltre venticinque anni. Domenica l'esercito israeliano ha annunciato di avere conquistato il castello crociato di Beaufort, in Libano meridionale, una posizione strategica che era stata simbolo della lunga occupazione israeliana del sud del paese, terminata nel 2000 dopo diciotto anni di presenza. Le truppe israeliane sono avanzate oltre il fiume Litani. Dalla ripresa dei combattimenti a marzo, secondo il ministero della Salute libanese, sono state uccise oltre 3.000 persone in Libano e secondo l'ONU gli sfollati hanno superato il milione.

L'Iran ha intanto annunciato la sospensione dei colloqui con gli Stati Uniti, proprio in reazione alle operazioni israeliane in Libano. La notizia è stata data dall'agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim, vicina alle Guardie rivoluzionarie, secondo cui la squadra negoziale iraniana sospende "i dialoghi e lo scambio di testi tramite mediatori" e si dice pronta a chiudere completamente lo Stretto di Hormuz. Tasnim ha citato come motivo "il proseguimento dei crimini del regime sionista in Libano" e il fatto che il Libano "era una delle precondizioni per il cessate il fuoco".

Un funzionario iraniano informato sui negoziati ha confermato la sospensione al Washington Post, spiegando che oltre alle operazioni israeliane in Libano hanno pesato anche le modifiche dell'ultimo momento ai termini dell'accordo imposte dai negoziatori statunitensi nel fine settimana, di cui Teheran non sarebbe stata informata. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva già messo in guardia su X: "Il cessate il fuoco tra l'Iran e gli Stati Uniti è inequivocabilmente un cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso il Libano. La sua violazione su un fronte è una violazione del cessate il fuoco su tutti i fronti".

La Casa Bianca non ha confermato la rottura. Il presidente ha detto a NBC in una telefonata che gli iraniani "non ci hanno informato di questo" e ha invitato i critici a "starsene tranquilli, andrà tutto bene alla fine". Il rapporto di Tasnim non citava fonti governative e le sue affermazioni non sono state confermate in modo indipendente; commenti sui social media di alti funzionari iraniani non hanno indicato un ritiro dai colloqui.

I colloqui in corso ruotano intorno a un memorandum d'intesa che dovrebbe prolungare di sessanta giorni il cessate il fuoco e aprire una nuova fase di negoziati sul programma nucleare iraniano. Nel fine settimana Trump ha chiesto modifiche più dure al testo, in particolare sulla destinazione delle scorte di uranio arricchito iraniano e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Ha poi rinviato il documento al leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei, di cui resta difficile sapere se abbia risposto. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha indicato come prerequisiti la consegna del combustibile nucleare e l'impegno a non sviluppare armi atomiche.

I mercati hanno reagito con forza ai segnali di rottura. Il prezzo del greggio Brent, riferimento internazionale, è salito di circa il 5 per cento sopra i 96 dollari al barile. Il greggio West Texas Intermediate, riferimento per gli Stati Uniti, è salito di circa il 7 per cento oltre i 93 dollari, secondo i dati riportati dal New York Times. I rendimenti dei titoli di stato statunitensi sono saliti sopra il 4,5 per cento mentre le borse europee hanno chiuso in calo dell'1 per cento. La Francia ha intanto chiesto una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell'ONU sull'escalation in Libano.

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