Il Ministero delle Finanze giapponese ha confermato lunedì di aver condotto venerdì scorso un'operazione di acquisto di yen coordinata con il Tesoro degli Stati Uniti. Secondo il Financial Times, si tratta del primo intervento congiunto dei due alleati a sostegno della valuta giapponese dal 1998. Tokyo ha inoltre chiarito di essere pronta ad agire nuovamente: "Non esiteremo a condurre ulteriori interventi coordinati in futuro", si legge nella nota, che sottolinea il contatto costante con il Tesoro americano.
Lo yen aveva superato quota 163 contro il dollaro, un livello che non si vedeva dal 1986, arrivando giovedì scorso fino a quota 163,73. Venerdì è risalito a 157,57 e lunedì, dopo la conferma dell'operazione, ha proseguito il recupero fino a 155,20, il valore più forte da quasi tre mesi. La debolezza della valuta è diventata un problema politico per il governo giapponese, che era già intervenuto autonomamente sul mercato in aprile e maggio per difendere lo yen. A pesare sono soprattutto gli elevati tassi d'interesse americani, l'aumento del prezzo del petrolio e il persistente deflusso di capitali dal Giappone.
Il Ministero ha spiegato di aver agito "in conformità con la Dichiarazione congiunta dei Ministri delle Finanze giapponese e statunitense" del settembre 2025, con l'obiettivo di contrastare "l'eccessiva volatilità e i movimenti dello yen" registrati nelle ultime settimane. Tokyo ha inoltre annunciato che farà ricorso alla FIMA repo facility della Federal Reserve, lo strumento che permette alle banche centrali estere autorizzate di ottenere dollari a breve termine cedendo temporaneamente titoli del Tesoro statunitense.
Washington e Tokyo comprano yen insieme: non accadeva dal 1998
Il dollaro era salito fino a 163,73 yen, il massimo dal 1986. L’operazione coordinata di Tokyo e Washington — anticipata da un appunto fotografato a Camp David — ha riportato il cambio a 155,20.
Grafica di FocusAmerica · 3 agosto 2026
«Comprare yen giapponesi (JPY), 5–10 miliardi di dollari». L’appunto sul tavolo di Scott Bessent, fotografato da Reuters durante la riunione di gabinetto a Camp David alle 11:33 di venerdì (le 17:33 in Italia). Due ore prima, il Tesoro aveva già avvertito le banche di un possibile intervento.
Di norma questi interventi si finanziano in dollari. Per Robin Brooks (Peterson Institute) la mossa rischia di indebolire la fiducia nello yen: i mercati si chiederanno perché Washington non abbia semplicemente pagato in dollari — forse per evitare che Tokyo dovesse vendere titoli del Tesoro USA.
Bessent invoca la sicurezza economica, Trump l'amicizia
Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha confermato l'operazione, spiegando che "le azioni coordinate di venerdì sul mercato dei cambi hanno contrastato i movimenti dello yen". Ha inoltre assicurato che Washington non esiterà a partecipare a nuovi interventi, sia per ragioni di sicurezza economica sia in considerazione dell'alleanza con Tokyo. Bessent ha appoggiato apertamente anche la linea del governo giapponese: gli Stati Uniti, ha dichiarato, "sostengono con forza le misure decise di mercato e di politica monetaria del Giappone per correggere la sostanziale sottovalutazione dello yen". A Tokyo l'annuncio è stato affidato alla Ministra delle Finanze Satsuki Katayama, che ha utilizzato parole quasi identiche.
Il presidente statunitense Donald Trump ha invece presentato l'intervento in termini molto più diretti. Interrogato domenica a bordo dell'Air Force One sul motivo per cui gli Stati Uniti stessero sostenendo la valuta di un altro Paese, il presidente ha risposto richiamando il "buon rapporto" con il Giappone. "Volevano un piccolo aiuto e noi ci siamo sempre, per il Giappone", ha detto. Trump ha sostenuto che l'operazione produrrà un "beneficio finanziario" per gli Stati Uniti e farà bene "anche all'economia mondiale", ma ha aggiunto che, "più di ogni altra cosa, è stato un segnale di amicizia". Il presidente ha infine osservato che il Giappone "è stato molto buono con noi, con l'eccezione, naturalmente, di Pearl Harbor".
Reporter: Why is the U.S. intervening to support the Japanese yen at this time?
— Acyn (@Acyn) August 2, 2026
Trump: Japan’s been very good to us, with the exception, of course, of Pearl Harbor. pic.twitter.com/MY2uFdDBYA
Gli appunti fotografati e il nodo degli euro
Un primo indizio dell'operazione era emerso durante la riunione di gabinetto tenuta venerdì a Camp David. Un fotografo della Reuters aveva ripreso, da sopra la spalla di Bessent, un blocco per appunti con la scritta sottolineata "To Do" e, subito sotto, l'annotazione manoscritta "Buy Japanese Yen (JPY) $5-10 bil": acquistare yen per un valore compreso tra 5 e 10 miliardi di dollari. Sul tavolo, appena sopra il blocco, era visibile il segnaposto con il nome del Segretario al Tesoro.
The United States bought the Japanese yen for the first time in more than a decade as "a signal of friendship," President Donald Trump said Sunday. The rare bilateral intervention in Japan's currency market was designed to prop up the yen from its 40-year low against the dollar.… pic.twitter.com/wFz4SGDP1r
— CNN (@CNN) August 3, 2026
La fotografia è stata scattata alle 11:33 ora locale, le 17:33 in Italia, mentre il video della parte della riunione aperta ai giornalisti mostra che il foglio si trovava ancora sul tavolo mezz'ora più tardi, quando Bessent ha preso la parola per elogiare il presidente. Circa due ore prima dello scatto, l'agenzia stampa Reuters aveva riferito che il Dipartimento del Tesoro aveva avvertito diverse banche della possibilità di un intervento sul mercato valutario nel corso della giornata.
Le autorità giapponesi erano già entrate in azione nelle prime ore delle contrattazioni, provocando un consistente rafforzamento dello yen. Un secondo movimento altrettanto marcato si è verificato nel tardo pomeriggio: secondo i dati LSEG, il dollaro è sceso da circa 158,9 yen alle 16:14 di New York a circa 157,6 poco prima delle 17, con un calo dello 0,8%.
Il costo dell'operazione per Tokyo rimane incerto. Gli analisti citati dal Financial Times, sulla base dei dati della Bank of Japan, lo stimano in circa 8.450 miliardi di yen, equivalenti a 52,8 miliardi di dollari. Il quotidiano economico Nikkei valuta invece tra 6.000 e 7.000 miliardi di yen il solo intervento di giovedì, che sarebbe il più grande mai condotto dal Giappone in una singola giornata.
L'aspetto che ha maggiormente sorpreso i mercati riguarda tuttavia il modo in cui Washington avrebbe finanziato l'acquisto. Secondo il Financial Times, la Federal Reserve Bank di New York avrebbe venduto euro, anziché dollari, per acquistare yen per conto del Tesoro, appoggiandosi a Goldman Sachs e Morgan Stanley. Una scelta insolita, dal momento che gli interventi coordinati vengono normalmente finanziati attraverso attività denominate in dollari.
Robin Brooks, senior fellow del Peterson Institute for International Economics, ha scritto nella propria newsletter su Substack che una simile operazione rischia di indebolire, anziché rafforzare, la fiducia nello yen. Se Washington ha venduto euro invece di dollari, sostiene Brooks, gli investitori potrebbero concludere che i funzionari americani abbiano voluto evitare che il Giappone fosse costretto a vendere titoli del Tesoro statunitense per finanziare l'intervento. "Questo genere di piroetta, a mio parere, indebolisce l'efficacia della partecipazione americana, perché porterà inevitabilmente i mercati a chiedersi perché gli Stati Uniti non abbiano semplicemente finanziato l'acquisto di yen con dollari", ha scritto.
