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La crisi del diesel arriva negli Stati Uniti
Un distributore RaceTrac a Old Jefferson, in Louisiana, l'11 settembre 2026. Credito: Infrogmation / Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0, foto ritagliata.
Economia 19 min di lettura

La crisi del diesel arriva negli Stati Uniti

Per Chevron e gli altri big del petrolio le riserve che hanno attutito la chiusura dello Stretto di Hormuz sono agli sgoccioli e il diesel è livelli record. Trump annuncia un'intesa tra Mosca e Kyiv sugli attacchi alle raffinerie, ma per il Financial Times Putin non sarà pronto prima dell'inverno.

I dirigenti dell'industria petrolifera americana avvertivano da mesi che una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz avrebbe provocato una crisi dei carburanti. Ora gli stessi affermano che quella crisi è arrivata. Da oltre sei mesi le scorte commerciali di carburante si stanno assottigliando in tutto il mondo e i margini per continuare ad attingere alle riserve strategiche di greggio sono sempre più ridotti. La settimana scorsa, inoltre, gli attacchi di droni partiti dal territorio iracheno hanno fermato l'oleodotto saudita che consentiva di aggirare lo Stretto: secondo le stime degli analisti, da un mercato già teso sono così venuti meno almeno 2,5 milioni di barili al giorno.

"Tutti questi meccanismi avevano contribuito ad attenuare il rischio sui prezzi e sulle forniture", ha detto venerdì l'amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth, durante una conferenza sull'energia dell'Università del Texas ad Austin. "Ormai però si sono in gran parte esauriti e nel sistema non abbiamo neanche lontanamente i margini che avevamo all'inizio".

Wirth ha aggiunto che è difficile prevedere l'andamento dei prezzi, ma che al momento non vede come possano scendere rapidamente: "Vorrei potervi dire che vedo qualche motivo per cui la situazione dovrebbe migliorare, ma in questo momento è difficile". Il diesel ha raggiunto il livello record di 6,23 dollari al gallone, mentre la benzina, scesa in estate sotto i 4 dollari, è risalita a 4,32 dollari. Nella settimana conclusa il 4 settembre, secondo la Energy Information Administration (EIA), l'agenzia federale di statistica sull'energia, le scorte statunitensi di distillati — la categoria che comprende il diesel — erano pari a 106,3 milioni di barili. Il dato era aumentato di 2,1 milioni di barili rispetto alla settimana precedente, ma restava nettamente inferiore ai livelli dell'anno scorso e alla media degli ultimi cinque anni.

Il prezzo del greggio americano è salito del 19% nelle ultime tre settimane, fino a circa 101 dollari al barile, mentre in Medio Oriente gli attacchi si moltiplicano. L'Iran sta prendendo di mira le petroliere che attraversano lo Stretto, anche dopo che Trump e i suoi collaboratori avevano dichiarato di aver scortato diverse navi senza che Teheran riuscisse a individuarle. Gli Houthi hanno invece colpito dallo Yemen infrastrutture e basi militari saudite. Per diversi consulenti di lungo corso del settore, senza una prospettiva di fine della guerra con l'Iran, la situazione rischia di sfuggire di mano.

Anche la Cina contribuisce a restringere l'offerta. Per mesi il primo importatore di petrolio al mondo ha coperto con le proprie scorte quasi metà dei consumi giornalieri, alleggerendo la pressione sul mercato, ma nelle ultime settimane ha ripreso ad acquistare grandi quantità di greggio dai fornitori internazionali. Sul diesel pesano inoltre i fermi delle raffinerie provocati dai conflitti in Medio Oriente e in Russia, mentre la domanda è destinata a crescere con la stagione del raccolto, quando gli agricoltori ne consumano di più per alimentare i mezzi pesanti. "Per il diesel non c'è una soluzione facile", ha detto Dan Pickering, fondatore della società finanziaria Pickering Energy Partners. Alcuni analisti riferiscono inoltre di ricevere già dagli investitori domande su quando il rincaro dei carburanti comincerà a frenare i consumi.

La crisi dei carburanti
Il diesel negli Stati Uniti non è mai costato così tanto, e le scorte si assottigliano
Nella settimana del 14 settembre il diesel è costato in media 6,285 dollari al gallone, oltre il record del 2022. Scorte, riserve e rotte alternative, che per mesi hanno attutito la chiusura dello Stretto di Hormuz, sono in gran parte venute meno.
Il diesel ha superato il record del 2022 e continua a salire
Prezzo medio settimanale alla pompa negli Stati Uniti, tasse incluse. Un gallone equivale a 3,79 litri.
Prezzo medio negli Stati Uniti Settimana del 14 settembre 2026
Diesel Record
al gallone, 1,66 $ al litrorecord 2022: 5,81
Diesel: 6,285 dollari al gallone
Benzina sotto il record
al gallone, 1,14 $ al litrorecord 2022: 5,01
Benzina: 4,319 dollari al gallone
Dollari al gallone, 2026
Tocca o trascina sul grafico per scorrere le settimane del 2026
+61%il diesel dal 2 marzo
+43%la benzina dal 2 marzo
103 $il greggio americano al barile
Le scorte di diesel restano molto sotto i livelli normali
Scorte di distillati negli Stati Uniti (diesel e gasolio da riscaldamento), in milioni di barili. Il serbatoio è in scala: il fondo corrisponde a zero.
106,3milioni di barili al 4 settembre
−13%rispetto alla media degli ultimi cinque anni
−14,4milioni di barili rispetto a un anno fa
Le difese che avevano attutito la crisi sono venute meno
Per mesi scorte, riserve e rotte alternative hanno contenuto prezzi e carenze. Secondo i dirigenti del settore, oggi questi margini sono in gran parte esauriti.
Scorte commerciali di carburanteSi assottigliano in tutto il mondo da oltre sei mesi.
in calo
Riserve strategiche di greggioResta sempre meno spazio per nuovi prelievi.
margini ridotti
Oleodotto saudita Est-OvestLa via per aggirare Hormuz è ferma dopo gli attacchi di droni partiti dall'Iraq: secondo gli analisti, sul mercato mancano almeno 2,5 milioni di barili al giorno.
fermo
Scorte della CinaDopo mesi passati ad attingere alle riserve, Pechino è tornata a comprare grandi quantità di greggio.
acquisti ripresi
Raffinerie americaneLavorano già al 97,8% della capacità: per produrre di più resta pochissimo margine.
97,8%
«Nel sistema non abbiamo neanche lontanamente i margini che avevamo all'inizio» Mike Wirth, amministratore delegato di Chevron, 11 settembre 2026
FonteEIA: prezzi settimanali di diesel e benzina al 14 settembre 2026; scorte di distillati e utilizzo delle raffinerie nella settimana al 4 settembre; Short-Term Energy Outlook di settembre. Trading Economics per il greggio WTI (15 settembre, massimo da maggio).
NoteMedia 2021-2025 ricavata dal dato EIA (scorte il 13% sotto la media). Record precedenti: diesel 5,81 dollari (20 giugno 2022), benzina 5,01 dollari (13 giugno 2022). Prezzi nominali.

La Casa Bianca parla di una crisi temporanea

L'Amministrazione di Donald Trump ha promesso più volte agli americani che i prezzi alla pompa sarebbero scesi e che i flussi energetici dal Medio Oriente sarebbero tornati ad aumentare. Lunedì a Houston, durante la riunione dei Ministri dell'Energia del G20, il Segretario agli Interni Doug Burgum ha sostenuto che "i prezzi erano così alti anche con l'Amministrazione precedente" e che gli americani li avrebbero pagati per sempre perché l'ex presidente Joe Biden portava avanti "una politica di sottrazione energetica chiudendo le raffinerie". Ai giornalisti ha chiesto di sottolineare che si tratta di "un'interruzione temporanea".

Burgum ha anche escluso che la Casa Bianca stia valutando seriamente un blocco temporaneo delle esportazioni di prodotti raffinati, come il diesel, sostenendo che una misura del genere non farebbe necessariamente scendere i prezzi: "Faremo qualsiasi cosa aiuti i prezzi in patria, ma lo faremo con intelligenza, senza pensare che se smettiamo di esportare i prezzi scenderanno per magia". Le leve su cui punta la Casa Bianca sono quindi soprattutto due: aumentare la produzione petrolifera in Venezuela, attraverso accordi destinati a rilanciare l'estrazione nel Paese, e ampliare la capacità di raffinazione degli Stati Uniti, tema di cui i funzionari governativi americani hanno discusso all'inizio di settembre con i vertici delle raffinerie.

La Casa Bianca sta valutando come utilizzare anche il Defense Production Act, la legge che attribuisce al governo ampi poteri di intervento sull'industria in situazioni considerate rilevanti per la sicurezza nazionale, per aumentare la capacità di raffinazione. Le raffinerie americane, tuttavia, lavorano già a un tasso di utilizzo vicino al 98%. Il ricorso alla legge per il settore petrolifero era già stato autorizzato in linea generale da una determinazione presidenziale di aprile, mentre le discussioni attuali riguardano le modalità concrete con cui impiegarla per aumentare la capacità degli impianti.

I vertici delle compagnie petrolifere parlano spesso con il Segretario all'Energia Chris Wright, ma Wirth ha detto di non sentire Trump dal 3 agosto, quando il presidente aveva scritto su Truth Social che il CEO di Chevron non riconosceva i meriti dell'amministrazione nei buoni risultati della compagnia e aveva chiesto alle società petrolifere di far scendere "SUBITO" i prezzi al consumo. Già a marzo i dirigenti di ExxonMobil, Chevron e ConocoPhillips avevano avvertito Burgum e Wright che una chiusura prolungata dello Stretto avrebbe potuto provocare carenze di prodotti raffinati come il diesel.

La tregua sulle raffinerie che Putin non vuole firmare

Per cercare di ridurre il prezzo del diesel, Trump sta guardando anche alla guerra in Ucraina. Il 13 settembre il presidente ha chiesto a Kyiv di smettere di colpire gli impianti petroliferi russi, sostenendo che i continui attacchi stanno contribuendo alla carenza mondiale di diesel: "Ci sono molti altri obiettivi". Il 14 settembre ha poi annunciato che Ucraina e Russia avrebbero accettato di non colpire più le rispettive infrastrutture energetiche, attribuendo l'aumento dei prezzi mondiali del diesel soprattutto alla guerra tra Russia e Ucraina, anziché al conflitto tra Stati Uniti e Iran.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha accolto con favore l'appello di Trump a Kyiv, senza però impegnarsi a una sospensione reciproca degli attacchi. Martedì ha definito la proposta del presidente americano "un'ottima idea", aggiungendo però che per abbassare i prezzi mondiali dei carburanti sarebbe necessario anche garantire rotte sicure alla navigazione commerciale e alle petroliere.

Secondo il Financial Times, tuttavia, l'accordo non esiste. Mosca e Kyiv hanno effettivamente ripreso a discutere di una sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche, ma Vladimir Putin sarebbe riluttante a raggiungere un'intesa prima dell'inverno, perché ritiene che gli attacchi al sistema energetico ucraino possano aumentare la pressione su Kyiv e spingerla a fare concessioni. Funzionari coinvolti nei negoziati tra Stati Uniti, Ucraina e Russia hanno raccontato al quotidiano che la questione è sul tavolo da tempo: prima nei colloqui trilaterali e, dopo la loro interruzione a febbraio, attraverso incontri separati e contatti informali.

Per mesi l'Ucraina ha chiesto una pausa reciproca negli attacchi contro impianti energetici, porti e altre infrastrutture critiche, ma Mosca non ha mostrato interesse e ha invece intensificato i bombardamenti. Due alti funzionari ucraini hanno detto al Financial Times di ritenere che, con il suo annuncio, Trump volesse mostrare agli americani alle prese con il caro carburante di essere al lavoro sul problema.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto che Kyiv è pronta a interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe se i partner potranno garantire che Mosca smetta a sua volta di colpire il sistema energetico ucraino e le altre infrastrutture critiche. Nella notte tra lunedì e martedì, però, la Russia ha lanciato 200 droni contro Kyiv e altre città ucraine, danneggiando distributori di benzina nella capitale e infrastrutture energetiche e portuali in altre regioni. L'Ucraina ha risposto colpendo la raffineria di Syzran, nella regione russa di Samara, oltre ad altri obiettivi legati alla produzione di droni.

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