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La Fed alza i tassi di un quarto di punto
Foto di Joshua Woroniecki / Unsplash
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La Fed alza i tassi di un quarto di punto

Si tratta della prima decisione in questo senso nel giro da luglio 2023. Gli analisti si attendono ulteriori aumenti dei tassi in arrivo, mentre il rischio di inflazione sale a causa della crisi energetica in corso e della bolla IA.

La Federal Reserve ha alzato questa sera i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale, portando l'intervallo di riferimento fra il 3,75% e il 4%. È il primo rialzo dal luglio 2023 e il primo cambiamento dei tassi da quando Kevin Warsh ha assunto la guida della banca centrale americana, alla fine di maggio. Tutti i 12 membri votanti del Federal Open Market Committee (FOMC), l'organo della Fed che decide la politica monetaria, hanno sostenuto in maniera unanime la misura, ampiamente attesa dai mercati.

La scelta mette Warsh in netto contrasto con il presidente Donald Trump, che lo aveva scelto anche con l'aspettativa di una politica monetaria più accomodante e ha ripetutamente chiesto tassi più bassi. Il nuovo presidente della Fed ha invece insistito sulla necessità di riportare l'inflazione verso l'obiettivo del 2%, rimasto fuori portata per oltre cinque anni.

Nel comunicato che accompagna la decisione, la Fed afferma che il rialzo "favorirà un ritorno più tempestivo" all'obiettivo del 2%. Il testo elimina inoltre il precedente riferimento agli "shock dell'offerta" come causa dell'inflazione elevata, segnalando una crescente attenzione alle pressioni sui prezzi che vanno oltre il solo comparto energetico.

Federal Reserve
La Fed alza i tassi per la prima volta dal 2023
La banca centrale guidata da Kevin Warsh porta il costo del denaro fra il 3,75% e il 4% e si prepara ad altri aumenti. L'inflazione resta quasi il doppio dell'obiettivo del 2%.
Il nuovo tasso di riferimento
3,75–4,00%
Prima: 3,50–3,75%+0,25 punti
12 voti favorevoli su 12. Il comitato che decide la politica monetaria ha approvato il rialzo all'unanimità.
Trump aveva scelto Warsh anche aspettandosi tassi più bassi e ha chiesto più volte di tagliarli. Il primo cambiamento dei tassi deciso sotto la nuova presidenza va nella direzione opposta.
Tassi e inflazione dal 2020
Con lo shock energetico l'inflazione aveva superato il costo del denaro. Il rialzo lo riporta appena sopra
Tasso di riferimento della Fed e inflazione misurata dall'indice PCE, variazione annua. Quando la linea blu sta sotto quella rossa, il denaro costa meno di quanto salgono i prezzi.
Settembre 2026Tasso Fed 3,75–4,00%Inflazione (luglio) 3,7%Tasso meno inflazione +0,2 punti
Tocca o trascina sul grafico per leggere i valori mese per mese.
Le prossime mosse
Sedici funzionari su 18 prevedono almeno un altro rialzo entro dicembre
Livello dei tassi che ciascun partecipante alla riunione considera appropriato per la fine del 2026. Ogni punto è un funzionario: le previsioni sono anonime.
Due rialzi in più (4,25–4,50%): 4 funzionari. Un rialzo in più (4,00–4,25%): 12 funzionari, è la mediana. Nessun altro rialzo (3,75–4,00%): 2 funzionari.
Kevin Warsh non ha presentato una previsione, come già a giugno.
Le nuove proiezioni
Rispetto a giugno, la Fed vede più inflazione, più crescita e meno disoccupazione
Stime mediane dei funzionari della Fed per la fine del 2026.
Inflazione PCE 3,7% (a giugno 3,6%). Inflazione core 3,4% (3,3%). Crescita del PIL 2,3% (2,2%). Disoccupazione 4,1% (4,3%).
FonteFederal Reserve (decisione e proiezioni del 16 settembre 2026, proiezioni del 17 giugno 2026); Bureau of Economic Analysis (indice dei prezzi PCE, gennaio 2020–luglio 2026).
NoteNel grafico il tasso è il punto medio dell'intervallo di riferimento a fine mese. I dati BEA sono soggetti a revisione. Scala delle barre sull'inflazione: da 0 a 5%.

La Fed vede altri rialzi

Le nuove proiezioni indicano che la stretta potrebbe non fermarsi qui. 16 dei 18 funzionari che hanno presentato una previsione sui tassi si aspettano almeno un altro aumento di un quarto di punto entro la fine dell'anno e soltanto due prevedono che il costo del denaro resti ai livelli attuali. La mediana delle stime colloca così il tasso di riferimento fra il 4% e il 4,25% a fine 2026 e allo stesso livello alla fine del 2027.

Warsh non ha presentato una propria previsione sui tassi, come aveva già fatto a giugno, quando aveva spiegato di considerare poco utile il cosiddetto dot plot, il grafico che raccoglie le stime individuali dei vertici della Fed. Anche le prospettive sull'inflazione intanto sono peggiorate. L'indice PCE (Personal Consumption Expenditures), la misura preferita dalla Fed, dovrebbe chiudere il 2026 al 3,7%, contro il 3,6% previsto a giugno. L'inflazione "core", che esclude alimentari ed energia, è attesa invece al 3,4%. Secondo le nuove stime, l'obiettivo del 2% non verrebbe raggiunto prima del 2029.

Le prospettive per l'economia restano invece solide. La crescita del PIL è stimata al 2,3% nel 2026 e al 2,4% nel 2027, mentre la disoccupazione dovrebbe attestarsi al 4,1%. Rispetto alle proiezioni di giugno, la Fed vede quindi un po' più di crescita, più inflazione e un tasso di disoccupazione più basso: un quadro coerente con una politica monetaria più restrittiva.

Energia, IA e mercati

Dalla metà del 2025 la Fed ha compiuto pochi progressi verso l'obiettivo di bassa inflazione, nonostante i tre tagli dei tassi decisi alla fine dello scorso anno per proteggere il mercato del lavoro da un possibile rallentamento. Negli ultimi mesi hanno pesato soprattutto il rincaro dell'energia legato alla guerra con l'Iran, gli effetti dei dazi sulle importazioni e la forte espansione degli investimenti nell'intelligenza artificiale, che ha sostenuto la domanda e l'attività economica. Con il rialzo di oggi, la Banca Centrale comincia a riassorbire parte dell'allentamento deciso nel 2025.

La reazione dei mercati alla vigilia della decisione era stata contenuta, segno che il rialzo era già largamente incorporato nelle quotazioni attuali. Poco prima dell'annuncio, il rendimento del Treasury decennale era sceso intorno al 4,95%, mentre l'S&P 500 era in aumento di circa lo 0,3%. L'attenzione degli investitori si è quindi spostata soprattutto sulle indicazioni relative alle prossime mosse della Fed e sulla conferenza stampa di Warsh.

I mercati hanno reagito con relativa calma all’annuncio di oggi. L’S&P 500 ha consolidato i guadagni registrati nelle ore precedenti, salendo dello 0,4%, mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,7% e il Dow Jones Industrial Average è rimasto sostanzialmente invariato. Sul mercato obbligazionario, i rendimenti dei Treasury restano vicini ai massimi recenti. In calo invece il petrolio: i futures sul Brent perdono circa il 3%, attestandosi a 105,50 dollari al barile, un livello che rimane comunque prossimo ai massimi toccati nei giorni scorsi.

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