I commenti del presidente Donald Trump sull'aspetto fisico degli uomini non sono una gaffe ma un pezzo del suo repertorio che funziona: piacciono al pubblico dei comizi e gli permettono di rompere un tabù senza pagare alcun prezzo. È la tesi di un'analisi di Helen Lewis pubblicata sull'Atlantic, che parte dagli ultimi comizi per le midterm per spiegare che cosa dice questa abitudine dello stile politico del presidente.
Negli ultimi giorni il presidente è tornato più volte sul fisico di candidati e militari. A Youngstown, in Ohio, ha raccontato di aver scoperto che il candidato repubblicano al Senato Jon Husted era stato un giocatore di football e di averne quindi studiato il corpo: "Non lo faccio spesso con gli uomini", ha detto, prima di aggiungere di avergli guardato il sedere e di averne ammirato le mani, "come artigli". Pochi giorni dopo, in Kentucky, ha elencato di nuovo spalle, piedi, mani e mascella del senatore, aggiungendo che dargli una pacca sulla spalla era stato come toccare "un pezzo di acciaio". Ha anche detto che da allora Husted avrebbe guadagnato "nove o 10 punti" nei sondaggi, un dato che secondo Lewis è falso.
Per Lewis la spiegazione più probabile non è una perdita di freni inibitori. Il presidente ha sempre modellato i suoi discorsi sulle reazioni della folla: nel 2024 continuava a parlare di Hannibal Lecter e a chiedersi se fosse meglio morire fulminati o mangiati da uno squalo, semplicemente perché il pubblico rideva. Oggi, secondo l'analisi, la base MAGA prova il gusto della trasgressione nel sentire un uomo eletto dai conservatori cristiani parlare con toni omoerotici della bellezza maschile. Lodare l'aspetto delle donne sembrerebbe inquietante e ricorderebbe le accuse di violenza sessuale contro di lui. Lodare quello degli uomini invece passa per un divertimento innocuo, anche perché nessun democratico lo prenderà in giro per questo. Il tutto mentre l'entourage del presidente insinua che James Talarico, il candidato democratico al Senato in Texas, sia omosessuale.
L'attenzione all'aspetto degli uomini non è nuova. Il presidente avrebbe scelto alcuni membri del suo governo, come il segretario alla Difesa Pete Hegseth, dopo aver visto quanto erano telegenici. Durante una cerimonia della Guardia Costiera, in primavera, ha invitato sul palco un giovane muscoloso del pubblico dicendo "venga qui, per favore, voglio vedere". A febbraio ha raccontato di un industriale dell'acciaio così grato per le sue politiche da dirgli "signore, ho una gran voglia di baciarla". A maggio un'altra giornalista dell'Atlantic, Ashley Parker, aveva raccolto altri casi: il presidente del Paraguay definito "giovane e bello", i piloti militari "esemplari perfetti", il segretario al Tesoro Scott Bessent, che "sotto quell'aspetto bellissimo" nasconderebbe "un killer".
Secondo Lewis il tema è diventato più evidente perché in campagna elettorale il presidente ha poco altro di cui parlare. Hillary Clinton e Joe Biden sono usciti di scena, i piani di impeachment di Adam Schiff non hanno portato a nulla e molti media critici sono stati sostituiti da voci vicine al movimento MAGA. Senza nemici nuovi, il presidente si rifugia in un terreno familiare. In un comizio in Kansas questa settimana ha detto dei generali a quattro stelle che "sono sempre bellissimi" e che non sa "se ottengano il posto per l'aspetto". Ha anche lodato il figlio del cantante rock Ted Nugent, "un ragazzo bellissimo".
I gusti del presidente, scrive Lewis, sono prevedibili e soprattutto di parte: uomini bianchi, robusti, dall'aspetto virile. In Georgia ha detto che il senatore democratico Jon Ossoff non è un bell'uomo, a differenza dello sfidante repubblicano Mike Collins, che invece "è un vero uomo". Nello stesso comizio ha definito Rick Jackson, il candidato repubblicano a governatore della Georgia, "un uomo molto bello, distinto". In Kansas ha esteso i giudizi al pubblico: parlando di un suo sostenitore che aveva picchiato un contestatore, ha concluso che si trattava di un "bel ragazzo". C'è però un limite anche per i repubblicani. A settembre il presidente ha preso di mira più volte Ken Paxton, il candidato al Senato in Texas: il 9 settembre ha detto che "non è forse l'uomo più bello" che abbia mai visto, il giorno dopo che non era sicuro che gli piacessero il suo aspetto e il suo modo di vestire.
Lewis colloca questa abitudine in una lunga tradizione autoritaria, quella dei regimi affascinati dai corpi maschili forti e dalla promessa di violenza che contengono, anche quando considerano l'omosessualità una degenerazione. L'Italia fascista mandava al confino decine di omosessuali sull'isola di San Domino e intanto riempiva lo Stadio dei Marmi di Roma di statue di atleti nudi. Secondo l'analisi molti dittatori finiscono nel kitsch: Muammar Gheddafi aveva una guardia del corpo tutta femminile, il presidente turkmeno Saparmurat Niyazov aveva dato al mese di aprile il nome di sua madre e si era fatto costruire una statua d'oro che ruotava per seguire il sole, l'imperatore centrafricano Bokassa I volle un'incoronazione identica a quella di Napoleone ma dovette celebrarla in un palazzetto del basket.
Allo stesso tempo, scrive Lewis, questo tratto mostra quanto il presidente si sia allontanato dal conservatorismo americano classico. Dagli anni Settanta i repubblicani si sono presentati come il partito della "maggioranza morale" e dei "valori tradizionali" e l'idea che la loro base sia ostile agli omosessuali è ancora diffusa. Per questo il vicepresidente JD Vance, un Millennial che all'università aveva amici LGBTQ, recita la parte del conservatore all'antica. Durante un comizio in Texas, quando un uomo del pubblico gli ha gridato che lo amava, Vance ha risposto: "Ti amo anch'io, signore. In modo del tutto platonico, sia chiaro. Sono il vicepresidente, non James Talarico".
Secondo Lewis, Vance non ha capito che il segreto del successo del suo capo è proprio il camp, lo stile volutamente teatrale ed eccessivo legato alla cultura gay, che trasforma la cattiveria in spettacolo. Il presidente attinge a tutte le forme della finzione americana: l'imbonitore da fiera, il conduttore di reality, il wrestling professionistico, dove tutti sanno che gli scontri sono recitati ma fingono che siano veri. Lewis lo paragona alla comica Joan Rivers e scrive che sembra un uomo che fa un numero da drag queen nei panni di sé stesso.
Il presidente, conclude l'analisi, è immune alla vergogna. Vance sembra ancora imbarazzato da una vecchia foto in cui appare con l'eyeliner e una parrucca bionda, mentre Trump non nasconde di amare il musical Sunset Boulevard ed è andato persino al matrimonio di Liza Minnelli. Questa disinvoltura, secondo Lewis, gli permette di far ascoltare le sue divagazioni sulla bellezza maschile a una folla di cristiani bianchi del Kentucky e di farsi anche applaudire.
