Perché prendere Cuba non ha senso per Trump

Un'analisi del settimanale sostiene che, anche con la caduta del regime e la fine delle sanzioni, l'isola resterebbe poco attrattiva per ragioni strutturali precedenti all'embargo

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Perché prendere Cuba non ha senso per Trump
Photo by Alexander Kunze / Unsplash

Il blocco del carburante imposto a marzo dal presidente Donald Trump ha costretto a chiudere le raffinerie di nichel di Sherritt International, l'unico progetto di estrazione delle risorse a guida occidentale presente a Cuba da trent'anni. Il 15 maggio la società canadese ha annunciato l'uscita definitiva dall'isola; tre giorni dopo Ray Washburne, miliardario texano e amico del presidente, ha offerto di acquistare l'azienda, e Sherritt ha accettato. Secondo un'analisi pubblicata sull'Economist, è uno dei primi tasselli dello scenario in cui Washington spinge il regime cubano al collasso per poi favorire il ritorno dei capitali americani sull'isola.

L'Economist sostiene che, "anche senza il fardello dell'embargo e del comunismo", Cuba resterebbe "una cattiva prospettiva di investimento". I problemi economici dell'isola, scrive il settimanale, "precedono l'embargo di Trump e vanno ben oltre la cattiva gestione comunista". Le risorse naturali, fatta eccezione per il nichel, sono modeste; le poche industrie esistenti sono sottosviluppate o sovradimensionate; le infrastrutture (strade, edifici pubblici, ponti) si stanno deteriorando; il settore bancario è descritto come "minuscolo, instabile e per lo più di proprietà del regime".

Gli alberghi sul lungomare dell'Avana sono vuoti, cibo e medicine scarseggiano e nella maggior parte delle aree l'elettricità è disponibile soltanto per poche ore al giorno. I funzionari americani, riferisce l'Economist, "sostengono che si tratti di una situazione temporanea": stanno strangolando l'economia cubana, dicono, "per salvarla". L'idea, secondo il settimanale, è che una volta caduto il regime comunista l'economia si aprirà e una pioggia di investimenti arriverà dai miliardari trumpiani e dai ricchi emigrati cubani, molti dei quali vivono in Florida e nei Caraibi dopo essere fuggiti dalla brutalità dei Castro.

Un sondaggio del Miami Herald su 800 cubano-americani fotografa la prudenza della diaspora: solo il 2% sarebbe disposto a investire in una Cuba liberalizzata sotto il regime attuale, mentre il 51% lo farebbe in caso di caduta del regime. A Miami sessanta imprenditori si riuniscono una volta al mese per discutere come rilanciare l'economia cubana dopo i Castro; tra loro c'è Jorge Pérez, miliardario del settore immobiliare, che starebbe rispolverando piani scritti subito dopo il crollo dell'Unione Sovietica.

La scommessa cubana — FocusAmerica
La strategia di Trump su Cuba

La scommessa cubana: un affare solo se cade il regime

Washington strangola l'economia di Cuba per spingere il regime al collasso e riaprire l'isola ai capitali americani. Ma l'Economist avverte: anche senza embargo, Cuba resterebbe un cattivo investimento. E la diaspora lo sa bene.

Su 100 cubano-americani, quanti investirebbero nell'isola
0 investono già oggi
0 solo se cade il regime
0 non lo farebbero mai
Tocca un gruppo per isolarlo
Anche nello scenario migliore investirebbe poco più della metà: 51 su 100. E l'Economist avverte che Cuba resterebbe comunque un cattivo affare.
Esplora in dettaglio
Strangolare Cuba per salvarla

Washington sta soffocando l'economia cubana per far cadere il regime

L'uscita di Sherritt dall'isola, dopo trent'anni, è il primo tassello dello scenario in cui Washington intende spingere l'Avana al collasso per poi richiamare i capitali americani.

Marzo 2026
Trump impone il blocco del carburante
Il blocco del carburante costringe aalla chiusura delle raffinerie di nichel di Sherritt International, unico progetto di estrazione a guida occidentale presente a Cuba da ormai trent'anni.
16 marzo 2026
Cuba apre la proprietà agli espatriati
Le autorità autorizzano i cubani residenti all'estero a possedere integralmente attività economiche sull'isola. L'Economist scrive di non aver trovato nessuno disposto ad accettare questa offerta.
15 maggio 2026
Sherritt International annuncia la sua uscita dal mercato cubano
La società canadese lascia l'isola, ponendo così fine all'ultimo grande investimento occidentale rimasto a Cuba.
18 maggio 2026
L'offerta del miliardario Washburne
Ray Washburne, miliardario texano e amico del presidente, propone di acquistare l'azienda. Sherritt accetta: i capitali americani iniziano a rilevare gli asset lasciati liberi dall'Occidente.
La strategia di Washington

I funzionari americani parlano di una stretta temporanea: stanno strangolando l'economia cubana, dicono, «per salvarla». Il modello evocato è quello di Caracas, dove dopo la caduta di Maduro l'Amministrazione Trump ha spinto banche e imprese a investire.

Un cattivo investimento

Anche senza embargo, Cuba resterebbe un'economia in declino

I problemi dell'isola precedono il blocco di Trump e vanno oltre la cattiva gestione del regime comunista. Il crollo della produzione di zucchero ne è il simbolo più evidente.

Produzione di zucchero · tonnellate l'anno
Trent'anni fa 8 milioni
Nel 2023 350.000
−96%in una generazione
Eppure la canna da zucchero copre ancora un quinto dei terreni coltivati a Cuba. Macchinari decrepiti e uso eccessivo di fertilizzanti hanno frenato la produttività perfino nelle fattorie più avanzate.
Settore bancario
Minuscolo, instabile e in gran parte di proprietà del regime.
Elettricità
Disponibile solo poche ore al giorno nella maggior parte dell'isola'.
Alberghi dell'Avana
Le strutture sul lungomare restano in larga parte vuote.
Cibo e medicine
Scarseggiano in tutta l'isola, dopo anni di crisi degli approvvigionamenti.
L'unica vera risorsa

Il turismo è la scommessa più solida, ma resta molto indietro rispetto ai Paesi vicini

Prima del blocco generava circa un miliardo di dollari, pari al 10% delle entrate provenienti dall'estero. La Repubblica Dominicana, con una popolazione simile, ne incassa ventuno volte di più.

Entrate dal turismo · miliardi di dollari l'anno
Cuba prima del blocco 1 mld
Repubblica Dominicana popolazione simile 21 mld
A parità di popolazione, il Paese vicino caraibico incassa ventuno volte tanto. Le infrastrutture per accogliere i visitatori, scrive l'Economist, a Cuba esistono già: ma alberghi e resort restano in gran parte vuoti.
145 km
La distanza tra Cuba e le coste americane
1,2 mln
Arrivi di cittadini statunitensi in due anni dopo l'apertura di Obama nel 2016
~10%
Quota del turismo sulle entrate estere dell'isola
Il margine è minimo

Anche se il regime cadesse, l'affare resterebbe fragile

Diritti di proprietà incerti, possibili nuove rotture con Washington e una diaspora che, per ora, continua a non fidarsi.

1
Diritti di proprietà esposti al rischio
Anche se "neutralizzato", il regime potrebbe lo stesso revocare le licenze o ostacolare i diritti di proprietà degli investitori.
2
Rotture future con Washington
Un nuovo leader cubano anche se inizialmente filo-americano potrebbe in futuro rompere con gli Stati Uniti, esponendo chi ha investito nell'isola a nuove potenziali sanzioni.
3
Liquidità a carico degli Stati Uniti
Washington dovrebbe probabilmente finanziare il governo cubano finché le entrate fiscali non saranno tornate a crescere.
4
Un nuovo esodo giovanile di massa
La caduta del regime potrebbe svuotare ulteriormente un Paese che già oggi ha la popolazione più anziana delle Americhe.
Il bilancio dell'Economist

Sommando costi e incognite — incluso un eventuale intervento militare per rovesciare il regime — il guadagno atteso resta minimo. E intanto, all'offerta di piena proprietà del 16 marzo, non ha ancora risposto nessuno.

Fonte Analisi dell'Economist; sondaggio del Miami Herald su 800 cubano-americani. Dati riferiti a maggio 2026.

La fine del regime, scrive l'Economist, comporterebbe la fine del blocco del carburante e delle sanzioni che impediscono alle imprese americane di esportare a Cuba qualsiasi cosa diversa da cibo e medicine. L'economia, secondo il settimanale, "tornerebbe presto al livello precedente al blocco" e si libererebbe di decenni di controllo statale. L'analogia evocata è quella di Caracas, dove l'amministrazione Trump ha sollecitato banche e imprese americane a investire nei mesi successivi alla deposizione del presidente venezuelano.

Il turismo, prima del blocco di Trump, generava un miliardo di dollari, circa il 10% delle entrate estere dell'isola, nonostante i visitatori statunitensi siano vietati dall'embargo, sebbene Cuba si trovi a 145 chilometri dalle coste americane. L'ultima volta che Washington allentò le restrizioni, nel 2016 sotto Barack Obama, gli arrivi americani raggiunsero 1,2 milioni in due anni, superando i visitatori di ogni altro paese. La vicina Repubblica Dominicana, con una popolazione analoga, ricava 21 miliardi di dollari l'anno dal turismo. Le infrastrutture per gestire un'ondata di visitatori, secondo l'Economist, esistono già: il regime ha costruito grattacieli alberghieri e vasti resort in gran parte vuoti.

L'agricoltura, che impiega un quinto dei lavoratori cubani, è invece in declino strutturale. Trent'anni fa l'isola produceva otto milioni di tonnellate di zucchero; nel 2023 ne ha prodotte appena 350.000. Eppure la canna da zucchero copre ancora un quinto dei terreni coltivati. Gli investitori di Miami citati dall'Economist vorrebbero convertire quei terreni a tabacco, caffè e allevamento bovino, ma il settimanale avverte che "trasformare le aziende agricole è lento". L'uso eccessivo di fertilizzanti e i macchinari decrepiti, scrive l'Economist, frenano la produttività anche nelle fattorie più meccanizzate, "che ancora usano ruote idrauliche arrugginite".

La liberalizzazione, secondo l'Economist, "distruggerebbe le industrie meno competitive di Cuba", a partire dal manifatturiero. I medici che il regime affitta all'estero a pagamento, oggi la principale fonte di entrate del paese, potrebbero rientrare. Gli Stati Uniti, scrive il settimanale, "dovrebbero probabilmente fornire liquidità per far funzionare il governo" finché le entrate fiscali non si fossero riprese. La caduta del regime potrebbe inoltre innescare un nuovo esodo di giovani, in un paese che il settimanale definisce "il più anziano delle Americhe" dopo anni di emigrazione.

Tutto questo, conclude l'Economist, potrebbe tradursi in "un guadagno minimo" rispetto ai rischi di un eventuale intervento militare necessario per rovesciare il regime. Anche se il regime venisse "neutralizzato", potrebbe revocare licenze o manomettere i diritti di proprietà; un nuovo leader filo-americano, avverte il settimanale, potrebbe rompere in futuro con Washington, rischiando nuove sanzioni. Il 16 marzo le autorità cubane hanno autorizzato i cubani residenti all'estero a possedere interamente attività economiche sull'isola, ma l'Economist scrive di "non aver trovato nessuno disposto a cogliere l'offerta".

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