Anthony Fauci, per decenni il medico più rispettato degli Stati Uniti, nelle scorse settimane si è appellato più di cento volte al Quinto emendamento (la norma della Costituzione americana che protegge dal rischio di autoincriminarsi) durante un'udienza della commissione del Senato per la Sicurezza interna. La commissione, presieduta dal senatore repubblicano Rand Paul, ha poi approvato con i soli voti del suo partito l'accusa di oltraggio al Congresso nei confronti dello scienziato per il suo rifiuto di rispondere. Paul, secondo cui gli americani vogliono vedere "dietro le sbarre" l'85enne ormai in pensione, lo insegue da sei anni. Fauci, che ha scelto il silenzio su consiglio del suo avvocato, ha parlato di una "ossessione squilibrata" del senatore nei suoi confronti.
Nel 2020 Fauci era il volto della risposta americana alla pandemia. Finì sulla copertina di Time, fu interpretato da Brad Pitt al Saturday Night Live e per strada si vendevano candele votive e pupazzi con la sua faccia. Oggi è il bersaglio preferito del movimento MAGA, del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. e del presidente Donald Trump, che rivendica di aver riaperto il paese durante la pandemia contro il suo parere. Due analisi, una di Peter Wehner sull'Atlantic e una di Matt Bai su Rolling Stone, spiegano perché l'America cerca ancora un colpevole per la pandemia.
Il caso costruito da Paul si regge su due accuse. La prima è che Fauci abbia finanziato la ricerca da cui è nato il virus, la seconda è che abbia mentito al Congresso per nasconderlo. Fauci ha guidato per 38 anni il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, l'istituto federale per le malattie infettive che distribuisce ogni anno miliardi di dollari in finanziamenti alla ricerca. Uno di questi andò a EcoHealth Alliance, un'organizzazione non profit di New York che in cinque anni girò circa 600.000 dollari a un laboratorio di Wuhan, in Cina, dove si studiavano i coronavirus dei pipistrelli. L'istituto assegna migliaia di finanziamenti l'anno, i funzionari approvano i subappalti e il direttore non li esamina personalmente. Soprattutto, i virus studiati con quei fondi sono così distanti geneticamente dal SARS-CoV-2 che non avrebbero potuto generarlo, come hanno ripetuto più volte virologi indipendenti.
Nessuno ha stabilito con certezza dove sia iniziata la pandemia e l'ostruzionismo della Cina rende improbabile che accada. Nessun investigatore esterno ha mai avuto accesso agli archivi dell'Istituto di virologia di Wuhan, ai suoi primi campioni o alle cartelle cliniche del personale. Le prove scientifiche disponibili favoriscono però un'origine naturale. I primi casi di Covid-19 si concentrarono attorno a un angolo del mercato di Huanan dove si macellavano animali selvatici e i campioni ambientali raccolti in quell'area contengono, nello stesso tampone, la sequenza del SARS-CoV-2 e il DNA di possibili ospiti intermedi come il cane procione.
La seconda accusa nasce da uno scambio del 2021, quando Fauci negò davanti a Paul che i National Institutes of Health, l'agenzia federale per la ricerca medica, avessero mai finanziato nel laboratorio di Wuhan ricerche di "guadagno di funzione". Questi studi puntano a capire in anticipo cosa permetterebbe a un virus di passare all'uomo, così da preparare vaccini e cure, ma l'espressione ha tre significati diversi ed è qui che si gioca tutta la disputa. In biologia indica qualsiasi ricerca che dia a un organismo una capacità nuova, come modificare un batterio perché digerisca il petrolio. Nel dibattito politico è arrivata a significare rendere ancora più letale un virus già pericoloso.
Le regole federali adottate nel 2017 (e riviste nel 2024) usano invece una definizione più ristretta, che copre solo il potenziamento di patogeni ritenuti altamente trasmissibili e altamente letali per l'uomo ed esclude i virus così come esistono in natura. Fauci rispondeva usando la definizione delle regole federali, l'unica che stabilisce cosa l'agenzia può finanziare. In base a quella, la ricerca di Wuhan era stata esaminata prima del finanziamento ed era risultata fuori dal perimetro, perché riguardava virus raccolti in natura da cui non ci si aspettava una malattia grave nell'uomo. I due, in sostanza, intendevano cose diverse con le stesse parole. Lo spergiuro richiede inoltre una dichiarazione consapevolmente falsa e cinque anni dopo non c'è alcuna prova che Fauci abbia detto qualcosa che riteneva falso.
La novità dell'ultima udienza è il diario che Fauci tenne durante la pandemia. Paul ne ha pubblicato più di 1.100 pagine, con annotazioni dal dicembre 2019 al dicembre 2022, il mese del suo ritiro, dopo che il dipartimento della Salute guidato da Kennedy aveva individuato i file su un server del governo. "Quello che ha scritto in privato e quello che ha detto al paese sono due storie diverse", ha scritto Paul su X. Due verifiche indipendenti, di FactCheck.org e di PolitiFact, mostrano però che nelle pagine citate dal senatore le note private di Fauci non differiscono in modo sostanziale dalle sue dichiarazioni pubbliche. Il diario restituisce semmai un uomo lusingato dalla celebrità, entusiasta per gli inviti alle feste di Hollywood e intento a contare le proprie apparizioni sulla stampa, mentre chiedeva al paese di rinunciare alla socialità.
Fauci ha passato cinque decenni ai National Institutes of Health e ha consigliato sette presidenti. Negli anni Ottanta prese sul serio l'epidemia di AIDS quando gran parte del governo federale la ignorava, ampliò l'accesso dei malati ai farmaci sperimentali e diventò amico dell'attivista Larry Kramer, che prima lo aveva definito un "assassino". Fu tra gli architetti di PEPFAR, il programma contro l'AIDS nei paesi poveri lanciato da George W. Bush nel 2003, a cui si attribuiscono più di 25 milioni di vite salvate, soprattutto nell'Africa subsahariana.
Negli anni Novanta convinse Bill Clinton a finanziare il centro federale di ricerca sui vaccini dove si studiava già la tecnologia a mRNA. Per questo i ricercatori completarono il progetto della proteina alla base del vaccino contro il Covid in 48 ore dalla pubblicazione del genoma del virus e il primo vaccino fu autorizzato in circa 11 mesi. Secondo una stima del centro di ricerca Commonwealth Fund, la campagna vaccinale ha salvato più di 3,2 milioni di vite negli Stati Uniti tra il dicembre 2020 e il novembre 2022. Nel 2014, durante l'emergenza Ebola, indossò le protezioni per entrare personalmente nella stanza di isolamento di un'infermiera contagiata a Dallas e otto giorni dopo la riaccompagnò fuori dall'ospedale abbracciandola in pubblico.
Per Wehner la rabbia contro uno degli scienziati più illustri della sua generazione nasce prima di tutto da un Partito Repubblicano diventato prigioniero del pensiero cospirativo, in cui molti dirigenti traggono energia dalla distruzione di istituzioni e persone: Fauci è un bersaglio perché durante la pandemia si rifiutò di assecondare le teorie del complotto e attaccò pubblicamente chi le diffondeva. C'è poi il lutto non elaborato. Già nel 2020 il commentatore David Brooks scrisse che le pandemie, a differenza di altre catastrofi, tendono a dividere le persone e che, una volta finite, si cerca di dimenticarle o si cercano colpevoli. I virus non si possono punire, le persone sì. A molti serve un cattivo, anche se in questo caso il cattivo è uno degli uomini che contribuirono a porre fine alla pandemia.
Bai aggiunge una spiegazione storica: ogni calamità americana ha avuto il suo colpevole, dall'assassinio di John Kennedy con Lee Oswald all'11 settembre con Osama bin Laden, mentre la pandemia è forse la prima tragedia a definire un'epoca senza un responsabile immediato. Per una destra cresciuta con mezzo secolo di retorica contro il governo federale, l'architetto di tanto dolore doveva per forza trovarsi a Washington. E in televisione c'era proprio Fauci, il principale esperto del governo, a difendere chiusure e distanziamento.
Bai riconosce ai critici alcune ragioni. La teoria della fuga del virus da un laboratorio fu scartata troppo in fretta da funzionari e giornalisti, con una reazione più emotiva che scientifica che ha alimentato anni di sfiducia. Le chiusure, giustificate all'inizio, durarono troppo: poliziotti e pompieri tornarono al lavoro mentre insegnanti e dipendenti pubblici sindacalizzati restavano a casa. Col tempo la mascherina stessa si trasformò in un segno di appartenenza politica. Altri attacchi però non reggono. Kennedy continua a sostenere che il vaccino sia stato un fallimento perché non ha fermato la trasmissione del virus, ma nelle fasi finali della pandemia a riempire i pronto soccorso e gli obitori erano le persone che avevano rifiutato di vaccinarsi.
Soprattutto, scrive Bai, la furia contro Fauci si fonda su un equivoco: l'idea che avesse il potere di chiudere le scuole, imporre i vaccini e congelare l'economia. Il compito di un funzionario della sanità pubblica davanti a una pandemia letale è indicare come ridurre al minimo il rischio di contagio, non decidere quante morti siano tollerabili. Pesare i costi economici e sociali di quelle raccomandazioni spettava ai presidenti.
Trump, alla Casa Bianca nella prima fase della pandemia, prima minimizzò la minaccia prevedendo al massimo 60.000 morti e poi si affidò in gran parte a Fauci, pur lamentandosi delle chiusure e rifiutando di indossare la mascherina. Alla fine del suo primo mandato i morti superavano i 400.000. Joe Biden distribuì rapidamente i vaccini, ma i suoi elettorati di riferimento, dagli insegnanti ai governatori democratici, si erano affezionati alle restrizioni e la spinta verso un ritorno alla normalità fu timida. Il governo federale non rientrò in ufficio per l'intero suo mandato.
Per Bai, Fauci non è né il burattinaio descritto da una parte della destra né il santo infallibile celebrato da una parte della sinistra. La pandemia chiedeva al sistema politico americano equilibrio, cioè la capacità di riconoscere interessi in conflitto e di calibrare una risposta che contenesse il virus senza paralizzare il paese. È esattamente ciò che il sistema non sa più offrire, perché ogni questione si trasforma in una guerra tra fazioni. Alla fine gli Stati Uniti hanno perso per il Covid circa il doppio degli americani morti nella guerra del Vietnam, mentre i risultati scolastici dei ragazzi peggioravano e le comunità si dividevano. "Non è il fallimento di Anthony Fauci", conclude. "È il nostro".
