Il bombardamento americano che il 28 febbraio ha distrutto una scuola elementare a Minab, nel sud dell'Iran, uccidendo più di 150 persone tra cui almeno 123 bambini, non è nato da un'unica decisione sbagliata ma da una serie di errori evitabili. È quanto ha stabilito l'indagine interna del Pentagono, ricostruita da Bloomberg attraverso i funzionari che vi hanno lavorato. Tra le cause ci sono informazioni di intelligence vecchie di anni, immagini satellitari non aggiornate, i tagli al personale incaricato di proteggere i civili e un eccessivo affidamento sull'intelligenza artificiale. Per numero di bambini uccisi è l'errore di puntamento più grave commesso dalle forze armate americane in questo secolo.
Due missili Tomahawk hanno colpito la scuola elementare Shajarah Tayyebeh e il suo cortile quel sabato mattina. L'edificio, a due piani, era stato costruito su un terreno che faceva parte di un complesso militare. Alcuni funzionari del Pentagono sapevano già poche ore dopo l'attacco che la responsabilità era americana e una prima revisione interna lo aveva stabilito entro l'inizio di marzo. Il rapporto finale, secondo i funzionari, è quasi completo da mesi ma non è stato pubblicato. L'indagine l'ha ordinata l'ammiraglio Brad Cooper, a capo del Central Command (Centcom), il comando che guida le operazioni militari americane in Medio Oriente e che ha condotto l'attacco. A maggio Cooper ha promesso trasparenza al Congresso, ma non è chiaro quanto del rapporto sarà reso pubblico.
Gli Stati Uniti non hanno ancora ammesso pubblicamente la responsabilità. Il presidente Trump ha lasciato intendere che la colpa fosse di Teheran e il 14 luglio ha detto a Fox News: "Non credo che qualcuno sarà mai in grado di dire cosa è successo lì". Un alto funzionario dell'amministrazione ha citato l'indagine in corso e ha aggiunto che "gli Stati Uniti non prendono di mira i civili". Giovedì la missione d'inchiesta indipendente dell'ONU sull'Iran ha concluso che ci sono ragionevoli motivi per considerare crimini di guerra l'attacco di Minab e un altro attacco americano dello stesso giorno. Secondo il rapporto, gli Stati Uniti "non hanno adempiuto all'obbligo di fare tutto il possibile per verificare" che la scuola fosse un obiettivo militare e la loro mancanza è andata "oltre la negligenza". Il dipartimento della Difesa non ha commentato.
Il sito di Minab era stato catalogato come base militare anni prima e quella classificazione non è mai stata aggiornata. Le immagini satellitari commerciali mostrano che entro il 2017 erano stati costruiti muri e ingressi che separavano la scuola dalla base. In un'immagine del 2018 si vedono muri dipinti con colori vivaci, un campo da calcio e i segni dei giochi tracciati a terra. La scuola, con 260 alunni, funzionava apertamente come tale. A giugno il New York Times aveva rivelato che chi aveva selezionato l'obiettivo aveva usato immagini satellitari vecchie di sette anni, in cui la scuola non c'era.
di Hormuz
Persico
Già nel 2019 un analista si era accorto dei cambiamenti, come Bloomberg aveva raccontato sempre a giugno, ma le sue annotazioni erano finite in un sistema non collegato al database principale dell'intelligence militare, quello usato per scegliere gli obiettivi. Gli investigatori si sono concentrati sulla mancata riclassificazione del sito da parte della Defense Intelligence Agency, l'agenzia di intelligence del Pentagono.
Una parte del personale del Centcom si è affidata troppo a Maven Smart System, il software di Palantir Technologies che fonde più di 150 fonti di dati diverse e usa l'intelligenza artificiale per aiutare i comandanti a coordinare le operazioni militari, dalla scelta degli obiettivi al comando e controllo. Nell'ultimo anno il dipartimento della Difesa ne ha fatto uno dei pilastri dell'apparato militare americano. Alcuni militari si aspettavano che Maven segnalasse le informazioni superate o le incongruenze nei dati raccolti sugli obiettivi. Non è chiaro perché lo credessero. Palantir ha detto a Bloomberg di non essere "responsabile dei dati di partenza né dell'individuazione delle carenze dell'intelligence" e che non ci sono prove che il suo software abbia avuto un ruolo nell'errore. Due persone a conoscenza dei contratti hanno confermato che la qualità dei dati inseriti in Maven è responsabilità del governo. Dopo Minab, però, Palantir ha aggiunto al sistema nuove funzioni che ricontrollano l'intelligence alla ricerca di elementi che dovrebbero escludere un obiettivo e di incongruenze sfuggite alla revisione umana.
Il 12 marzo più di 120 deputati democratici avevano scritto al segretario alla Difesa Pete Hegseth per chiedere quale ruolo avesse avuto l'intelligenza artificiale, e Maven in particolare, nella scelta del bersaglio. Il Pentagono non ha risposto pubblicamente. Secondo i funzionari coinvolti nell'indagine, alcuni consiglieri di Hegseth temono che l'attenzione politica su Maven possa frenarne l'adozione.
Negli ultimi giorni di febbraio l'amministrazione Trump aveva chiesto un attacco aereo schiacciante: nelle prime 24 ore furono colpiti più di mille obiettivi in Iran. I colloqui tra Stati Uniti e Iran a Ginevra erano falliti il 26 febbraio. Un lavoro che nei conflitti precedenti richiedeva settimane o mesi, cioè abbinare edifici, aeroporti e basi ai cataloghi degli obiettivi, fu concluso in pochi giorni e più di mille possibili bersagli dovettero essere riesaminati e approvati. Tra le priorità del Centcom c'era la divisione navale dei Guardiani della rivoluzione (IRGC), la forza più potente dell'Iran sul piano militare, economico e politico, incaricata di presidiare il Golfo Persico e lo stretto di Hormuz. Il sito di Minab, ancora classificato come struttura dell'IRGC, fu inserito in Maven insieme ad altri obiettivi e risultò tra quelli raccomandati per il primo giorno di guerra.
Ogni obiettivo attraversa una procedura a più fasi che i militari chiamano "kill chain", la catena che va dall'individuazione del bersaglio al lancio. Vi partecipano analisti di intelligence, specialisti di immagini satellitari, esperti di puntamento, avvocati, comandanti e gli equipaggi che lanciano i missili. Gli avvocati valutano se l'obiettivo sia legittimo, altri specialisti stimano i possibili danni collaterali. Oggi Maven sta al centro di questo processo, tra la raccolta delle informazioni e le revisioni finali. Nei conflitti passati preparare le liste di obiettivi richiedeva ore, mentre prima dell'attacco all'Iran gran parte di quel lavoro è stata ridotta a pochi minuti.
Quando il Tomahawk diretto a Minab è partito da una nave nel Mar Arabico, lungo la catena erano coinvolte circa 36 persone, quasi tutte a Tampa, in Florida, a più di 11.000 chilometri di distanza. Prima del via libera il comandante deve rispondere a tre domande: l'obiettivo è legittimo, l'intelligence è sufficiente, sono state prese precauzioni ragionevoli per ridurre i danni ai civili? Nelle prime ore del 28 febbraio, per Minab, la risposta a tutte e tre fu sì.
Nessun membro dei team per la riduzione dei danni ai civili ha esaminato il sito prima dell'attacco. Hegseth aveva smantellato gran parte di queste unità, riducendone il personale di circa il 90 per cento, a meno di 20 persone. Quella del Centcom era passata da 10 persone a una. Oltre ai tagli, c'era stata la scelta di non coinvolgere questi team nella pianificazione. Il loro esame non era obbligatorio, ma negli ultimi anni era diventato una prassi. Non è chiaro se sarebbe bastato a sollevare dubbi su Minab. L'amministrazione Biden aveva rafforzato queste strutture dopo che nell'agosto 2021 un attacco con un drone a Kabul aveva ucciso 10 civili, perché un operatore umanitario era stato scambiato per una minaccia. Hegseth ha presentato i tagli come l'abbandono dei "programmi non letali dell'era Biden". Il 2 marzo, pochi giorni dopo Minab, aveva detto in conferenza stampa che l'America stava conducendo "la campagna aerea più letale e precisa della storia", senza "stupide regole d'ingaggio".
Secondo i funzionari coinvolti nell'indagine, la fretta di chiudere la lista degli obiettivi a ridosso del 28 febbraio ha contribuito all'errore. "La fretta può portare a errori", ha detto a Bloomberg Laurie Blank, consulente speciale dell'ufficio legale del Pentagono dal 2022 al 2024, durante l'amministrazione Biden. Blank distingue gli obiettivi pianificati da quelli che emergono nel pieno di una battaglia: la corsa a colpire bersagli decisi in anticipo "non è la stessa cosa", soprattutto "quando le operazioni sono lanciate per scelta" e non in risposta a un attacco.
Per decenni i pianificatori militari americani hanno tenuto cataloghi di migliaia di possibili obiettivi in Iran: basi aeree, fabbriche di missili, impianti nucleari, porti. Sono elenchi che invecchiano in fretta, perché dove c'era una caserma possono sorgere scuole, ospedali o moschee. Per questo andrebbero ricontrollati di continuo. Prima della guerra i siti più sensibili, come gli impianti nucleari già colpiti da Israele nella guerra di 12 giorni del giugno 2025, ricevevano un'attenzione costante. Luoghi meno importanti come Minab sono rimasti per mesi senza un nuovo controllo, anche perché nel sud dell'Iran le informazioni raccolte sul terreno erano scarse. Gli investigatori hanno esaminato immagini, database, chat operative e registri informatici e hanno concluso che lungo tutta la catena c'era grande fiducia che il sito fosse una struttura dell'IRGC. "Prima della guerra l'insufficienza dell'intelligence non era vista come un problema", ha detto un funzionario del Pentagono coinvolto nell'indagine. "Eravamo sicuri delle nostre informazioni. Minab ha dimostrato che non bisogna mai esserlo troppo".
Minab è una città di 76.000 abitanti circa 1.300 chilometri a sud di Teheran, affacciata sullo stretto di Hormuz. Dagli anni Ottanta, con la crescita dell'importanza dello stretto, vi si sono concentrate unità missilistiche, basi navali e strutture logistiche dell'IRGC, accanto ai quartieri dove vivono pescatori, insegnanti e dipendenti pubblici. All'inizio dell'attacco era considerata un obiettivo di grande valore.
Airwars, un'organizzazione britannica che documenta le vittime civili dei conflitti ed è considerata molto affidabile da alcuni funzionari del Pentagono, ha ricostruito quella mattina insieme a un gruppo di avvocati, attivisti per i diritti umani ed esperti di analisi forense digitale. Dopo le prime notizie dei bombardamenti sull'Iran, gli insegnanti avevano chiamato i genitori perché venissero a prendere i figli, dato che la scuola avrebbe chiuso in anticipo. Poco dopo le 11 (le 8:30 in Italia) un primo missile ha colpito una parte dell'edificio e gli insegnanti hanno portato i bambini dal cortile in una sala di preghiera per ripararli. Pochi minuti dopo è arrivato il secondo missile e parte del tetto è crollata: solo pochi bambini nella sala sono sopravvissuti. Molti genitori hanno potuto riconoscere i figli soltanto da un astuccio, un braccialetto o una scarpa.
Payam Akhavan, avvocato con sede a Toronto che ha lavorato davanti alla Corte penale internazionale, ha detto a Bloomberg che le Convenzioni di Ginevra impongono di prendere "tutte le misure possibili" per accertare che un obiettivo sia militare. "Questo non significa che ogni errore sia un crimine di guerra, perché gli errori succedono anche se si prendono tutte le misure possibili", ha spiegato. "Ma se non sono state prese tutte le misure possibili, allora si pone una questione di responsabilità penale".
Secondo Human Rights Activists in Iran, un'organizzazione con sede negli Stati Uniti considerata autorevole da alcuni al Pentagono, nei primi 39 giorni di guerra sono stati uccisi almeno 1.701 civili, in media 43 al giorno, una stima che il gruppo stesso considera per difetto. Il 1° settembre un altro attacco, che le autorità iraniane e l'ONU attribuiscono agli Stati Uniti, ha colpito un quartiere residenziale di Kuhestak, circa 30 chilometri a sud di Minab, durante una festa di matrimonio, uccidendo almeno cinque persone e ferendone decine. Il vicepresidente JD Vance ha detto che gli Stati Uniti stanno indagando.
Non è la prima volta che informazioni sbagliate portano le armi di precisione americane sull'obiettivo sbagliato. Nel 1999 il bombardamento per errore dell'ambasciata cinese a Belgrado uccise tre persone, nel 2015 un attacco su un ospedale di Medici senza frontiere a Kunduz, in Afghanistan, ne uccise 42. Nell'aprile 2025, poco dopo lo scioglimento dei team per la protezione dei civili, un attacco sul porto yemenita di Ras Isa ha causato almeno 80 morti tra i civili. I revisori del governo avevano già segnalato carenze nel database principale usato per scegliere gli obiettivi e il Pentagono sta lavorando per sostituirlo con uno più automatizzato.
In Iran i bambini della scuola sono diventati un simbolo: ad aprile i loro volti erano stampati sugli schienali dei sedili degli aerei che hanno portato i diplomatici iraniani a Islamabad per i colloqui con gli Stati Uniti. I loro ritratti sono esposti nelle strade di Minab. I critici accusano il governo iraniano di sfruttare la strage a fini politici. Negli Stati Uniti chiedono spiegazioni soprattutto i democratici, che a novembre puntano a riconquistare il Congresso. Il senatore Jack Reed del Rhode Island, il democratico più alto in grado nella commissione Forze armate del Senato, ha accusato il Pentagono di nascondere deliberatamente i risultati dell'indagine. Anche il repubblicano Thom Tillis, della North Carolina, ha chiesto che il Congresso venga informato su cosa non ha funzionato. Il democratico Richard Blumenthal, che siede nella stessa commissione, ha detto che l'amministrazione "avrebbe dovuto dare spiegazioni entro ore o giorni" e che dopo mesi non è arrivato nulla. "È imperdonabile", ha aggiunto.
