Il presidente Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si sono incontrati martedì alla Casa Bianca, per la prima volta da quando i due paesi hanno lanciato insieme la guerra contro l'Iran, cinque mesi fa. Il colloquio a porte chiuse è durato quasi un'ora e mezza e per la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt è stato "positivo e produttivo", ma dietro le dichiarazioni cordiali resta un rapporto logorato da un conflitto che si è rivelato molto più lungo e complicato di quanto entrambi avessero previsto.
Fino alla fine della settimana scorsa non era nemmeno certo che Trump avrebbe accettato di riceverlo. Secondo il Wall Street Journal, per ottenere l'incontro l'amministrazione americana ha chiesto al premier israeliano di dimostrare con i fatti di sostenere i negoziati di pace mediati dagli Stati Uniti in Libano e a Gaza. Netanyahu ha così accettato di ritirare le forze israeliane da alcune "zone pilota" nel sud del Libano, dove l'esercito libanese si sta schierando per mettere alla prova la propria capacità di controllare le aree in cui operava Hezbollah, la milizia sostenuta dall'Iran.
Netanyahu ha poi annunciato che Israele farà entrare a Gaza i membri del Board of Peace, l'organismo guidato da Trump previsto dall'accordo di cessate il fuoco con Hamas, dopo mesi di stallo. Domenica il gabinetto di sicurezza israeliano ha dato il via libera all'ingresso nella Striscia dei primi soldati della forza internazionale di stabilizzazione, tra cui marocchini e ugandesi, che potranno operare solo in una piccola area di Rafah, nel sud. La prossima tornata di colloqui tra Israele e Libano si terrà invece la settimana prossima a Roma.
Poche ore prima del colloquio, in un'intervista a Fox News, Trump aveva minimizzato l'importanza di Pickaxe Mountain, un sito iraniano sospettato di ospitare attività nucleari, al centro delle segnalazioni più recenti dell'intelligence israeliana e che il presidente ha più volte minacciato di bombardare. "So esattamente cosa sta succedendo a Pickaxe", ha detto, sostenendo che quello che l'Iran fa lì "non è un grosso problema". "Bibi me lo dice perché vuole che io resti coinvolto", ha aggiunto usando il soprannome di Netanyahu: "Perché dovete annunciarlo al mondo?". Trump è apparso infastidito dalla possibilità che Israele usasse le proprie informazioni per spingere pubblicamente la Casa Bianca a proseguire la guerra.
Dopo l'incontro Netanyahu ha parlato di "una delle migliori conversazioni" mai avute con il presidente americano. "Quando dico eccellente, non lo dico in modo superficiale", ha spiegato in un post su Instagram: "una conversazione di piena collaborazione, con sostegno reciproco e con la comprensione dell'obiettivo comune di garantire che l'Iran non abbia armi nucleari". Al colloquio ha partecipato tutta la squadra di governo di Trump, compreso il vicepresidente JD Vance, che negli ultimi mesi ha criticato apertamente Israele: in un'intervista al podcaster Joe Rogan ha accusato membri del governo israeliano di alimentare una campagna di comunicazione per "far proseguire la guerra all'infinito". Nonostante i toni concilianti, nessuna delle due parti ha dato indicazioni chiare sulla strategia americana verso l'Iran nelle prossime settimane, né sul ruolo che Israele avrà.
Un funzionario israeliano informato sul colloquio ha riferito all'agenzia di stampa Associated Press che Netanyahu ha garantito a Trump che Israele risponderà se attaccata direttamente dall'Iran, ma che per il resto si affiderà alle decisioni del presidente sulle prossime mosse. Il premier ha ribadito che Israele condividerà sempre le proprie informazioni di intelligence con Washington, pur riconoscendo che gli Stati Uniti hanno tempi e considerazioni propri, comprese le conseguenze di un'eventuale escalation sugli altri paesi alleati della regione. I due hanno parlato anche dell'accordo quadro firmato da Stati Uniti e Israele con il Libano e dell'allargamento degli Accordi di Abramo, le intese che normalizzano le relazioni tra Israele e diversi paesi arabi e a maggioranza musulmana.
A febbraio, nell'ultimo incontro tra i due prima dell'inizio dei bombardamenti congiunti, Netanyahu e l'ex capo del Mossad, i servizi segreti esteri israeliani, avevano presentato a Trump i piani per rovesciare il regime iraniano. La guerra è iniziata il 28 febbraio con raid che hanno ucciso gran parte della leadership della Repubblica islamica, compresa la Guida suprema Ali Khamenei, ma si è trascinata molto più a lungo di quanto Trump avesse previsto, è impopolare tra gli elettori americani e ha contribuito a far salire i prezzi. Venerdì il presidente ha sospeso i nuovi bombardamenti ordinati a luglio per dare spazio alla trattativa con Teheran sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui prima della guerra transitava circa il 20 per cento del petrolio mondiale.
"Gli americani stanno facendo capire agli israeliani che sono loro a gestire la guerra", ha scritto lunedì il giornalista e analista politico israeliano Amit Segal sul quotidiano Israel Hayom: "è chiaro a tutti che Israele è stata messa in secondo piano". Netanyahu, che avrebbe voluto continuare a combattere contro l'Iran e contro Hezbollah in Libano, negli ultimi mesi è stato messo da parte. Domenica, in un'intervista a Fox News, ha riconosciuto che sulle prossime mosse "per molti versi è una sua decisione", di Trump, aggiungendo però che gli iraniani, "in un modo o nell'altro", devono porre fine al loro programma nucleare.
Secondo i funzionari citati dal Wall Street Journal, Netanyahu è arrivato a Washington con molta meno influenza rispetto alle visite passate e molto attento a evitare i temi che avrebbero potuto irritare il presidente. In patria è in campagna per la rielezione, indebolito anche dal deterioramento del rapporto con Trump. Negli Stati Uniti, intanto, il sostegno a Israele si sta erodendo in entrambi i partiti: questo mese più di 100 deputati democratici hanno votato un emendamento per tagliare i finanziamenti militari e un sondaggio dell'Associated Press con il centro di ricerca NORC ha rilevato un netto calo del sostegno tra gli americani.
La recente morte del senatore repubblicano Lindsey Graham, che per anni ha fatto da intermediario tra Netanyahu e Trump, ha inoltre privato il premier di una sponda importante a Washington. Dopo il colloquio Netanyahu ha partecipato al funerale di Graham nella cattedrale nazionale della capitale, dove ha parlato con diversi membri dell'amministrazione e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ricevuto anche lui da Trump in giornata.
Nella serata americana di martedì l'Iran ha lanciato a sorpresa alcuni missili balistici contro le forze americane in Giordania: tutti i colpi sono stati intercettati, secondo il comando militare americano. Poco dopo Stati Uniti e Arabia Saudita hanno colpito con raid congiunti le milizie filo-iraniane in Iraq, accusate di aver condotto più di 30 attacchi con droni in 72 ore contro le forze americane e le infrastrutture energetiche saudite. L'attacco iraniano ha interrotto alcuni giorni di relativa calma tra i due paesi.
