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Per l'Economist la disfatta di Trump alle midterm è un'occasione per l'America
Joyce Boghosian, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 4 min di lettura

Per l'Economist la disfatta di Trump alle midterm è un'occasione per l'America

Secondo il settimanale è stata la più grande ondata elettorale dal Watergate: gli elettori hanno punito Trump e ora chiedono a entrambi i partiti un modo diverso di fare politica.

Le midterm del 3 novembre non sono state un normale voto di metà mandato contro il presidente in carica, ma la più grande ondata elettorale dagli anni successivi allo scandalo Watergate, più di cinquant'anni fa. È la lettura dell'Economist, che in un editoriale sostiene che la sconfitta di Donald Trump sia anche un'occasione per la democrazia americana. Gli elettori hanno dimostrato di saper punire i partiti che li danno per scontati. Ora repubblicani e democratici dovrebbero passare meno tempo ad aizzare la propria base e più tempo a risolvere i problemi dei cittadini.

I democratici hanno conquistato entrambi i rami del Congresso, strappando seggi in territori un tempo considerati sicuri per i repubblicani, dal South Carolina al Texas. Con alcune sfide ancora da assegnare hanno 54 seggi al Senato, compresi due indipendenti, e circa 260 alla Camera, contro i 47 e i 214 di prima del voto. Nel voto popolare per la Camera, cioè la somma dei voti raccolti in tutti i collegi del paese, dovrebbero essere avanti di 13 punti. Hanno strappato ai repubblicani almeno altri cinque governatori. Il Kansas ha eletto il suo primo senatore democratico dai tempi del New Deal degli anni Trenta. In Texas i democratici hanno vinto il primo seggio al Senato in quasi 40 anni e hanno sconfitto un governatore al terzo mandato.

Per il settimanale britannico il voto è stato prima di tutto un giudizio sul presidente. Trump era stato eletto promettendo di abbassare i prezzi e di tenere gli Stati Uniti fuori dalle guerre, ma poi ha lanciato una crociata sui dazi e ha attaccato l'Iran, facendo così salire i prezzi. Agli elettori non è piaciuto nemmeno che la continua autocelebrazione del presidente e l'arricchimento della sua famiglia e dei suoi amici sembrassero prendersi gioco delle loro difficoltà. Secondo Gallup, uno dei principali istituti di sondaggi americani, nove adulti su dieci ritengono che la corruzione nel governo sia diffusa, una quota simile a quella che si registra in Nigeria.

Gli elettori hanno respinto anche i meccanismi peggiori della politica di parte. Secondo l'Economist questa è una lezione che vale per entrambi i partiti. I repubblicani hanno ridisegnato i confini dei collegi a proprio vantaggio, una pratica chiamata gerrymandering, ma non hanno guadagnato seggi. Elon Musk ha speso più di 150 milioni di dollari in una sola sfida in Texas, ma il suo candidato ha perso nettamente. Diversi candidati repubblicani hanno alimentato la paura nei confronti dei musulmani e delle persone transgender, senza riuscire a vincere. In Ohio un candidato ha appoggiato uno spot in cui una madre attaccava la sua avversaria, che era sua figlia ed era stata vittima di abusi. Per l'Economist è stato quello spot a segnare la sua sconfitta.

Spesso è sembrato che la polarizzazione fosse più forte del meccanismo con cui gli elettori chiedono conto ai politici del loro operato. Questa volta, scrive l'Economist, non è andata così: gli elettori hanno chiesto ai politici di mettere la prosperità del paese davanti alla ricerca del potere. Poco prima del voto, secondo i sondaggi, l'80 per cento degli americani chiedeva un "cambiamento sostanziale" o uno "sconvolgimento completo e totale" nel modo in cui sono governati gli Stati Uniti.

Il primo compito tocca ai repubblicani. Quando Trump ha preso il controllo del partito ne ha abbandonato i valori. La maggior parte dei vecchi dirigenti è stata costretta a lasciare oppure ha rinunciato ai propri principi per sopravvivere politicamente. Con la loro richiesta di cambiamento gli elettori hanno dato al partito una seconda possibilità. Alcuni repubblicani resteranno fedeli al presidente, rischiando altre sconfitte nelle prossime elezioni. Altri, più coraggiosi, potrebbero provare a rinnovare il partito, anche a costo di attirarsi la vendetta di Trump. Secondo l'Economist il presidente è più temuto che amato: quando il suo potere inizierà a calare, potrebbe svanire più in fretta del previsto.

I democratici, forti del successo, rischiano a loro volta di sbagliare, perché il loro partito è solo un po' più popolare di Trump. La loro campagna ha funzionato unendo la promessa di abbassare il costo della vita a quella di combattere corruzione e incompetenza. Entrambe sono necessarie, ma trovare un equilibrio sarà difficile. Se ignoreranno il malaffare, i democratici aumenteranno il cinismo degli elettori verso il governo federale. Se invece le indagini e le richieste di impeachment, la procedura con cui il Congresso può mettere sotto accusa e rimuovere il presidente o altri funzionari, assorbiranno tutte le loro energie senza migliorare la vita delle persone, gli elettori si sentiranno ingannati un'altra volta. Uno scontro continuo con l'amministrazione renderebbe anche più difficile approvare leggi come quella per ripristinare i fondi destinati alla sanità.

Trump, ossessionato dalla propria eredità politica, ha ancora due anni di mandato. Secondo l'Economist sbaglia chi spera che li passi alla Casa Bianca a dorare palline da golf, perché in questo modo si sottovaluta la sua capacità di incidere, nel bene e nel male. In patria potrebbe concentrarsi sulla grazia agli amici e sulla punizione dei nemici. Lui e i suoi collaboratori più fedeli potrebbero provare a ottenere il più possibile dal tempo che resta, con redditizi progetti minerari sostenuti dallo Stato o con un aumento delle espulsioni.

Il presidente mantiene anche ampi poteri in politica estera. Potrebbe ordinare nuovi attacchi contro l'Iran, fare pressione sull'Ucraina perché accetti un cattivo accordo con la Russia oppure invadere Cuba. Mentre i collaboratori più capaci della Casa Bianca pensano a lasciare l'incarico, un'amministrazione indebolita rischia di dipendere ancora di più dalle decisioni improvvise del presidente e di farsi trovare impreparata davanti a una crisi.

L'Economist vede comunque una piccola possibilità che i politici si assumano le proprie responsabilità. I repubblicani al Congresso potrebbero collaborare con i democratici, così come i democratici con loro. Insieme potrebbero contrastare i casi più gravi di corruzione o mettere sotto accusa i ministri più spericolati dell'amministrazione, tra cui Pete Hegseth, il segretario alla Guerra. Potrebbero anche scrivere regole sull'intelligenza artificiale che evitino gli esiti peggiori senza soffocare l'innovazione. Anche Trump, che non ama restare in disparte, potrebbe concludere che collaborare con il Congresso invece di calpestarlo migliorerebbe la sua eredità. Il settimanale ammette che non è lo scenario più probabile.

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