Alle elezioni di martedì in Texas hanno votato circa 9,8 milioni di persone: il numero più alto in assoluto per un'elezione di metà mandato almeno dal 1970. In rapporto agli iscritti alle liste elettorali, però, l'affluenza non è stata così da record come si potrebbe immaginare a prima vista. Secondo i dati preliminari dell'ufficio del Segretario di Stato texano, che sovrintende alle elezioni, ha votato infatti il 51,6% dei 19 milioni di iscritti: più che alle elezioni di metà mandato del 2022, ma meno del 53% del 2018 e ben al di sotto del 61,2% delle presidenziali del 2024. Ciò nonostante i democratici, che non vincevano un'elezione su scala statale dal 1994, hanno conquistato tutte le cariche in palio assegnate dal voto dell'intero Texas.
"Non è stata un'elezione con un'affluenza particolarmente alta", ha detto al Texas Tribune Joshua Blank, direttore delle ricerche del Texas Politics Project dell'Università del Texas. "È solo che la composizione dell'elettorato ha favorito i democratici in modo schiacciante". Secondo Blank, a determinare la vittoria è stata l'ondata nazionale che ha travolto i repubblicani, più che una mobilitazione eccezionale degli elettori.
Rispetto al 2022, infatti, l'affluenza e i margini democratici sono cresciuti in tutte le principali categorie di contee: urbane, suburbane, rurali e di confine. L'aumento della partecipazione è stato però più marcato nelle grandi contee urbane e nelle 16 lungo il confine con il Messico, dove ha superato gli 8 punti percentuali. Nelle contee suburbane in rapida espansione, come Collin, Denton e Fort Bend, l'affluenza è salita di circa 4,7 punti, mentre nelle aree rurali, tradizionalmente più fedeli ai repubblicani, di appena 1,4 punti. Questi aumenti complessivi nascondono però differenze locali: tra le contee che avevano completato lo scrutinio, 79 hanno registrato un calo del numero di votanti rispetto al 2022.
Anche il confronto con il 2018 mostra le difficoltà dei repubblicani nelle loro roccaforti. Secondo un'analisi dello Houston Chronicle, rispetto a quell'anno l'affluenza è diminuita in quasi tutte le contee del Panhandle, la regione settentrionale del Texas, e del Texas orientale: aree rurali sulle quali il candidato repubblicano al Senato Ken Paxton contava per accumulare voti.
Rispetto alla corsa al Senato del 2018, sono però soprattutto le contee suburbane ad aver registrato lo spostamento più ampio verso i democratici. Allora Ted Cruz le aveva vinte con circa 19 punti di vantaggio, mentre quest'anno James Talarico le ha conquistate con un margine inferiore a mezzo punto. Ma anche nelle contee rurali il vantaggio repubblicano si è ridotto: dai 54,4 punti di Cruz ai circa 45 di Paxton.
Gli spostamenti più consistenti rispetto alle presidenziali del 2024 si sono invece verificati nelle contee a maggioranza ispanica del Texas meridionale, dove due anni fa Donald Trump aveva ottenuto risultati particolarmente significativi. Nelle contee di Starr, Zapata, Maverick, Hidalgo e Webb il margine si è spostato di oltre 38 punti a favore dei democratici. "I democratici hanno ottenuto vittorie enormi nelle contee urbane e suburbane e, allo stesso tempo, hanno guadagnato abbastanza terreno in quelle rurali da compromettere ulteriormente le possibilità dei repubblicani", ha scritto nella sua newsletter Derek Ryan, consulente e analista di dati repubblicano.
Una squadra di sconosciuti
Inizialmente, alcuni democratici texani avevano immaginato una squadra di candidati diversa. L'anno scorso avevano discusso la possibilità di schierare un gruppo di candidati di primo piano, capaci di raccogliere molti fondi e mobilitare fasce diverse dell'elettorato. Il deputato federale Joaquin Castro aveva manifestato interesse per la carica di procuratore generale. Il progetto era però sfumato quando lui, Beto O'Rourke e Colin Allred non erano riusciti ad accordarsi su chi dovesse candidarsi al Senato e chi alle altre cariche.
A guidare la squadra sono così stati due deputati statali di Austin: Talarico, che ha raccolto somme record e si è fatto conoscere a livello nazionale attraverso i social, e Gina Hinojosa, la cui sfida al governatore Greg Abbott ha attirato fondi e attenzione crescenti nelle ultime settimane di campagna.
Gli altri candidati erano molto meno conosciuti. A meno di un mese dal voto, secondo il Texas Politics Project, circa metà degli elettori ritenuti propensi a votare non disponeva di informazioni sufficienti per esprimere un'opinione sui candidati democratici a vicegovernatore, procuratore generale, comptroller, ovvero il responsabile dei conti pubblici statali, e membro della Railroad Commission, l'ente che, nonostante il nome, regola il settore del petrolio e del gas.
A maggio Nathan Johnson, senatore statale di Dallas, aveva vinto con 20 punti percentuali di vantaggio il ballottaggio delle primarie democratiche per la carica di procuratore generale del Texas. L’attenzione dei media era però rivolta soprattutto alle primarie repubblicane, più costose e seguite. Il giorno dopo la vittoria, Johnson aveva detto a un giornalista: "Intendo vincere questa corsa". Mercoledì ha raccontato che qualcuno gli aveva ricordato i trent’anni di dominio repubblicano in Texas per sottolineare quanto fossero scarse le sue possibilità di vittoria. Lui ha risposto: "E' solo una descrizione dello stato delle cose. Non è una situazione permanente".
Clayton Tucker, agricoltore di 35 anni e nuovo arrivato sulla scena politica, ha vinto la carica di commissario all'agricoltura, che nessun democratico ricopriva dall'anno della sua nascita. Nella sfida contro l'imprenditore del miele Nate Sheets, la sua campagna ha preso slancio grazie al crescente malcontento per i data center, soprattutto nelle aree rurali. Tucker ha anche partecipato a un evento con il commissario repubblicano uscente Sid Miller, sconfitto alle primarie da Sheets. Miller aveva invitato gli elettori a non votare per il candidato del proprio partito, pur senza appoggiare il democratico.
Altri candidati hanno beneficiato delle scelte impopolari o dei passi falsi degli avversari. Vikki Goodwin ha battuto il vicegovernatore Dan Patrick, che si era speso per vietare i prodotti a base di THC, il principale principio attivo psicoattivo della cannabis. Jon Rosenthal ha guadagnato terreno nella corsa alla Railroad Commission dopo che il repubblicano Bo French aveva pubblicato sui social commenti razzisti sui membri dell'Università del Texas. Sarah Eckhardt, invece, ha attaccato il comptroller ad interim Don Huffines per aver stravolto l'agenzia nei pochi mesi trascorsi dal suo insediamento.
Candidati ovunque e una campagna coordinata
Questa volta i democratici texani avevano "costruito le vele per prendere il vento quando stava per arrivare", ha detto Katherine Fischer, direttrice esecutiva del Texas Majority PAC, il comitato politico che ha lavorato insieme al Partito democratico statale. Per la prima volta nella storia moderna del Texas, il partito ha presentato candidati per tutte le cariche federali e statali in palio, contribuendo alle spese iniziali delle loro campagne.
I democratici hanno poi organizzato quella che i dirigenti definiscono la più grande campagna coordinata della storia dello Stato, lanciata a febbraio con uno stanziamento iniziale di 30 milioni di dollari. Hanno aperto uffici sul territorio, condiviso banche dati sugli elettori e accordi con i fornitori e spedito oltre 30 milioni di comunicazioni elettorali per posta.
Ogni candidato ha fatto campagna elettorale anche per gli altri democratici, persino nei collegi in cui le sue possibilità di vittoria erano pressoché nulle. La mobilitazione locale ha così contribuito anche agli ottimi risultati delle sfide statali. "Ci siamo concentrati molto sull'invitare le persone a votare per tutti i democratici, dall'inizio alla fine della scheda", ha detto Fischer. L'obiettivo era convincere a partecipare gli elettori che votano di rado ma sono orientati verso il partito: così, una volta alle urne, avrebbero probabilmente sostenuto anche i candidati meno conosciuti.
Il Blueprint PAC dell'ex senatrice statale Wendy Davis ha seguito una strategia analoga nella contea di Tarrant, investendo nelle campagne elettorali per i seggi del Parlamento statale e per le cariche di contea. "Il numero di voti è calato pochissimo passando dalle candidature in cima alla scheda a quelle in fondo", ha affermato Davis.
A Washington, anche il presidente del Comitato Nazionale Democratico Ken Martin ha rivendicato la strategia di investire nell'organizzazione del partito in tutti i 50 Stati, interpretando i risultati nazionali come una conferma della validità di questa strategia. Tra i successi da lui richiamati figurano proprio quelli in Texas, South Carolina e Kansas.
