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Per Bernie Sanders gli Stati Uniti sono vicini a una rivoluzione politica
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Per Bernie Sanders gli Stati Uniti sono vicini a una rivoluzione politica

Il senatore del Vermont vede nelle vittorie dei socialisti democratici, dalla primaria in Colorado a New York, il segno che il Paese è sull'orlo del cambiamento che insegue da anni

Il senatore Bernie Sanders è convinto che gli Stati Uniti siano vicini a una "rivoluzione politica" e attribuisce questa speranza alla serie di vittorie dei socialisti democratici nelle primarie di tutto il Paese. Il senatore del Vermont, indipendente di 84 anni, ha affidato il messaggio a un video di circa dieci minuti pubblicato sui social nei giorni scorsi, alla vigilia del 4 luglio, il 250esimo anniversario della Dichiarazione di indipendenza.

"Credo che sia forse possibile che questo Paese sia sull'orlo della rivoluzione politica per cui abbiamo combattuto così a lungo", ha detto Sanders nel video. Il senatore ha aggiunto di non avere "una sfera di cristallo" per dire cosa accadrà, ma di provare ottimismo per quello che ha definito un "crescente consenso" attorno alle idee della sinistra: "Penso che ci sia un consenso sempre più ampio sul fatto che la nostra agenda sia l'agenda del popolo americano".

A dargli fiducia sono soprattutto i risultati elettorali delle ultime settimane. Sanders ha citato la vittoria di Melat Kiros, socialista democratica di 29 anni, che martedì ha battuto la deputata Diana DeGette in una primaria democratica per la Camera in Colorado. DeGette era in carica da quindici mandati e Sanders ha definito quel risultato una "enorme vittoria a sorpresa". Il senatore ha ricordato anche New York, dove il mese scorso tre candidati sostenuti dal sindaco socialista-democratico Zohran Mamdani hanno vinto le primarie per la Camera. In California, poi, è stata ammessa alla scheda elettorale una proposta di tassa sui miliardari.

Sanders ha ricordato la partecipazione alle manifestazioni del movimento progressista, dai raduni "Fight Oligarchy" contro il potere dei ricchi agli eventi "No Kings" contro il presidente Donald Trump, con quelle che ha descritto come "milioni di persone in tutto il Paese". Ha citato le campagne di organizzazione sindacale che nascono e riescono in tutto il territorio e il sostegno dell'opinione pubblica ai sindacati, secondo lui ai massimi storici.

Il senatore ha spiegato che il suo movimento non è mai stato una questione di una singola persona da eleggere alla Casa Bianca. "La nostra rivoluzione politica, il nostro movimento dal basso, non è mai stato incentrato sull'elezione di una persona a presidente degli Stati Uniti, non Bernie Sanders, non nessun altro", ha detto. "Siamo un movimento per eleggere progressisti a ogni livello, per un governo che rappresenti tutti noi e non solo l'uno per cento".

Da qui l'appello al Partito Democratico, con cui Sanders siede in Senato pur non essendone iscritto. Non basta opporsi a Trump, ha detto: serve un partito pronto a sfidare "l'avidità e l'ideologia degli oligarchi che oggi controllano la vita economica, mediatica e politica" del Paese. Ha poi elencato le misure che a suo avviso i democratici dovrebbero fare proprie: la sanità pubblica per tutti con il programma Medicare for All, l'aumento del salario minimo, il superamento della sentenza Citizens United, con cui nel 2010 la Corte Suprema ha di fatto rimosso i limiti alle spese elettorali di aziende e gruppi privati, la costruzione di "milioni" di alloggi a prezzi accessibili e la fine di quelle che ha chiamato "guerre infinite e orribili".

Le parole di Sanders arrivano mentre Trump cerca di mettere in luce le divisioni interne ai democratici dopo l'avanzata dei candidati di sinistra. In un messaggio sul suo social Truth Social il presidente ha attaccato i "comunisti senza Dio" e ha rimproverato i vertici democratici di non saper contrastare l'ala più radicale del partito. "Hanno paura di perdere le elezioni, hanno paura del conflitto", ha scritto Trump. "Non sono abbastanza intelligenti o abbastanza duri per combattere questa piaga".

Nei confronti di Sanders il presidente ha usato in passato parole molto dure, definendolo "comunista", "pazzo" e "svitato". In altre occasioni lo ha però elogiato: nel 2019 disse che il senatore "ha perso il suo momento", ma che gli piaceva perché sul commercio "in un certo senso sarebbe d'accordo" con lui. Il quadro che Sanders descrive si intreccia anche con il dibattito sull'identità dei socialisti democratici, un'area del movimento progressista che negli ultimi mesi ha guadagnato peso ma la cui collocazione politica divide gli stessi commentatori di sinistra.

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