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Trump manda 260 agenti dell'FBI in Georgia sui presunti brogli del 2020
Molly Riley, White House, 2025, Flickr, Opera del governo USA
Politica interna 3 min di lettura

Trump manda 260 agenti dell'FBI in Georgia sui presunti brogli del 2020

L'indagine riapre accuse mai dimostrate sulle elezioni del 2020. Per i critici l'obiettivo è minare la fiducia degli americani nel voto in vista delle elezioni di metà mandato

L'amministrazione Trump ha assegnato 260 analisti investigativi dell'FBI, la polizia federale americana, a un'indagine "prioritaria" sulle elezioni del 2020 nella contea di Fulton, in Georgia, quella che comprende Atlanta. In più di cinque anni nessuna prova di brogli è mai emersa nello Stato, ma il presidente continua a sostenere che il voto perso contro Joe Biden fu truccato. Secondo un'analisi del New York Times, l'operazione è solo un pezzo di uno sforzo più ampio: seminare dubbi sul processo elettorale e sull'integrità dei voti futuri, a partire dalle elezioni di metà mandato di novembre.

L'invio degli analisti è arrivato pochi giorni dopo che la Corte Suprema ha stabilito che gli Stati possono contare le schede postali che arrivano dopo l'Election Day, il giorno del voto, respingendo i piani del presidente. La settimana scorsa un giudice federale ha inoltre bloccato in via definitiva un ordine esecutivo che avrebbe imposto di presentare una prova documentale di cittadinanza al momento della registrazione al voto.

Al centro delle operazioni c'è di nuovo il Dipartimento di Giustizia, che per tradizione conduce le indagini in modo indipendente dai desideri del presidente e che porta avanti un'inchiesta penale sulle elezioni del 2020 in Georgia. A gennaio l'FBI ha perquisito un magazzino elettorale della contea di Fulton e ha sequestrato più di 600 scatoloni di materiale, comprese le schede originali del 2020. Secondo un atto giudiziario reso pubblico, la perquisizione si basava in gran parte su tesi già smentite sulle presunte anomalie delle schede, rilanciate da Kurt Olsen, un negazionista dei risultati elettorali che lavora nell'amministrazione. A giugno agenti federali hanno perquisito un'organizzazione dell'Ohio che si occupa di campagne per la registrazione al voto.

Il presidente ha anche svuotato l'agenzia per la sicurezza interna incaricata di assistere gli Stati sulla sicurezza elettorale, mentre funzionari di tutto il governo federale hanno avviato decine di iniziative per proteggere i repubblicani da possibili sconfitte a novembre.

Con la popolarità in calo e la stagione delle primarie entrata nel vivo, Trump ha intensificato la retorica sulle elezioni truccate. Ha provato a spingere il Congresso ad approvare una legge che trasformi in norma parti dei suoi ordini esecutivi sulle elezioni, giustificandola ancora una volta con accuse di brogli mai dimostrate. Il mese scorso ha attaccato più volte la lentezza dello spoglio in California presentandola come prova di frode, anche se gli elettori dello Stato votano per posta da anni e lo stesso presidente vota per posta. "Ho chiamato il procuratore federale della California, molto potente, molto bravo, e gli ho detto: fammi un favore, dai un'occhiata, stanno cercando di rubare anche quell'elezione", ha raccontato durante un comizio in Pennsylvania.

Richard Hasen, direttore del Safeguarding Democracy Project alla facoltà di legge dell'UCLA, l'università pubblica di Los Angeles, ha detto al New York Times che le azioni del presidente producono un doppio effetto. "La prima cosa che fa è cercare di convincere i suoi sostenitori che ci sono brogli. Poi, agendo con una causa legale o un'indagine dell'FBI, convince i democratici che sta cercando di rubare le elezioni. Così mina la fiducia da entrambe le parti", ha spiegato. Il risultato, secondo Hasen, è che "il pubblico non crede che le elezioni siano libere e giuste" e la fiducia "è diventata volatile e sta crollando".

Le false accuse di Trump sui lavoratori elettorali e le sue teorie del complotto sono state indagate e smentite negli anni, ma la fiducia degli elettori è diminuita davvero: un sondaggio PBS News-NPR-Marist di inizio anno ha rilevato che la percentuale di americani convinti che il proprio governo statale e locale organizzerà elezioni corrette è scesa al livello più basso almeno dal 2020.

Giovedì Jack Smith, il procuratore speciale che incriminò Trump per i tentativi di ribaltare il risultato del 2020, ha detto in un'intervista a MS NOW di essere "molto preoccupato per quello che succederà alle prossime elezioni". Vanita Gupta, che è stata la numero tre del Dipartimento di Giustizia nell'amministrazione Biden, ha detto al New York Times che il presidente ha "bisogno di riscattare la falsa narrazione di aver vinto le elezioni del 2020" e che "l'obiettivo collaterale è insinuare negli elettori dubbi sulla legittimità dei risultati elettorali futuri".

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