Il Nicaragua non terrà più elezioni. Lo ha annunciato domenica il presidente Daniel Ortega, 80 anni, durante le celebrazioni per l'anniversario della rivoluzione sandinista che nel 1979 rovesciò la dittatura di Anastasio Somoza e lo portò per la prima volta al potere. "Non ci saranno più elezioni qui perché loro provino a prendersi il governo e il potere", ha detto riferendosi all'opposizione, oggi quasi tutta in esilio. L'annuncio cancella di fatto il voto previsto per novembre 2027 ed elimina ogni possibilità di una sfida elettorale alla fine del suo mandato.
Ortega, che non appariva in pubblico da due mesi, ha parlato davanti a dipendenti statali obbligati a partecipare alla commemorazione. Ha detto che i partiti sostenuti dagli "yankee" (gli americani) non torneranno mai al governo e che il suo esecutivo lavorerà con il Congresso per costruire un "muro di leggi" contro il ritorno degli oppositori. Il Parlamento, controllato dal partito di governo, il Fronte sandinista di liberazione nazionale, ha fatto sapere martedì di aver avviato l'analisi delle riforme necessarie per adeguarsi alle indicazioni presidenziali.
- 1979La rivoluzione sandinista rovescia la dittatura di Somoza e porta Ortega al potere per la prima volta.
- 2007Ortega torna alla presidenza. Da allora governa senza interruzioni.
- 2018Le proteste contro il governo sono represse nel sangue: oltre 300 morti secondo le Nazioni Unite.
- 2021Ortega vince elezioni giudicate una farsa dalla comunità internazionale, dopo aver fatto arrestare i principali sfidanti.
- 2025Le riforme costituzionali nominano la moglie Rosario Murillo «copresidente», allungano il mandato a sei anni e tolgono indipendenza alla magistratura.
- 2026«Non ci saranno più elezioni qui»: Ortega cancella il voto del novembre 2027 e ogni sfida elettorale futura.
Martedì il Segretario di Stato americano Marco Rubio, l'equivalente del ministro degli Esteri, ha chiesto alla comunità internazionale di isolare il Nicaragua. Su X ha scritto che il presidente Trump e gli altri paesi non resteranno a guardare mentre la dittatura "aumenta la repressione e fabbrica un'instabilità che minaccia la sicurezza nazionale" degli Stati Uniti, senza specificare in che modo la minacci. Abolire le elezioni, ha aggiunto, "dimostra la codardia e la paura" di Ortega davanti alla volontà del popolo nicaraguense. Il regime, secondo Rubio, non può aspettarsi di mantenere rapporti normali con le altre nazioni. Il Costa Rica ha richiamato per consultazioni il suo ambasciatore a Managua e il segretario generale dell'Organizzazione degli Stati americani, Albert Ramdin, ha parlato di un "regime che ha abbandonato la democrazia".
Finora però la pressione americana sul Nicaragua è stata limitata. Washington ha imposto restrizioni sui visti a più di 2.350 funzionari e ai loro familiari, ma nessuna misura economica paragonabile a quelle che colpiscono Cuba. Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha deposto il presidente venezuelano Nicolás Maduro, catturato a gennaio in un raid militare, e mantiene la pressione sul governo comunista cubano, mentre il Nicaragua è rimasto ai margini della sua attenzione. Il paese non è considerato un canale rilevante del traffico di droga verso gli Stati Uniti e le sue forze di sicurezza hanno collaborato con le operazioni antidroga americane, ha spiegato al Wall Street Journal Orlando Pérez, analista di America Latina dell'Università del North Texas, secondo cui pesa anche il fatto che la comunità nicaraguense negli Stati Uniti è meno influente di quelle cubana e venezuelana.
Gli oppositori di Ortega chiedono da tempo la sospensione del Nicaragua dal CAFTA-DR, l'accordo di libero scambio tra Stati Uniti, paesi centroamericani e Repubblica Dominicana, ma Washington è riluttante a infliggere un danno economico che rischierebbe di provocare migrazioni di massa. "È l'unico strumento importante che potrebbe avere un impatto", ha detto sempre al Wall Street Journal Eric Farnsworth, esperto di America Latina del Center for Strategic and International Studies, un centro studi di Washington.
Ortega, ex guerrigliero marxista, governa ininterrottamente dal 2007, dopo un primo mandato presidenziale negli anni Ottanta. Ha vinto le ultime elezioni nel novembre 2021 dopo aver fatto arrestare gli oppositori che avrebbero potuto sfidarlo, in un voto giudicato una farsa dagli Stati Uniti e dalla comunità internazionale (Washington non riconosce la sua presidenza). L'anno scorso una serie di riforme costituzionali ha nominato la moglie Rosario Murillo "copresidente" e ha allungato il mandato da cinque a sei anni. I due controllano quasi ogni aspetto dello Stato, comprese le forze armate e la magistratura, che un'altra riforma ha privato dello status di potere indipendente. Ortega appare in cattive condizioni di salute e sparisce dalla scena pubblica per mesi: negli ultimi anni è Murillo a gestire gli affari quotidiani del governo, tra speculazioni su una successione dinastica.
Le proteste antigovernative del 2018 furono soffocate con la violenza, con più di 300 morti secondo le Nazioni Unite. Da allora quasi un milione di nicaraguensi ha lasciato il paese, soprattutto verso il Costa Rica e gli Stati Uniti. Il governo ha chiuso i media indipendenti e più di 5.000 organizzazioni della società civile, ha incarcerato e poi espulso quasi 400 prigionieri politici e ha tolto la cittadinanza a circa 500 leader civili, politici e religiosi. A luglio ha cancellato senza spiegazioni le licenze di circa 2.000 avvocati, in quella che gli esperti delle Nazioni Unite hanno definito una "purga" della professione legale. Almeno 46 persone restano in carcere per motivi politici, secondo un gruppo che monitora i casi dei prigionieri. Dopo la cattura di Maduro il governo nicaraguense aveva promesso la liberazione di altri detenuti, ma non c'è stato alcun seguito.
Juan Sebastián Chamorro, candidato alle elezioni del 2021 e incarcerato fino al 2023, quando fu espulso negli Stati Uniti insieme ad altri 200 prigionieri politici, sostiene che Ortega voglia trasformare il Nicaragua in un paese a partito unico come la Cina, la Corea del Nord e Cuba. Félix Maradiaga, anche lui ex candidato ed ex prigioniero politico privato della cittadinanza, ha detto alla Reuters che le parole di Ortega sono meno una prova di forza che "una confessione di paura": il presidente nicaraguense "ha riconosciuto pubblicamente quella che è sempre stata la sua vera intenzione: impedire che il suo progetto tirannico sia sottoposto a qualsiasi forma di competizione democratica".
