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Netanyahu respinge il piano di Trump per Gaza
Trump e Netanyahu mentre esaminano il piano statunitense per Gaza nello Studio Ovale, il 29 settembre 2025. Foto ufficiale della Casa Bianca / Daniel Torok via Wikipedia Commons.
Politica estera 16 min di lettura

Netanyahu respinge il piano di Trump per Gaza

Il premier israeliano pretende il disarmo completo di Hamas e le mappe dei tunnel restanti prima del ritiro delle forze israeliane. Il no mette in crisi il Board of Peace e riapre il rischio di una nuova escalation di attacchi nella Striscia.

Benjamin Netanyahu ha respinto il piano sostenuto da Washington, che prevede la consegna delle armi da parte di Hamas in cambio del ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza. Lo ha annunciato oggi, aprendo la riunione del governo israeliano: "Israele respinge il documento in 15 punti". Le truppe, ha chiarito, lasceranno il territorio della Striscia di Gaza soltanto dopo un "disarmo reale, non un disarmo fittizio".

Le condizioni poste dal premier israeliano riguardano la consegna dell'intero arsenale del movimento palestinese. "Armamento pesante, armamento leggero, tutto l'armamento", ha precisato Netanyahu, chiedendo anche la consegna delle mappe di tutti i tunnel ancora esistenti. A proposito del negoziato con gli Stati Uniti ha aggiunto: "Hanno delle idee, alcune per noi accettabili e altre inaccettabili. Sappiamo come tenere il punto su queste cose".

Il documento respinto era stato presentato il 30 luglio dal Board of Peace, l'organismo previsto dal piano di pace in 20 punti di Donald Trump. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU lo aveva formalmente istituito il 17 novembre 2025 con la risoluzione 2803, affidandone la guida al presidente americano. Il testo concede 14 giorni dall'approvazione di tutte le parti per definire tempi e modalità del disarmo e del ritiro israeliano; il Comitato Internazionale di Verifica può però prorogare il termine. Ogni fase è subordinata alla verifica degli impegni assunti in quella precedente. Al termine del percorso, l'amministrazione quotidiana di Gaza dovrebbe passare a un governo tecnocratico palestinese, sotto la supervisione del Board of Peace.

Il nodo della sequenza

Lo scontro sull'ordine delle mosse è emerso quasi subito. Hamas aveva accettato la roadmap il 30 luglio: Basem Naim, dirigente del movimento, ne aveva annunciato su X l'approvazione, chiedendo ai mediatori di indurre il governo israeliano a fare altrettanto. Il gruppo pretende però che Israele interrompa prima la sua campagna militare a Gaza. La posizione israeliana è opposta: prima il disarmo completo e la rimozione delle armi di Hamas dalla Striscia, poi il ritiro.

Oggi un alto dirigente di Hamas ha ribadito l'adesione al percorso indicato dal Board of Peace. Trump, annunciando l'intesa su Truth Social, l'aveva presentata come un accordo storico per il disarmo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza, nonché come un passo decisivo verso una pace e una sicurezza durature. Xavier Abu Eid, analista politico ed ex consigliere del Dipartimento per gli affari negoziali dell'Olp, ha spiegato ad Al Jazeera che il Board of Peace e la risoluzione 2803 sono stati accettati alla fine dello scorso anno perché presentati come l'unica strada per fermare quello che definisce il genocidio israeliano a Gaza.

Secondo Abu Eid, fin dall'inizio il piano in 20 punti e il successivo documento sul disarmo rispondevano "più agli interessi israeliani che al diritto palestinese all'autodeterminazione". "Della giustizia per i palestinesi non parla nessuno", ha aggiunto. A suo giudizio Trump difficilmente accoglierà con favore il rifiuto israeliano, ma non ne deriveranno conseguenze: il presidente americano non avrebbe mai neppure finto di voler chiedere conto a Netanyahu delle violazioni degli accordi raggiunti insieme. Il premier israeliano, sostiene quindi Abu Eid, resta convinto di poter continuare ad agire impunemente.

Gaza / Il piano respinto

Il no di Netanyahu congela Gaza sulla Yellow Line

Israele respinge il documento in 15 punti del Board of Peace. Prima il disarmo totale di Hamas, poi il ritiro, dice il premier; per Hamas vale l’ordine inverso. Senza una sequenza concordata, non esiste una data per la fine delle ostilità.

Lo stallo, sulla mappa

Due sequenze opposte si bloccano sulla linea dietro cui l’esercito israeliano si è attestato con la tregua dell’ottobre 2025.

La sequenza di Hamas
1Prima mossa
Stop alla campagna militare
Israele interrompe le operazioni nella Striscia
2
Ritiro israeliano
Le truppe lasciano il territorio di Gaza
3
Consegna delle armi
Il disarmo chiude il percorso
Gaza City Deir al-Balah Khan Younis Rafah ISRAELE EGITTO MAR MEDITERRANEO
Tocca la mappa: le due aree divise dalla Yellow Line
Controllo israeliano (~53%) Yellow Line
La sequenza di Israele
1Prima mossa
Disarmo totale di Hamas
«Armamento pesante, leggero, tutto»
2
Consegna delle mappe dei tunnel
Di tutte le gallerie ancora esistenti
3
Ritiro dalla Striscia
Solo dopo un «disarmo reale, non fittizio»
Il punto di rottura

La prima mossa dell’uno è l’ultima dell’altro: nessuna delle due parti può muovere senza che l’altra abbia già ceduto. Finché l’ordine resta conteso, la Yellow Line rimane dov’è.

Il percorso

Dal cessate il fuoco al rifiuto israeliano, fino al voto di fine ottobre.

  1. Ott 2025
    Sul terreno
    Entra in vigore la tregua: l’esercito israeliano si attesta dietro la Yellow Line
  2. 17 nov 2025
    ONU
    Il Consiglio di Sicurezza istituisce il Board of Peace con la risoluzione 2803 e ne affida la guida a Trump
  3. 17 lug 2026
    Israele
    La Knesset si scioglie: elezioni anticipate
  4. 30 lug 2026
    Board of PeaceHamas
    Il documento in 15 punti arriva sul tavolo; Hamas lo accetta e chiede ai mediatori di ottenere il sì israeliano
  5. 10 giorni
    Nessuna risposta di Israele
  6. 9 ago 2026
    Israele
    Netanyahu apre il consiglio dei ministri: «Israele respinge il documento in 15 punti»
  7. 27 ott 2026
    Voto
    Elezioni politiche israeliane
I 14 giorni previsti dal documentoMai iniziati

Il testo concede due settimane dall’approvazione di tutte le parti per fissare tempi e modalità di disarmo e ritiro, con ogni fase subordinata alla verifica della precedente. Il rifiuto israeliano impedisce al conto di partire; il Comitato Internazionale di Verifica può comunque prorogare il termine.

Il costo della tregua

Bilancio registrato a Gaza dall’annuncio del cessate il fuoco, a metà ottobre 2025.

OltrePersone uccise
1.250
AlmenoPersone ferite
4.120
OltreCorpi recuperati dalle macerie
800
Negli ultimi cinque giorni non si sono registrati raid né attività aerea: restano soltanto gli spari nelle aree adiacenti alla Yellow Line.
Fonte: Al Jazeera, 9 agosto 2026 · Tracciato della Yellow Line indicativo, elaborato su mappe IDF e analisi Gisha e Sanad · Confini: Natural Earth Grafica di FocusAmerica

Le elezioni e il rischio di una nuova escalation

Il documento del Board of Peace ha diviso profondamente la maggioranza di destra che sostiene il governo. Il gabinetto di sicurezza israeliano aveva inizialmente approvato l'ingresso di alcune forze internazionali nella Striscia di Gaza senza conoscerne tutti i dettagli. Netanyahu cambia ora posizione a poco più di due mesi dalle elezioni, fissate per il 27 ottobre dopo lo scioglimento della Knesset del 17 luglio.

Secondo Nour Odeh, inviata di Al Jazeera da Betlemme, il premier ha di fatto azzerato il percorso, dicendo agli israeliani che nulla di quanto previsto dal piano avverrà finché resterà in carica. Le condizioni imposte, aggiunge Odeh, rischiano di creare seri problemi al Board of Peace e ai mediatori al lavoro da mesi.

A Gaza però il rifiuto non ha sorpreso nessuno, riferisce da Gaza City l'inviato di Al Jazeera Hani Mahmoud. A preoccupare è soprattutto l'incertezza che ne deriva, perché il piano avrebbe dovuto definire la sequenza dei passaggi successivi: il ritiro israeliano dalla cosiddetta Yellow Line, la linea di demarcazione dietro la quale l'esercito si è attestato con la tregua dell'ottobre 2025, così come il disarmo di Hamas e l'arrivo delle forze internazionali di stabilizzazione.

Senza una sequenza concordata non esiste una data per la fine delle ostilità. Da metà ottobre dello scorso anno, quando è stato annunciato il cessate il fuoco, sono state uccise più di 1.250 persone, mentre almeno 4.120 sono rimaste ferite e oltre 800 corpi sono stati recuperati dalle macerie. Negli ultimi cinque giorni però non si sono registrati raid, uccisioni mirate o attività aerea, fatta eccezione per gli spari nelle aree adiacenti alla Yellow Line. Sul terreno, tuttavia, il rifiuto di Netanyahu potrebbe essere ora interpretato come un via libera all'esercito israeliano per interrompere la pausa e riprendere gli attacchi militari.

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