Il presidente Donald Trump ha invitato Vladimir Putin al vertice del G20 in programma il 14 e 15 dicembre al Trump National Doral, il suo golf club nell’area di Miami. Lo ha annunciato mercoledì il Segretario di Stato Marco Rubio, parlando con i giornalisti a New York dopo un incontro con il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.
Se accettasse, sarebbe la prima partecipazione di persona di Vladimir Putin a un vertice del G20 dal 2019. Miami offrirebbe anche un’occasione per un meeting con Trump, ha detto Rubio.
I due presidenti si sono incontrati l’ultima volta nell’agosto 2025, in Alaska. Da allora, i tentativi di Trump di raggiungere un accordo per porre fine alla guerra in Ucraina non hanno prodotto i risultati sperati. "Pensiamo che sia un’occasione per Putin di confrontarsi non solo con il presidente, ma anche con altri leader mondiali", ha detto Rubio. Il Cremlino ha fatto sapere che esaminerà l’invito e prenderà una decisione attraverso i canali diplomatici.
Già ad aprile Washington aveva invitato la Russia al vertice: allora il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva lasciato aperta sia la possibilità che Putin andasse a Miami, sia quella che Mosca inviasse un altro rappresentante.
Le resistenze degli alleati
Secondo il New York Times, molti leader del G20 accolgono con sfavore la presenza di Putin. Il mese scorso, l’invito rivolto dall’Amministrazione Trump al Ministro delle Finanze russo Anton Siluanov per una riunione del G20 ad Asheville, in North Carolina, aveva suscitato le proteste dei Paesi europei.
Siluanov non era comparso nella tradizionale foto di gruppo. Il Ministto delle Finanze tedesco Lars Klingbeil aveva giudicato la sua presenza un segnale "preoccupante", alla luce dei continui attacchi russi contro l’Ucraina.
Dopo l’annessione della Crimea nel 2014, la Russia è stata esclusa dal G8, che tornò così a essere il G7. È rimasta invece nel G20, il forum che riunisce le maggiori economie avanzate ed emergenti. Putin ha però saltato gli ultimi vertici: inizialmente a causa della pandemia, poi dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. Nel 2021 è intervenuto in video al vertice di Roma, mentre nel 2023 ha partecipato, sempre a distanza, a una riunione successiva al vertice di Nuova Delhi.
Nello stesso anno, la Corte Penale Internazionale ha emesso nei suoi confronti un mandato d’arresto per la deportazione e il trasferimento illegali di bambini ucraini. Gli Stati Uniti però non hanno mai sottoscritto lo Statuto della Corte. Il G20 comprende numerosi Paesi alleati dell’Ucraina, ma anche altri che mantengono buoni rapporti con Mosca, tra cui Cina, India, Turchia e Sudafrica.
Il dialogo voluto da Trump
Trump si è più volte opposto all’isolamento internazionale di Putin e ha persino chiesto di riammettere la Russia nel G7. Rubio, quando era senatore, sosteneva invece una linea dura verso il presidente russo, che definiva un criminale di guerra inaffidabile come interlocutore. Da Segretario di Stato e Consigliere per la Sicurezza Nazionale oggi invece difende la scelta di Trump di mantenere aperto il dialogo.
Il giorno prima di incontrare Lavrov, Rubio aveva partecipato con Trump a un incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "In definitiva vogliamo tutti che questa guerra finisca", ha detto. A suo giudizio, i combattimenti potranno terminare solo con un accordo negoziato: "Prima lo raggiungeremo, meno cose saranno distrutte e meno persone moriranno da entrambe le parti. È questo che vuole il presidente".
Rubio ha prospettato anche nuovi incontri tra Trump e il leader cinese Xi Jinping: a novembre, al vertice dei leader dell’Asia-Pacifico a Shenzhen, e a dicembre, se Xi dovesse decidere di partecipare di persona al G20 di Miami.
