Il 17 giugno, mentre Stati Uniti e Iran firmavano una tregua temporanea, la Cina rivendicava il proprio ruolo di mediatrice. Il Ministero degli Esteri di Pechino affermava di aver compiuto decine di telefonate per favorire la pace e che il presidente Xi Jinping aveva avanzato personalmente proposte per fermare i combattimenti. Ma quello stesso giorno, secondo i registri doganali iraniani, un aereo proveniente dalla Cina è arrivato a Teheran con un carico destinato al Ministero della Difesa iraniano: componenti elettronici utilizzabili nella costruzione di droni e sistemi di guida per missili.
È uno degli episodi ricostruiti dal Wall Street Journal in un’inchiesta basata sui dati dei registri doganali iraniani. Secondo il quotidiano, dall’inizio dell’anno alla fine di giugno il Ministero della Difesa di Teheran ha ricevuto dalla Cina circa 1.300 spedizioni di materiali "a duplice uso", impiegabili cioè sia in ambito civile sia militare. Due giorni dopo l’arrivo dell’aereo sono giunte altre dieci spedizioni o più, contenenti componenti utilizzabili nei droni per un valore complessivo superiore a 6 milioni di dollari.
Xi si trova questa settimana a Washington per un vertice con il presidente Donald Trump. Tra i temi in programma figurano il commercio, la sicurezza dell’intelligenza artificiale e Taiwan. Il sostegno cinese all’Iran è però una delle questioni più difficili da affrontare. Nonostante le sanzioni americane, la Cina è ormai l’unico grande acquirente di petrolio iraniano e quest’anno ha garantito a Teheran entrate per miliardi di dollari. Secondo funzionari statunitensi e persone informate sulle transazioni citate dal Wall Street Journal, società di facciata cinesi riciclano i proventi delle vendite, mentre le banche regolano i pagamenti in yuan all’interno del sistema finanziario cinese, sottraendoli ai controlli di Washington.
Il ponte aereo tra Cina e Iran
Secondo funzionari americani, l’Iran avrebbe utilizzato immagini satellitari ottenute da soggetti cinesi per preparare l’attacco del 17 luglio contro la base aerea di Muwaffaq Salti, in Giordania, nel quale sono morti tre militari statunitensi. Un documento esaminato dal quotidiano statunitense, nonché persone informate dei fatti, indicano che aziende cinesi hanno fornito componenti chimici utilizzati per produrre il tipo di missili balistici impiegato nell’attacco.
Ufficialmente, Pechino afferma invece di rispettare le regole internazionali e respinge i "tentativi di diffamare la Cina associandola al conflitto". In passato ha sostenuto di controllare rigorosamente le esportazioni di materiali a duplice uso e ha definito le sanzioni unilaterali americane come contrarie al diritto internazionale.
Con la Marina statunitense che blocca il commercio marittimo iraniano, i voli dalla Cina sono diventati una via di rifornimento cruciale per i programmi iraniani di droni e missili balistici, secondo gli esperti di difesa interpellati dal quotidiano. I carichi arrivano all’aeroporto internazionale Imam Khomeini di Teheran e comprendono localizzatori GPS, motori elettrici e componenti di motori aeronautici, stando ai registri doganali forniti dalla banca dati commerciale ImportGenius. Molte registrazioni richiamano l’articolo 119 del regolamento doganale iraniano, che esenta dai dazi gli armamenti e le importazioni destinate alla difesa.
Dopo l’annuncio del blocco navale, ad aprile, Teheran ha aumentato i voli della Mahan Air. La compagnia iraniana è sottoposta a sanzioni statunitensi ma, secondo il Dipartimento del Tesoro americano, ha trasportato denaro contante, armi e personale per conto del regime. Stando ai dati di Flightradar24, i collegamenti dalla Cina a Teheran sono passati da quattro alla settimana all’inizio di marzo a circa 27 alla fine di aprile. Nella prima settimana di settembre, Mahan Air ha effettuato 39 voli dalla Cina all’Iran, circa il doppio rispetto al periodo precedente alla guerra. Diversi voli di settembre non erano più prenotabili sul sito della compagnia e sembrano essere stati destinati al solo trasporto merci.
Kate Koren, vicedirettrice del programma di economia del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, ha spiegato al Wall Street Journal che alcuni dei componenti offerti dai fornitori cinesi sono usati per costruire i famigerati droni Shahed, che hanno causato gravi danni alle basi americane.
Le sanzioni e il vertice con Xi
Dall’inizio della guerra, il 28 febbraio, Washington ha imposto centinaia di sanzioni legate all’Iran, colpendo anche aziende e persone in Cina. Le restrizioni al commercio hanno contribuito alla forte contrazione dell’economia iraniana. La Casa Bianca, però, si è mostrata riluttante ad aumentare ulteriormente la pressione su Pechino. Trump considera, infatti, prioritario migliorare i rapporti con Xi, soprattutto dopo che la guerra dei dazi dell’anno scorso ha mostrato quanto la Cina possa danneggiare l’economia americana, per esempio limitando l’accesso alle terre rare.
Secondo persone informate sulle discussioni, alla vigilia del vertice con il presidente cinesi il presidente ha ribadito ai collaboratori l’importanza di preservare quei rapporti. I funzionari dell’amministrazione hanno quindi minimizzato il sostegno cinese all’Iran. Le posizioni all’interno dell'Amministrazione Trump divergono. A luglio il Segretario alla Difesa Pete Hegseth disse al Congresso che Cina e Russia sostenevano l’Iran "a diversi livelli". Pochi giorni dopo Trump ha sostenuto invece che Xi gli aveva assicurato personalmente che la Cina non avrebbe fornito armi a Teheran. "Mi fido di loro", disse riferendosi a Xi e al presidente russo Vladimir Putin.
A fine agosto Trump e il Segretario al Tesoro Scott Bessent hanno avviato "Operation Economic Outcast", un programma volto a interrompere le fonti di sostegno economico al regime iraniano. Le nuove sanzioni hanno colpito una petroliera di proprietà cinese e una rete di aziende e persone cinesi, ma nessuna grande impresa del Paese. Quando gli è stato chiesto se l’Amministrazione avrebbe inasprito le misure contro banche e aziende cinesi, Bessent ha evitato di nominare la Cina: "Ogni Paese", ha detto, deve prepararsi ad affrontare le sanzioni americane. Nella settimana successiva al lancio del programma, secondo le stime della società di analisi Kpler, circa quattro milioni di barili di petrolio iraniano sono arrivati in Cina.
Venerdì scorso la senatrice democratica del Michigan Elissa Slotkin ha scritto a Trump che esistono "prove sempre più numerose" del fatto che aziende cinesi stiano aiutando l’Iran a colpire e uccidere militari americani, a mantenere attivi i programmi di droni e missili e a sostenere la sua economia. Nella lettera, condivisa con il Wall Street Journal, ha chiesto al presidente di mettere la questione al centro dei colloqui con Xi. Mercoledì il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto che al vertice ci sarà "una conversazione molto franca" questo argomento.
