L’Amministrazione Trump sta proponendo tre passi per ridurre l’intensità della guerra in Ucraina e riaprire il dialogo con la Russia: una tregua negli attacchi alle infrastrutture energetiche, il ripristino del corridoio del grano nel Mar Nero e un incontro trilaterale fra Stati Uniti, Ucraina e Russia, forse ad Abu Dhabi. Lo ha raccontato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista ad Axios, rilasciata mercoledì a New York durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
"Sul tavolo ora c’è una proposta: la tregua energetica. Noi siamo pronti", ha detto Zelensky. L’idea, avanzata da Washington, prevede che Ucraina e Russia interrompano reciprocamente gli attacchi agli impianti energetici. Trump vuole soprattutto fermare i bombardamenti ucraini contro le raffinerie russe, mentre valuta anche un blocco delle esportazioni americane di diesel.
Ma il rapporto fra quegli attacchi e il prezzo del carburante è più complesso di quanto sostiene Trump. I raid hanno indubbiamente ridotto la produzione russa e contribuito alla contrazione dell’offerta mondiale di diesel. Sui prezzi pesano però soprattutto le interruzioni delle forniture dal Medio Oriente, legate alla guerra con l’Iran. Non si può quindi attribuire agli attacchi ucraini l’intero aumento. Zelensky ha nondimeno riferito che i funzionari americani gli hanno richiamato l’attenzione sull’effetto dei raid sui prezzi dell’energia. Prima di incontrarlo, Trump li aveva definiti un duro colpo per Mosca, aggiungendo che incidono anche sul prezzo del diesel.
I due presidenti si sono parlati martedì a margine dell’Assemblea Generale. Nello stesso giorno, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato la delegazione negoziale ucraina e i Consiglieri per la Sicurezza Nazionale di Francia, Regno Unito e Germania. Secondo Zelensky, Trump si è mostrato "molto positivo" sulla possibilità di progressi nei negoziati e gli ha detto: "Ci proveremo". Il presidente ucraino gli ha risposto che sperava riuscisse nell’intento.
L’ipotesi di un vertice a tre
L’ultimo incontro fra rappresentanti di Stati Uniti, Ucraina e Russia risale a febbraio, prima della guerra con l’Iran. Da allora però i negoziati si sono del tutto arenati. Zelensky ha detto a Trump di preferire un vertice a tre dal quale possa scaturire, come primo risultato concreto, una tregua energetica. Washington ha invece proposto di cominciare con un incontro fra delegazioni tecniche, indicando Abu Dhabi come possibile sede. "Siamo aperti a qualsiasi Paese, a qualsiasi formato", ha risposto il presidente ucraino.
Zelensky ha suggerito anche di sfruttare il G20 di Miami, in programma il 14 e 15 dicembre, per riunire i tre presidenti. Mercoledì, dopo aver incontrato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che Trump ha invitato Vladimir Putin al vertice.
L’attuale iniziativa diplomatica è cominciata circa un mese fa con una visita a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe. Il 5 settembre Witkoff e Kushner hanno incontrato Putin al Cremlino per tre ore; il giorno seguente sono andati a Kyiv, per la prima volta dall’inizio di questi negoziati. Dopo il loro rientro, Trump ha avuto una lunga telefonata con Putin. Zelensky ha raccontato che i due inviati erano ottimisti: "Mi hanno detto: ‘Pensiamo che Putin sia pronto’. Io ho risposto: ‘Guardate, non ne sono per niente sicuro’". Secondo il presidente ucraino, Witkoff e Kushner gli hanno replicato che un’intesa era vicina.
Lo scetticismo di Kyiv
Zelensky continua però a dubitare delle intenzioni di Putin e teme che possa trovare solo pretesti per evitare un incontro fra i leader. Ed in effetti mercoledì il Cremlino ha dichiarato nuovamente che non ci sono le condizioni per riprendere i colloqui di pace né, al momento, prospettive per incontri ad alto livello. Pochi minuti prima dell’intervista, la Russia aveva lanciato diversi missili balistici verso Kyiv. Zelensky ha ricevuto aggiornamenti sugli attacchi mentre parlava con Axios.
Intanto, a New York, un corrispondente della VGTRK, la radiotelevisione di Stato russa, ha raggiunto Zelensky per strada e gli ha chiesto più volte, in russo, quando sarebbe andato a Mosca. Il Cremlino pone, infatti, una visita del presidente ucraino nella capitale russa come condizione per un incontro con Putin. Secondo Meduza, Zelensky ha inizialmente ignorato la domanda, poi ha risposto ironicamente: "Arriverò presto su un missile". Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha commentato che, per quanto ne sa, Zelensky non ha mai rifiutato apertamente di andare a Mosca. Ha inoltre ribadito la posizione russa: Mosca si dice aperta a un processo di pace, ma sostiene che l’obiettivo debba essere un accordo definitivo anziché un cessate il fuoco temporaneo.
Zelensky ha discusso della tregua e del corridoio del grano anche con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e con rappresentanti di India, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, che mantengono contatti con Mosca. Secondo funzionari ucraini, alcuni aspetti della proposta dovranno essere definiti nelle prossime due settimane, prima che gli americani la sottopongano alla Russia.
