Il repubblicano Mike Rogers ha chiesto al democratico Abdul El-Sayed se sia "per l'America o per questi gruppi terroristici all'estero". El-Sayed, che sarebbe il primo senatore musulmano degli Stati Uniti, gli ha risposto che mettere in dubbio la sua fedeltà alla Costituzione è "vergognoso". È stato lo scambio più duro del secondo e ultimo dibattito per il Senato in Michigan, che si è tenuto mercoledì sera nell'area di Detroit a meno di due settimane dal voto del 3 novembre.
Il confronto è stato comunque meno aggressivo del primo, che l'8 ottobre era degenerato in insulti personali al punto che i due avevano continuato a litigare anche durante la pausa pubblicitaria. El-Sayed ha cercato di legare il rivale al presidente Donald Trump in quasi ogni risposta, Rogers ha descritto l'avversario come un progressista troppo estremo per il Michigan e di cui non ci si può fidare. Il seggio è libero perché il senatore democratico Gary Peters non si ricandida, i sondaggi danno i due candidati alla pari e il risultato potrebbe decidere chi avrà la maggioranza al Senato. Sabato l'ex presidente Barack Obama terrà un comizio a Detroit, domenica toccherà al presidente.
Da settimane Rogers sostiene che El-Sayed e la sua famiglia abbiano legami con i Fratelli Musulmani, il movimento islamista fondato in Egitto quasi un secolo fa. La stessa accusa l'ha rilanciata il presidente, che ha definito falsamente El-Sayed un "jihadista", e nei giorni scorsi è emerso che la direttrice di CBS News, Bari Weiss, avrebbe chiesto alla sua squadra investigativa di cercare collegamenti tra il candidato e l'organizzazione. El-Sayed ha sempre negato qualsiasi legame.
Mercoledì Rogers ha sostenuto che El-Sayed è al soldo dei Fratelli Musulmani e che tra i suoi donatori ci sono persone che sostengono Hamas e Hezbollah. Lo ha anche accusato di aver chiesto al leader dei Fratelli Musulmani in Egitto di tagliare i fondi alla polizia "anche lì". Il riferimento è a una lettera aperta che El-Sayed aveva firmato nel 2012 e che chiedeva a Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani appena eletto presidente, di "epurare" i dirigenti della polizia rimasti fedeli al precedente regime autoritario. Nel primo dibattito Rogers aveva chiamato in causa anche la madre di El-Sayed, Fatten Elkomy, per il suo lavoro in un ente di beneficenza poi chiuso dal governo americano perché accusato di sostenere gruppi terroristici. Elkomy non è mai stata accusata di alcun illecito e questa volta Rogers non l'ha nominata.
El-Sayed ha risposto che il rivale "continua a sollevare questa storia di un legame con un'organizzazione di cui non ho mai fatto parte, per via di mia madre, che fa l'infermiera in Missouri". Quando Rogers ha provato a interromperlo, gli ha puntato il dito contro: "Sto parlando". Poi ha proseguito: "Mettere in dubbio il mio impegno verso la Costituzione è davvero al di sotto di te. Sono orgoglioso di essere americano. Sono orgoglioso della nostra Costituzione, che garantisce a tutti noi il diritto di pregare come scegliamo di pregare". Rogers ha replicato che El-Sayed vuole farne una storia in cui è lui la vittima, mentre "qui si parla di un'ideologia".
Rogers ha accusato più volte El-Sayed di ingannare gli elettori, dai legami con i Fratelli Musulmani al suo passato da medico fino alle smentite di voler tagliare i fondi alla polizia. Lo ha descritto come "allineato" ai Democratic Socialists of America, un'organizzazione socialista. El-Sayed si definisce un capitalista e non è iscritto ai DSA, ma è sostenuto da diversi loro esponenti, tra cui la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, che la settimana scorsa ha fatto campagna con lui e ha stanziato un milione di dollari per farlo eleggere.
Nella dichiarazione finale Rogers si è rivolto a chi alle primarie di agosto aveva votato per la deputata moderata Haley Stevens, battuta da El-Sayed, e ora lo trova "troppo estremo": "Avete una casa da noi". L'appello era rivolto soprattutto agli elettori ebrei, tra i quali da mesi c'è rabbia per l'opposizione di El-Sayed a Israele, e agli elettori neri, che contano molto di più: sono circa il 12 per cento dell'elettorato del Michigan, contro meno del 2 per cento degli ebrei. Rogers ha detto che la sua campagna sta andando "bene con gli afroamericani" di Detroit, Pontiac e Flint. El-Sayed punta invece a compensare le perdite tra i moderati dei sobborghi di Detroit con le zone rurali che negli anni di Trump si sono spostate a destra. Nel dibattito ha ricordato le folle incontrate nella penisola settentrionale del Michigan, una zona conservatrice: 500 persone a Iron Mountain, 600 a Escanaba e 1.300 a Marquette.
Sul costo della vita El-Sayed ha attribuito l'aumento dei prezzi della benzina e della spesa alla guerra con l'Iran e ha chiesto una risoluzione sui poteri di guerra, cioè un voto del Congresso che obblighi il presidente a fermare le operazioni militari non autorizzate. Per tutta la serata ha invitato i sostenitori a giocare a casa al "MAGA bingo", una cartella da riempire ogni volta che Rogers usava una parola d'ordine del movimento del presidente. Rogers ha risposto che il gioco dovrebbe essere contare "quante volte riesce a mettere la parola Trump in ogni risposta". El-Sayed ha replicato: "Sì, darò la colpa a Donald Trump, perché questa è l'economia di Donald Trump e ci stiamo vivendo dentro".
Rogers nelle ultime settimane ha provato a smarcarsi dal presidente. Sulla guerra ha fatto uno spot in cui chiede di chiuderla, ma quando la settimana scorsa NBC News gli ha chiesto se Trump avesse sbagliato a cominciarla ha risposto: "Non credo". Sui dazi è tornato sulla linea che aveva preso all'inizio del mese: alcuni hanno avuto effetti "positivi" perché riportano lavoro dal Messico e dalla Cina, ma "forse questi dazi sul Canada non sono stati ben pensati", visto lo stretto legame tra le industrie dell'auto dei due paesi. Ha anche ammesso che in Michigan la gente "soffre", lontano dalla "età dell'oro" di cui parla il presidente, ma ha sostenuto che un Senato democratico porterebbe più tasse e costi più alti. "Se una cosa è buona per il Michigan sarò a favore, se è cattiva sarò contro", ha promesso. El-Sayed ha ironizzato sull'idea che un senatore eletto con l'aiuto di Trump possa poi opporsi a lui, visto quanti repubblicani lo fanno oggi: "Non vedo come possa succedere".
Sull'intelligenza artificiale Rogers ha detto di sostenere un'esenzione dalle norme sulla concorrenza per le aziende che sviluppano i modelli più avanzati, limitata al coordinamento sulla sicurezza, e si è detto possibilista su un kill switch, un interruttore per spegnere i programmi che diventano pericolosi. El-Sayed vuole una pausa nella ricerca più avanzata e membri nominati democraticamente nei consigli di amministrazione delle aziende del settore. Ha ricordato che "persino gli amministratori delegati di queste aziende pensano che potrebbero prendersi il 50 per cento dei lavori impiegatizi nei prossimi cinque-dieci anni". Nel giro finale di domande secche El-Sayed si è detto favorevole ad aumentare il numero dei giudici della Corte Suprema, "ma in modo equo". Sui controlli universali dei precedenti di chi compra un'arma Rogers ha risposto "dipende" e, quando gli hanno fatto notare che bisognava rispondere sì o no, ha detto di essere "a metà".
La stessa sera si è tenuto anche il dibattito per il Senato in Kansas, dove il pastore democratico Adam Hamilton sfida il senatore repubblicano Roger Marshall in uno stato che Trump aveva vinto di 16 punti. Al contrario di Rogers, Marshall si è tenuto stretto il presidente: ha detto che i suoi "dazi funzionano" e ha chiesto agli elettori di Trump di andare a votare "se volete che l'agenda di Trump continui". Il nome più citato è stato però quello di Chuck Schumer, il leader dei democratici al Senato, di cui secondo Marshall Hamilton sosterrebbe l'agenda. Hamilton ha risposto che non lo voterebbe come leader della maggioranza, ha definito "un disastro" le politiche sul confine di Joe Biden e ha detto di non sostenere Medicare for All, la proposta di un'assicurazione sanitaria pubblica per tutti.
