Il repubblicano Mike Rogers ha insinuato che qualcuno nella famiglia del democratico Abdul El-Sayed potrebbe essere nella lista dei sospetti terroristi. È stato il momento più duro del primo dibattito televisivo per il seggio del Michigan al Senato, un'ora di confronto giovedì sera a Grand Rapids in cui i due candidati si sono scambiati insulti quasi a ogni risposta e hanno parlato di politica solo a tratti.
La corsa è una delle più seguite delle midterm e una delle più costose del paese. Il seggio è libero perché il senatore democratico Gary Peters non si ricandida e il risultato potrebbe decidere quale partito controllerà il Senato. Da inizio settembre i sondaggi danno i due candidati quasi alla pari, con El-Sayed davanti di un margine che resta dentro o appena fuori l'errore statistico. Il secondo e ultimo dibattito è in programma il 21 ottobre a Detroit.
El-Sayed è un medico di origine egiziana, ha studiato alla Columbia University con una borsa Rhodes e ha lavorato nella sanità pubblica dell'area di Detroit. Se eletto sarebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti. Ha vinto la nomination dopo una primaria molto aspra contro la deputata Haley Stevens, in cui si è scontrato con l'ala moderata del partito per il sostegno alla sanità pubblica universale e la contrarietà agli aiuti militari a Israele. Rogers è un ex deputato ed ex agente dell'FBI, la polizia federale americana: ha ottenuto la nomination repubblicana quasi senza avversari dopo l'appoggio del presidente Trump e due anni fa aveva perso contro la democratica Elissa Slotkin.
Lo scambio sul terrorismo è nato da una domanda sulle telecamere di sorveglianza della società Flock Safety. El-Sayed vuole che sia il governo federale a regolarle, Rogers preferisce lasciare la decisione alle amministrazioni locali e ha detto che servono a individuare i sospetti terroristi. "Perché dovrebbe darti fastidio? Beh, se hai qualcuno in famiglia che potrebbe essere nella lista dei sorvegliati...", ha detto. El-Sayed ha risposto: "Dillo e basta. Ci giri intorno da tutta la sera".
Poco dopo Rogers ha tirato in ballo la madre di El-Sayed, ricordando che aveva lavorato per la Islamic American Relief Agency, un'organizzazione non profit che nel 2004 il dipartimento del Tesoro ha classificato come sostenitrice del terrorismo. "Te la prendi con mia madre?", ha chiesto El-Sayed, che in realtà è cresciuto in Michigan con il padre e la matrigna. Rogers ha detto di avercela con l'organizzazione e ha aggiunto che sua madre lavorava in una piccola camera di commercio. Nel corso del dibattito il repubblicano ha accusato El-Sayed di non essere un vero medico, di aver mentito sulla sua cittadinanza e di ricevere soldi da sostenitori di Hamas, Hezbollah e Al Qaeda. El-Sayed respinge tutte queste accuse.
Rogers ha definito El-Sayed un "truffatore" e un "chatbot di intelligenza artificiale difettoso" che dice qualsiasi cosa pur di vincere. El-Sayed ha chiamato il rivale "debole", "codardo" e "burattino del governo Trump", ricordando i suoi "due yacht" e la villa sul mare che possiede in Florida. Rogers ha replicato citando un immobile in affitto della moglie di El-Sayed negli Emirati Arabi Uniti. "Almeno la Florida è negli Stati Uniti", ha detto il repubblicano. "Non è in Michigan, amico mio", ha risposto il democratico. Il moderatore Rick Albin, giornalista dell'emittente locale WOOD-TV, ha raccontato che i due hanno continuato a litigare anche durante l'unica pausa pubblicitaria: "In trent'anni di dibattiti non l'avevo mai visto succedere".
Su Israele nessuno dei due ha risposto in modo diretto. Rogers, sostenitore convinto del governo israeliano, ha prima definito "piuttosto ipotetica" la domanda su cosa potrebbe fargli ritirare il sostegno agli aiuti militari, poi ha detto che Israele lo perderebbe solo "se parlasse di usare armi nucleari". El-Sayed, che considera la guerra a Gaza un genocidio, ha rifiutato di dire se sia più pericoloso l'Iran o Israele, chiamandola "un'ipotesi ridicola". Incalzato, ha detto che entrambi "si sono dimostrati pericolosi a modo loro" e che Israele ha trascinato gli Stati Uniti nella guerra con l'Iran. Rogers lo ha accusato di non aver ricordato il terzo anniversario dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. "L'ho condannato. Non l'ho trasformato in teatro politico come hai appena fatto tu", ha risposto El-Sayed.
Sulla guerra con l'Iran Rogers ha detto che "sarebbe il momento di chiuderla", perché il programma nucleare e le forze armate iraniane sono state indebolite. El-Sayed l'ha definita "una guerra stupida", ha accusato Rogers di averla sostenuta fin dall'inizio e ha detto che il repubblicano ha "una linea diretta con il presidente" ma non la usa per farla finire.
Trump ha vinto due volte in Michigan, ma la sua popolarità è calata mentre la guerra con l'Iran e i dazi hanno fatto salire il costo della vita. Lo Stato è stato colpito in particolare dai dazi del 50% su 20 miliardi di dollari di merci canadesi. Questa settimana Rogers ha cambiato posizione con uno spot in cui, seduto al bancone di un bar con una birra canadese in mano, dice che "il Canada non è nostro nemico" e che bisogna chiudere subito la guerra commerciale. A settembre aveva difeso i dazi del presidente. Nel dibattito ha detto di aver telefonato al segretario al Commercio Howard Lutnick per chiudere un accordo. El-Sayed ha risposto che il cambio di linea dipende dai sondaggi in calo e lo ha preso in giro: "Beve una Labatt e parla dei Red Wings facendo finta di non essere stato a favore per tutto il tempo".
Rogers ha preso le distanze dal presidente anche sull'immigrazione, definendo "probabilmente non appropriate" le operazioni dell'ICE, l'agenzia federale che si occupa di immigrazione, a Minneapolis, dove gli agenti federali hanno ucciso due manifestanti. "Non sono state appropriate di sicuro. Hanno ucciso due persone", ha replicato El-Sayed, che vuole abolire l'ICE ma ha detto che un immigrato irregolare che commette un reato violento va espulso, senza "violare l'intera Costituzione". Dopo il dibattito Rogers ha detto che accoglierebbe volentieri il presidente se venisse a fare campagna per lui in Michigan.
El-Sayed vuole una sanità pubblica "dalla culla alla tomba", più tasse sui miliardari per ridurre il debito federale, limiti ai fondi d'investimento che comprano case unifamiliari e la fine degli aiuti agli eserciti stranieri. "Non credo sia importante che un miliardario guadagni il secondo miliardo. Credo sia più importante che una persona normale arrivi ai primi 100.000 dollari", ha detto. Rogers ha risposto che "non possiamo permetterci Abdul" e ha proposto un tetto al prezzo della benzina, un credito per aiutare gli agricoltori con il costo del gasolio e meno burocrazia per costruire case. Ha anche attaccato il sistema sanitario pubblico Medicare for All, sostenuto dal rivale, dicendo che toglierebbe agli americani l'assicurazione privata. Quando El-Sayed ha detto che chi vuole tenerla può farlo, Rogers ha commentato che per lui era "una notizia". Entrambi si sono detti favorevoli a sospendere le tasse sulla benzina.
Sull'intelligenza artificiale Rogers ha sostenuto una pausa temporanea nella costruzione dei data center e vuole che siano le comunità locali a decidere se ospitarli, ma è scettico sulle regole federali. El-Sayed non sostiene la moratoria ma vuole limiti federali stringenti. Ha anche difeso la proposta di far nominare dal settore pubblico o eleggere democraticamente più della metà dei consiglieri di amministrazione delle principali aziende di IA. "Se le aziende e i loro amministratori delegati hanno ragione e l'IA si prenderà quasi il 50% dei lavori impiegatizi, è importante che il pubblico abbia un ruolo reale", ha detto.
Rogers si rivolge apertamente agli elettori democratici preoccupati per i rapporti con Israele e agli elettori neri di Detroit, che di solito sono la base dei democratici. Dopo il dibattito ha detto che il cartello più richiesto della sua campagna è quello con la scritta "Democratici per Mike Rogers". El-Sayed fa campagna nelle zone rurali vicine a Trump, va spesso su Fox News e insiste sul prezzo della benzina e della spesa. Ha detto che il partito è unito e ha ricordato che Barack Obama verrà a sostenerlo entro fine mese e che ha già fatto campagna con la governatrice Gretchen Whitmer, sua ex rivale, e con Slotkin.
La stessa sera si sono tenuti i dibattiti per altre due sfide decisive per il Senato. In Georgia il senatore democratico Jon Ossoff ha accusato il repubblicano Mike Collins di essere troppo legato al presidente e lo ha attaccato sui dazi. In Maine la senatrice repubblicana Susan Collins, che sta cercando di non farsi trascinare giù dall'impopolarità di Trump, ha chiesto le scuse al democratico Troy Jackson, che l'aveva accusata senza prove di guadagnare con il marito dalla guerra con l'Iran.
