Luigi Mangione si è dichiarato colpevole venerdì di due capi d'accusa federali per stalking con esito letale, ammettendo in aula di aver ucciso a colpi d'arma da fuoco Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, su un marciapiede di New York. Il 28enne ha compiuto la mossa a meno di un mese dall'inizio di un secondo processo per omicidio davanti alla giustizia statale. Subito dopo la confessione, i suoi legali hanno però depositato una memoria nella quale sostengono che quel procedimento non possa più celebrarsi, perché equivarrebbe a giudicarlo una seconda volta per la stessa condotta.
In cambio della dichiarazione di colpevolezza, Mangione non ha ottenuto né uno sconto di pena né un accordo con l'accusa. Del resto, non c'era più una condanna a morte da evitare: a gennaio un giudice federale aveva annullato due capi d'imputazione, fra cui quello per omicidio commesso con un'arma da fuoco, l'unico che avrebbe consentito di infliggergli la pena capitale. Il Dipartimento di Giustizia aveva poi rinunciato a impugnare la decisione. La sentenza federale sarà pronunciata il 18 dicembre e l'accusa chiederà l'ergastolo.
Mangione ammette l’omicidio per fermare il secondo processo
Si è dichiarato colpevole davanti alla corte federale di aver ucciso l’amministratore delegato di UnitedHealthcare. Poche ore dopo i suoi legali hanno chiesto di cancellare il processo dello Stato di New York: sarebbe un secondo giudizio per lo stesso omicidio.
In cambio della confessione Mangione non ha ottenuto nessuno sconto di pena e nessun accordo con l’accusa.
Due procedimenti, un solo colpo di pistola
Dall’arresto in poi il governo federale e lo Stato di New York procedono in parallelo. Ogni tappa corre sul suo binario.
Stesso fatto, due nomi diversi
La difesa sostiene che le due accuse puniscano la stessa condotta. La procura di Manhattan risponde che sono reati distinti.
«Non c’è alcun dubbio che i procuratori statali e quelli federali abbiano contestato lo stesso identico omicidio».
Dalla memoria depositata dai legali di Mangione
La giurisprudenza non indica una direzione sola
Governo federale e singoli Stati sono entità sovrane distinte: in linea di principio possono processare la stessa persona per lo stesso fatto. I casi già decisi, però, vanno in due direzioni opposte. Tocca una scheda per aprirla.
Se il processo di New York cade e il 18 dicembre la giudice federale infligge meno dell’ergastolo, si allontana la prospettiva che Mangione resti in carcere per il resto della vita.
La difesa invoca il divieto di doppio giudizio
Negli Stati Uniti il governo federale e i singoli Stati costituiscono entità sovrane distinte, ciascuna delle quali può avviare un proprio procedimento giudiziario. In linea di principio, quindi, una persona può essere processata due volte per lo stesso fatto senza che venga violato il divieto costituzionale di doppio giudizio. La difesa sostiene però che, nel caso di Mangione, questa separazione sia esistita soltanto formalmente: la procura di Manhattan e il Dipartimento di Giustizia avrebbero coordinato le due incriminazioni per aumentare le probabilità di condanna e ottenere una pena più severa.
"Dal giorno del suo arresto, il 9 dicembre 2024, Luigi Mangione è stato una pedina in procedimenti paralleli portati avanti dalla procura della contea di New York e dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti", hanno scritto gli avvocati, secondo i quali questa collaborazione avrebbe violato il diritto dell'imputato a un giusto processo. I legali richiamano anche la legge dello Stato di New York, che vieta di perseguire una persona per due reati "basati sullo stesso atto o sulla stessa vicenda criminale".
I precedenti, tuttavia, non indicano una direzione univoca. Nel dicembre 2019 il giudice Maxwell Wiley annullò il procedimento statale contro Paul Manafort, ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump, accusato di frode ipotecaria e altri reati per aver presentato documenti falsi alle banche e ottenuto prestiti per oltre 20 milioni di dollari. Il suo avvocato, l'attuale Procuratore Generale degli Stati Uniti Todd Blanche, sostenne che la condotta contestata nei sedici capi d'accusa statali coincidesse con quella per cui Manafort era già stato condannato in sede federale per frode bancaria, e il giudice gli diede ragione.
Esistono però anche decisioni di segno opposto. Derek Chauvin, l'agente di polizia di Minneapolis coinvolto nella morte di George Floyd, si dichiarò colpevole in sede federale di averne violato i diritti civili e fu comunque condannato per omicidio da un tribunale statale. Nel 1998, inoltre, la più alta corte dello Stato di New York ritenne legittimo il doppio procedimento contro tre uomini che cinque anni prima avevano rapinato la Marine Midland Bank di Pearl River, stabilendo che i reati federali comprendessero elementi assenti nelle imputazioni statali.
Manhattan vuole celebrare comunque il processo
Davanti alla giustizia statale Mangione deve rispondere di omicidio di secondo grado e di diversi reati legati alle armi, mentre in sede federale ha ammesso solo di aver commesso stalking con esito letale. "Non c'è alcun dubbio che i procuratori statali e quelli federali abbiano contestato lo stesso identico omicidio", affermano i suoi legali. La procura di Manhattan sosterrà con ogni probabilità che le imputazioni statali siano sufficientemente diverse da quelle federali e che il processo possa quindi celebrarsi.
Secondo Mark Zauderer, avvocato newyorchese estraneo al caso, la tesi della difesa potrebbe però essere difficile da sostenere: "È chiaro che tanto le norme federali quanto quelle statali, pur essendo diverse, sono state concepite per punire lo stesso fatto: l'uccisione di una persona", ha affermato al Wall Street Journal. L'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan ha dichiarato comunque di essere pronto a discutere le mozioni della difesa, in attesa della sentenza federale.
Un portavoce ha ribadito che il procuratore Alvin Bragg "resta impegnato a ottenere giustizia per Thompson e la sua famiglia". La procura teme infatti che il 18 dicembre il giudice federale possa condannare Mangione a una pena inferiore all'ergastolo richiesto dall'accusa. Se nel frattempo il processo statale di New York venisse cancellato, diminuirebbero quindi le probabilità che Mangione trascorra il resto della vita in carcere.
