Un video diffuso in Iran spiega ai sostenitori del regime come uccidere Melania Trump, riferisce il New York Post. Il filmato, intitolato "How to Kill Melania Trump", mostra la moglie del presidente Donald Trump nel corteo presidenziale e in alcuni luoghi di New York City, con le insegne dei negozi di moda dove fa acquisti cerchiate in rosso sullo schermo. Quelle uscite, sostiene il video, sarebbero "adatte a operazioni dei combattenti per la libertà di tutto il mondo". Per colpirla, il filmato suggerisce di avvelenare con un agente nervino i capi che potrebbe comprare. In chiusura compare anche il figlio Barron, vent'anni: "Questo è solo l'inizio. Barron Trump, aspettaci".
Melania e Barron Trump hanno entrambi una scorta permanente del Secret Service, l'agenzia federale che protegge il presidente e i suoi familiari. Tutte le residenze di famiglia sono sorvegliate da dispositivi di sicurezza pesanti: la Casa Bianca, la Trump Tower di New York, il golf club di Bedminster e la tenuta di Mar-a-Lago in Florida. La First Lady si è comunque vista poco in pubblico questo mese e ha saltato anche la cena dell'associazione dei corrispondenti alla Casa Bianca, per un "conflitto di agenda" riferito al New York Post da una persona a lei vicina.
Quella cena si è tenuta venerdì sera al Waldorf Astoria e sostituiva l'edizione di aprile, interrotta dall'irruzione di un uomo armato in quello che è stato ricostruito come l'ennesimo tentativo di assassinio del presidente. Oltre a lei mancavano anche il vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio. A Teheran, la settimana scorsa, erano già comparsi manifesti che chiedevano la morte del presidente e di tutti i suoi familiari, Melania insieme a Don Jr, Ivanka, Eric, Tiffany e Barron, sotto la scritta "sangue per sangue".
Trump ha riconosciuto apertamente di essere il bersaglio numero uno del regime dopo l'operazione americano-israeliana che ha ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e altri dirigenti iraniani. Il New York Times ha scritto che all'inizio del mese, in partenza dalla Turchia dove partecipava a un vertice della NATO, il presidente ha dovuto rinunciare al nuovo Air Force One donato dal Qatar e rientrare sul vecchio, proprio per le minacce iraniane. "Sono sulla loro lista da molto tempo. È questo che abbiamo di fronte", ha detto Trump al New York Post, aggiungendo di aver "lasciato istruzioni" perché, se dovesse accadergli qualcosa, l'Iran venga bombardato "a livelli mai visti prima".
Il presidente ferma i raid e apre alla trattativa su Hormuz
Tuttavia venerdì, dopo tredici notti consecutive di attacchi, Trump ha ordinato ai militari di non colpire obiettivi iraniani lungo la costa meridionale del paese e nell'area dello Stretto di Hormuz, la prima interruzione in due settimane. Lo stop ha retto anche sabato e domenica, mentre Teheran ha smesso a sua volta di colpire. La decisione è arrivata al termine di una riunione con i consiglieri e i vertici militari, che gli avevano presentato un nuovo piano di attacco per quella stessa giornata: fino a pochi giorni prima era orientato a riprendere le operazioni su larga scala, poi aveva cominciato a cambiare idea la sera di giovedì.
"Tutti quelli che trattano con l'Iran mi hanno chiesto: non attaccare", ha raccontato ad Axios, spiegando di aver ceduto alla richiesta dei mediatori e degli altri Paesi della regione. "Niente di guadagnato, niente di perso", ha aggiunto ricordando che dopo lo stop il prezzo del petrolio è sceso e le borse sono salite.
Il nuovo negoziato punta a riaprire lo Stretto di Hormuz e a far ripartire la trattativa su un accordo nucleare che sostituisca quello sottoscritto nel 2015 e poi abbandonato dallo stesso Trump nel corso del suo primo mandato. Si svolge soprattutto tra Iran e Oman, con la partecipazione attiva di Qatar, Pakistan ed Egitto e degli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. La posta in gioco immediata è il traffico che passa dallo Stretto: al 23 luglio i transiti erano calati di circa il 70%, da una media di 45 navi al giorno nel periodo di tregua a 13.
Trump ferma i raid, ma Hormuz resta uno stretto vuoto
Dopo tredici notti di attacchi, la Casa Bianca sospende le operazioni e apre al negoziato sul passaggio delle navi. Intanto il traffico nello stretto più strategico del mondo è crollato del 70%.
I numeri
Il traffico nello Stretto di Hormuz
di Hormuz
del conflittotransiti
Durante la tregua
45
Oggi
13
navi al giorno in transito, in media, nel periodo di tregua
navi al giorno al 23 luglio, dopo la ripresa degli attacchi
La sequenza
Due settimane di raid, poi lo stop
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11 – 23 luglio
Tredici notti consecutive di attacchi americani su obiettivi iraniani. I vertici militari preparano un nuovo piano di attacco su larga scala.
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Giovedì 23
Il presidente comincia a cambiare idea: i mediatori e i Paesi della regione gli chiedono di non attaccare.
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Venerdì 24
Ordine di non colpire la costa meridionale dell’Iran e l’area dello stretto: è la prima interruzione in due settimane. Il petrolio scende, le borse salgono.
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Sabato e domenica
Lo stop regge: anche Teheran smette di colpire, mentre i colloqui con Oman e mediatori vanno avanti.
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Lunedì 27
Giro di telefonate del ministro degli Esteri omanita al-Busaidi con Iran, Qatar, Arabia Saudita, Kuwait ed Egitto: si cercano «intese pratiche, eque e sostenibili» sulla navigazione.
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Oggi, 28 luglio
Netanyahu alla Casa Bianca, con nuova intelligence sul sito nucleare di Pickaxe Mountain e sulla reale disponibilità iraniana a trattare.
«O si fa in fretta, oppure non se ne fa nulla»
Donald Trump ad Axios, sui tempi concessi al negoziato con l’Iran
Il negoziato
Chi paga il passaggio: le due ipotesi sul tavolo
La posizione iraniana
Pagamenti obbligatori
Teheran considera dovute le somme versate per attraversare lo stretto: di fatto, un pedaggio.
Oman e mediatori
Tariffe volontarie per servizi
Si paga il servizio reso, non il transito — oppure un fondo comune con la partecipazione dell’Organizzazione Marittima Internazionale. Muscat smentisce di volere un pedaggio.
Il modello è lo Stretto di Malacca: Malesia, Indonesia e Singapore fanno pagare singole prestazioni alle navi, non un pedaggio di transito.
Chi siede al tavolo
La sicurezza
Le minacce di Teheran alla famiglia Trump
Dopo l’operazione americano-israeliana che ha ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei, la propaganda del regime ha messo nel mirino l’intera famiglia del presidente.
Video d’istigazione
Diffuso in Iran contro Melania Trump, con una minaccia finale al figlio Barron: «questo è solo l’inizio».
Manifesti a Teheran
Chiedono la morte del presidente e dei familiari, sotto la scritta «sangue per sangue».
La lista del regime
Trump si dice il bersaglio numero uno: «Sono sulla loro lista da molto tempo».
I sei familiari indicati nei manifesti
Al rientro dal vertice Nato in Turchia, Trump ha rinunciato al nuovo Air Force One donato dal Qatar, proprio per le minacce iraniane.
Fonte: Kpler (transiti al 23 luglio 2026); Axios; New York Post; New York Times. Dati al 28 luglio 2026.
Iran e Oman vogliono farsi pagare il passaggio delle navi
Fonti regionali riferiscono che i colloqui hanno fatto passi avanti ma che nessuna intesa è stata ancora raggiunta. Lunedì il Ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi ha sentito al telefono i colleghi di Iran, Qatar, Arabia Saudita, Kuwait ed Egitto. In una nota ha spiegato che le conversazioni hanno riguardato "le modalità per migliorare le prospettive di intese pratiche, eque e sostenibili per la navigazione marittima" attraverso lo stretto.
Una delle ipotesi sul tavolo permetterebbe a Iran, Oman e altri Paesi della regione di riscuotere "ragionevoli tariffe di servizio" per la sicurezza marittima e la protezione dell'ambiente, secondo una fonte regionale citata da Axios. Il modello sarebbe quello dello Stretto di Malacca, dove Malesia, Indonesia e Singapore fanno pagare singole prestazioni invece di un pedaggio di transito.
In alternativa quelle somme potrebbero confluire in un fondo comune amministrato con la partecipazione dell'Organizzazione Marittima Internazionale. Da parte sua, Muscat ha però smentito pubblicamente di sostenere l'introduzione di un pedaggio, distinguendolo dalle tariffe applicate a servizi effettivamente prestati. Restano inoltre divergenze sulla natura dei pagamenti: i funzionari iraniani li considerano obbligatori, mentre i diplomatici degli altri Paesi della regione li descrivono come volontari.
Oggi arriva Netanyahu alla Casa Bianca
Il tempo concesso alla diplomazia è però molto limitato. "Siamo impegnati in trattative molto profonde con l'Iran. Se non funzioneranno, torneremo a un'azione militare molto forte", ha avvertito Trump nella sua intervista ad Axios. Alla domanda su quanto fosse disposto ad aspettare, il presidente ha risposto: "Non molto. O si fa in fretta, oppure non se ne fa nulla".
Oggi Trump riceverà alla Casa Bianca il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo una fonte israeliana citata dal New York Post, Netanyahu dovrebbe presentare nuove informazioni di intelligence sul potenziamento degli impianti nucleari iraniani nel sito di Pickaxe Mountain e sulla reale disponibilità di Teheran a proseguire i negoziati. "Parlerò con Bibi del fatto che, se non fossi io il presidente, l'Iran avrebbe già l'arma nucleare e Israele sarebbe stato distrutto", ha anticipato Trump.
